“È una malattia diffusa, non ne faccia un caso personale. Ogni malattia è un caso personale “ Fabio Stassi - Ogni coincidenza ha un anima
Quando la medicina è nata – non si sa dove e non si sa quando – era come se le conoscenze mediche si fossero sviluppate su pianeti diversi e lontanissimi fra loro.
( nella foto in apertura il dott. Stefano Fais, ricercatore e scienziato oncologo di livello internazionale, già Direttore del Reparto Farmaci Anti Tumorali dell'Istituto Superiore di Sanità )
Certamente noi possiamo risalire alla nascita della medicina occidentale, dalla quale è derivata quella odierna, nel Medio Oriente (Siria, Persia, Mesopotamia) e quasi contemporaneamente nell’antica Grecia, alla scuola di Ippocrate. Quello che Ippocrate ha definito allora è stato poi tramandato per secoli.
Contemporaneamente ed anzi ancora prima, ad “anni luce” di distanza, si sviluppava la medicina cinese; i testi più antichi pare risalgano al 3500 a.C. e l’agopuntura pare risalire al 2700 a.C. Ma vi era anche la medicina indiana, databile anch’essa a un periodo compreso tra il 2500 e il 1500 a.C. Più o meno nella stessa epoca operava anche la medicina egizia.
Sappiamo poi che anche in Italia, per molto tempo, un grande contenitore di conoscenze mediche è stata l’Etruria, tanto che si parla di medicina etrusca, alla quale hanno ampiamente attinto i Romani, che hanno poi sviluppato una medicina implementata anche da quella greca. Probabilmente, gli Etruschi furono tra i primi a considerare il problema della salute legato all’igiene, all’alimentazione e all’acqua.
In quelle epoche, popoli lontani si curavano indipendentemente dalle conoscenze e dalle dottrine che si erano sviluppate a distanza di qualche migliaia di chilometri.
Qui, tuttavia, non vogliamo stimolare lo studio della storia della medicina, ma semmai promuovere un livello di consapevolezza su quello che è oggi la medicina in quanto tale.
Paradossalmente, a fronte di quanto appena riportato, oggi si parla di salute globale (global health), ma, istituzionalmente, con ciò si intende la salute delle popolazioni in un contesto globale, cioè lo studio, la ricerca e la pratica medica che mette al centro del proprio interesse il miglioramento della salute e il raggiungimento di un livello di equità nella salute di tutti gli esseri umani.
Quindi, senza confini nazionali e senza nessun impatto politico ed economico. In poche parole, la salute globale si occupa del miglioramento della salute in tutto il mondo, della riduzione della disparità nella accessibilità alle cure e non ultimo della protezione da ogni diseguaglianza in questo senso. Sia la World Health Organization (WHO) e sia l’UNICEF sono strettamente legate ad attività che si muovono in questa direzione.
Ho fatto questo discorso per creare un contesto che possa permettere al lettore di comprendere il paradosso sui cui ci stiamo muovendo oggi in medicina: si parla di salute globale e contemporaneamente esiste la medicina moderna, la medicina cinese (tradizionale e classica), la medicina omeopatica, la medicina ayurvedica, la fitoterapia, la naturopatia. Ognuna di queste discipline ha assunto un atteggiamento di radicalismo isolazionista.
La medicina moderna del mondo occidentale non riconosce nessun altro possibile approccio se non l’uso compulsivo di farmaci e l’aggressione diagnostica basata sulle nuove tecnologie allo scopo di fare diagnosi precoce di malattia o di recidiva di malattia.
Ma d’altra parte la medicina cinese, l’omeopatia, la naturopatia e la dietologia, sono sempre di più arroccate su posizioni oltranziste.
E quindi l’ulteriore paradosso è che le medicine si stanno di nuovo allontanando, come se fossero tornate nei loro mondi.
L’idea fondamentale da portare avanti è, invece, a mio avviso quella di ricondurre al centro della Medicina il singolo paziente; di generare l’idea che il medico di per sé debba essere estremamente colto ed assolutamente pronto ad applicare al singolo paziente quello che in quel momento maggiormente si adatta a esso/essa.
Il concetto di medicina integrata genera dal fatto che il nostro organismo è un sistema assolutamente complesso, e ancora lontano dall’essere conosciuto, ma sicuramente integrato. Un sistema che condiziona una “normalità” dinamica e non statica, che classicamente si definisce omeostasi. Ora si parla poi anche di allostasi, significando con ciò che il nostro organismo può avere momenti di malattia, ma che questi possono essere superati ritrovando l’equilibrio perso.
