Lo Spallanzani ha avviato il primo Programma Formativo Regionale per Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC).
( nella foto in apertura l'Istituto Spallanzani - Roma )
“Si tratta della prima edizione pilota, rivolta a 120 operatori del SSR individuati dalle Aziende sanitarie Locali”, ha scritto l’Istituto nazionale Malattie infettive.
Però questa figura assistenziale non è certo nuova: è nata nell’annus horribilis 2020.
Allora l’annunciarono come l’“infermiere di famiglia o comunità” (Ifoc), “pensato per incrementare la presa in carico e la gestione dei bisogni di continuità assistenziale e di aderenza terapeutica, in particolare per i soggetti fragili o affetti da più cronicità”.
Sei anni fa lo standard regionale previsto era pari ad un infermiere di famiglia ogni 3.000 abitanti per garantire la copertura territoriale.
Quindi, per i 5 milioni e 718 mila residenti del Lazio, ne servirebbero quasi duemila: 1.905 per l’esattezza.
Però l’obiettivo è ancora lontano, almeno stando alla situazione dell’Asl più grande del Lazio, la Roma 2, che per il suo milione e 200 mila residenti dovrebbe avere, secondo gli standard regionali, la presenza di 400 infermieri di famiglia.
Invece “nel piano assunzionale- come ha scritto 2 anni fa l’azienda nel suo progetto- si prevede che sarà possibile andare a regime nel 2027 laddove i piani assunzionali permetteranno tale reclutamento”.
LAZIO 4°ULTIMA REGIONE
Nell’attesa, però, è aumentato anche il fabbisogno infermieristico, considerato che fino al prossimo giugno il Lazio le nuove 131 Case di Comunità, finanziate dal Pnrr per complessivi 263 milioni di euro insieme a 35 Ospedali di Comunità.
E queste nuove 166 strutture, che saranno a gestione infermieristica, avranno bisogno soprattutto di divise blu.
A fronte di una carenza che si trascina da anni: il Lazio risulta la quart’ultima Regione nella graduatoria relativa rapporto fra numero di infermieri e abitanti.
Ne risultano soltanto 3,95 ogni mille residenti nel Lazio contro la media italiana di 4,64.
Sono queste le cifre ufficiali dell’ultimo Rapporto stilato dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) sul personale dipendente del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) risultante alla fine del 2023.
Nel Lazio anche la Fondazione Gimbe ha quantificato che “la Regione è sotto la media nazionale insieme ad altre 6”.
Anche perché, fino al concorsone indetto 3 anni fa per 271 posti, la Regione contava “una carenza di circa 5mila infermieri, che a Roma e provincia hanno l’età media tra le più alte d’Italia (46.48 anni)”, come ha calcolato nel 2023 lo stesso Ordine.
Mentre nei precedenti 8 anni, anche per colpa del blocco del turn-over imposto dal commissariamento della Sanità laziale, la Regione ha perduto ben 1.485 infermieri secondo la stima di Salutequità.
La quale, per rendere l’idea, lo scorso anno ha indicato un dato eloquente: “il Lazio è la seconda Regione con la quota più elevata di straordinari: 1.736 euro mensili”.
Le assunzioni nuove e le stabilizzazioni degli ultimi 2 anni hanno rimpolpato parte degli organici laziali, che però fino al 2023 contavano meno infermieri rispetto a 4 Regioni più piccole: solo 20.797 nel Lazio a fronte dei 27.631 dell’Emilia Romagna, dei 25.715 in Veneto, dei 22.720 in Toscana e dei 22.408 in Piemonte.
Fonte: refert.substack.com