Bisogna cominciare a considerare che il concetto di guarigione non ha nulla a che fare con la medicina, che si occupa altresì di curare. Ragion per cui ogni essere umano può essere ottimamente curato, ma direi mai veramente guarito.
Nel considerare la possibilità di una conversione di tutti i saperi medici verso l'obiettivo comune della salute dell'essere umano (e del Pianeta, mi verrebbe da aggiungere) va riportata l'attenzione su un particolare importante di cui non c'è sufficiente consapevolezza. Questa peculiarità è appunto la complessità dell'essere umano, e in generale degli esseri viventi e del fenomeno esistenza, ricordata poco sopra.
Alcune antiche discipline filosofico-religiose ne hanno tenuto conto anche nella formulazione dei principi terapeutici delle proprie teorie mediche. Come sappiamo, specialmente in Oriente ma anche in Occidente, alcune visioni come la medicina tradizionale cinese, piuttosto che la medicina antroposofica, cercano di inquadrare il paziente nella sua totalità di corpo, mente e parte spirituale o animica/emozionale che dir si voglia, a seconda delle proprie credenze di tipo religioso.
La medicina convenzionale di tipo occidentale in questo senso ha fatto tabula rasa trasformando il malato in una malattia. Salvo che per alcune propensioni di una parte della psicosomatica e della psicologia, essa si è infatti concentrata quasi completamente sulle reazioni fisico-chimiche dell'organismo, omettendo o minimizzando cofattori importanti quali le condizioni relazionali, di realizzazione esistenziale e di benessere interiore del paziente.
La possibilità, o addirittura il dovere, di reintegrare questa visione apre a nuove integrazioni proficue tra saperi medici. Le scoperte della neurologia del resto vanno chiaramente in questa direzione. Se questo si potrebbe incardinare un percorso di avvicinamento da parte della medicina ufficiale verso una medicina integrata.
Da parte delle altre cosiddette medicine complementari ci dovrebbe essere, invece, un atteggiamento di sano realismo di fronte a determinate situazioni patologiche gravi che abbisognano di interventi d'urgenza e drastici, qualità in cui la medicina moderna eccelle.
Il tutto però all'interno della libertà di scelta terapeutica, che mai deve arrivare a ingiungere un trattamento sanitario obbligatorio a un paziente, dato che il diritto di inviolabilità dell'essere umano in teoria è un principio che da qualche secolo viene riconosciuto a vari livelli da molte organizzazioni statali e internazionali.
Un’ulteriore riflessione andrebbe fatta sulle similitudini che esistono fra il corpo umano e la natura in senso lato. Tra i dati più curiosi vi è la percentuale di acqua nel nostro Pianeta e nel nostro corpo che è grosso modo il 70 %.
Ciò che differenzia il corpo degli esseri viventi dalla Terra è che qui la quantità di acqua non potrà mai cambiare perché l’acqua ha un ciclo che è sempre lo stesso. Per gli esseri viventi è diverso: se l’acqua non la introduciamo dall’esterno siamo destinati a disidratarci e a morire.
Qualche giorno fa visitando Neorurale – una bellissima realtà agricola del pavese – ho realizzato che esistono numerosi dati quantitativi nella similitudine fra il funzionamento dell’essere umano e la natura. Neorurale è il risultato di un lavoro, direi sperimentale, in cui nel corso di vent’anni alcuni terreni al limite della desertificazione sono stati riportati alla biodiversità che avevano circa 1000 anni fa, semplicemente ricostituendo le condizioni naturali di ricambio che esistevano allora. Gli agronomi e altri esperti hanno dato al terreno gli strumenti e il tempo necessari per curarsi da solo e per tornare a essere fertile e produttivo, senza usare né pesticidi né qualsiasi approccio moderno alla coltivazione intensiva.
Mentre mi aggiravo per questa enorme e rigogliosa tenuta, che fra l’altro si è riempita di specie animali che non si vedevano da tempo, mi è venuto in mente che in realtà anche al nostro corpo si dovrebbero dare gli strumenti e il tempo per curarsi da solo. Mentre ahimè oggigiorno si vede tutt’altro.
Molto di recente è stato pubblicato un articolo sull’efficacia in vivo della papaia fermentata (FPP®) sulla crescita di un melanoma estremamente aggressivo (Logozzi et al 2019). L’efficacia nel controllare la crescita del tumore sottocutaneo è stata correlata alla presenza nel sangue dei topi trattati di sostanze ossidanti (Ros) e antiossidanti (SOD-1 e glutatione libero o free GSH).
In tutti i casi la FPP® veniva somministrata per bocca! I risultati hanno dimostrato che la FPP® aveva un chiaro effetto di inibizione della crescita tumorale che correlava con la riduzione dei livelli plasmatici di Ros e un consistente innalzamento dei livelli degli antiossidanti naturali (SOD e GSH).
Il limite di questo esperimento era che la somministrazione di FPP® era necessariamente giornaliera e che i topi erano forzati ad aprire la bocca dagli operatori. Questo ha comportato che dopo circa 3 settimane l’effetto benefico della FPP® veniva annullato dallo stress che subivano i topi a causa della somministrazione orale sia per gavage (sonda gastrica) che sublinguale; rito al quale non si potevano sottrarre.
Mentre negli esseri umani l’assunzione di FPP® è del tutto volontaria e per nulla invasiva. Questo fatto ci conferma che la connessione fra la mente e il corpo è talmente preponderante che anche in presenza di un chiaro effetto antitumorale tramite una sostanza che di per sé non ha alcun effetto tossico, lo stress annullava l’effetto benefico.
Al di là del fatto che questo lavoro si spera contribuisca all’integrazione delle terapie tumorali con trattamenti fortemente anti-ossidanti, è l’evidenza scientifica della complessità della malattia di fronte al medico.
Altri esempi importanti sono l’efficacia delle terapie anti-acide e alcalinizzanti nei confronti dei tumori (Spugnini et al 2017; Azzarito et al 2016 ) ma anche la ben conosciuta efficacia delle alte dosi di acido ascorbico (Vitamina C) nel trattamento dei tumori (Mastrangelo D. et al 2018): non dimentichiamoci che alla base di queste più recenti evidenze ci sono scoperte che hanno meritato il premio Nobel (O.H. Warburg, 1931 e Linus Pauling, 1954).
Questo approccio alla ricerca così disallineato rispetto a quello della parte dei ricercatori, ha portato a formulare un’ipotesi straordinaria, che da veramente grande sostanza all’idea di una medicina sempre più integrata.
Secondo questa teoria, chiamata “microevoluzionistica”, sarebbe l’ambiente tumorale a selezionare cellule che hanno caratteristiche che le rendono adatte a vivere in un ambiente nel quale le cellule normali muoiono.
Cioè, come ebbe a dire Darwin parlando della natura, è sempre il più adatto a essere selezionato e a sopravvivere a specie apparentemente più forti o più evolute.
Questo succede nel nostro corpo come in natura (Gillies RJ et al 2018). Basta citare il fatto che le cellule tumorali somigliano alle amebe nella loro capacità di cannibalizzare altre cellule per cibarsi (Fais S, Overholtzer M 2018)
Ciò a significare che nell’epoca in cui si parla di Big Data e Medicina automatizzata, sarebbe invece il caso di fare un passo indietro e reindirizzare i medici a un mestiere nel quale ogni singolo essere umano venga preso in considerazione indipendentemente dalla malattia dal quale è affetto, indipendentemente dal sesso e indipendentemente dall’età.
Credo che per molti sia banale citare la nuova disciplina che si chiama PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI) che esiste dal 1980, quando fu dimostrato che i linfociti erano in grado di produrre e secernere l’ormone della tiroide, e da lì molti passi avanti si sono fatti.
Ma credo sia evidente per tutti che dire PNEI è come dire corpo umano. E credo proprio che sia dal concetto che il nostro corpo è un sistema complesso e fortemente integrato che si debba oggi ripartire.
Proprio di recente sono state evidenziate analogie importanti fra malattie maggiori quali il Diabete e il Cancro (Gillies et al 2019), dando un importante motivo di riflessione sul fatto che probabilmente le malattie croniche hanno molte più analogie che differenze nella loro patogenesi.
Bibliografia
Logozzi M, Mizzoni D, Di Raimo R, Macchia D, Spada M, Fais S. Oral Administration of Fermented Papaya (FPP®) Controls the Growth of a Murine Melanoma through the In Vivo Induction of a Natural Antioxidant Response. Cancers (Basel). 2019 Jan 20;11(1). pii: E118. doi: 10.3390/cancers11010118.
Spugnini E, Fais S. Proton pump inhibition and cancer therapeutics: A specific tumor targeting or it is a phenomenon secondary to a systemic buffering? Semin Cancer Biol. 2017 Apr; 43:111-118.
Azzarito T, Lugini L, Spugnini EP, Canese R, Gugliotta A, Fidanza S, Fais S. Effect of Modified Alkaline Supplementation on Syngenic Melanoma Growth in CB57/BL Mice. PLoS One. 2016 Jul 22;11(7):e0159763. doi: 10.1371/journal.pone.0159763. eCollection 2016
Mastrangelo D, Pelosi E, Castelli G, Lo-Coco F, Testa U. Mechanisms of anti-cancer effects of ascorbate: Cytotoxic activity and epigenetic modulation. Blood Cells Mol Dis. 2018 Mar;69:57-64.
Gillies RJ, Brown JS, Anderson ARA, Gatenby RA. Eco-evolutionary causes and consequences of temporal changes in intratumoural blood flow. Nat Rev Cancer. 2018 Sep;18(9):576-585.
Fais S, Overholtzer M. Cell-in-cell phenomena in cancer. Nat Rev Cancer. 2018 Dec;18(12):758-766.
Gillies RJ, Pilot C, Marunaka Y, Fais S. Targeting acidity in cancer and diabetes. Biochim Biophys Acta Rev Cancer. 2019 Jan 29. pii: S0304-419X(19)30005-8. doi: 10.1016/j.bbcan.2019.01.003.
Mazzocca A, Ferraro G, Misciagna G, Fais S. Moving the systemic evolutionary approach to cancer forward: Therapeutic implications. Med Hypotheses. 2018 Dec;121:80-87
Mazzocca A, Fais S. New hypotheses for cancer generation and progression. Med Hypotheses. 2021 Jul;152:110614. doi: 10.1016/j.mehy.2021.110614. Epub 2021 May 26. PMID: 34087614.
LIBRI
Il Metodo Antiacido per la prevenzione e la cura delle malattie. S Fais R Palmisano. Ed Sapio/Macroedizioni
La Terapia Antiacida per la Cura dei Tumori. S Fais. Ed Macroedizioni
La Medicina del Futuro. S Fais. Ed Macroedizioni
CHI E' IL DOTT. STEFANO FAIS ( CV )
Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1981, Specializzato in Gastroenterologia e Patologia Generale, Dottore in Ricerca in Scienze Gastroenterologiche, con un Post-Dottorato in Virologia.
Dal momento della Laurea per circa 15 anni ha condiviso l’attività di medico con l’attività di ricerca, in particolare nel campo della immunologia delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino e della immunità della mucosa intestinale.
Nel 1994 decide di dedicarsi completamente alla ricerca ma senza mai abbandonare completamente la sua attività di medico.
Dal 1994 ad oggi la sua attività di ricerca ha riguardato (1) Ruolo dell’interferon nelle malattie intestinali e meccanismi alla base della formazione di granulomi; (2) studio di aspetti della infezione da HIV-1 relativi alla interazione virus-cellula ospite; (3) messa a punto di modelli in vivo per lo studio della infezione da HIV-1; (4) studio dei meccanismi di immunità anti-tumorale in vitro ed in vivo; (5) studio di meccanismi di morte cellulare legati alla interazione fra citoscheletro e membrana; (6) studio dei meccanismi alla base della acidificazione dell’ambiente tumorale; (7) uso degli inibitori di pompa protonica nella terapia dei tumori; (8) studio dei meccanismi alla base del cannibalismo tumorale e sua importanza nella progressione dei tumori; (9) studio di nano vescicole rilasciate da cellule chiamate exosomi; (10) messa a punto di tecniche di caratterizzazione e quantificazione degli exosomi in liquidi corporei allo scopo di ideare nuovi approcci di screening e diagnostici per i tumori umani; (11) identificazione di nuove proteine legate ai tumori da poter utilizzare come bersagli di terapie anti-tumorali future.
E’ stato Direttore del Reparto Farmaci Anti-Tumorali dell’Istituto Superiore di Sanità, e Dirigente di Ricerca presso il Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare dello stesso ISS.
Attualmente in pensione. E’ stato: nel 2009 e 2010 Delegato Nazionale allo IARC (International Agency for Research on Cancer) di Lione; Fondatore e Presidente della International Society for Proton Dynamics in Cancer dal 2010 al 2014; dal 2011 al 2013 Visiting Professor Kyoto Prefectural University of Medicine, Kyoto, Japan; coordinatore di numerosi progetti di Ricerca al livello nazionale ed internazionale, leader di un working group nell’ambito di un progetto di ricerca europeo sulle vescicole extracellulari.
Dal 2017 al 2021 Presidente della Associazione Italiana di Medicina Funzionale, AIMF. Attualmente Direttore Scientifico di ExoLabItalia. Autore di più di 260 fra lavori scientifici, monografie e libri, la maggior parte consultabili su internet.
Autore di 3 libri sulla salute pubblicati da MacroEdizioni. Inventore di numerosi brevetti.
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