Non vi è più alcun dubbio che la linea politica di Matteo Salvini nelle regioni del settentrione, dove nacque la Lega Nord, inizia a non essere più tollerata dai militanti leghisti.
E' vero che la Lega è un partito padronale e chi critica il capo viene espulso e che nel partito non esiste alcun concetto di democrazia interna ma sembra che qualcuno inizi a prendere coraggio e, rischiando l'espulsione, inizi a fare proposte che certamente non saranno gradite al padre - padrone della Lega, Matteo Salvini, oramai dal 7 dicembre 2013, cioè ben 12 anni, da quando aveva 40 anni, alla guida della Lega.
Rieletto segretario nazionale nell'ultimo congresso tenuto nel mese di aprile dell'anno in corso dove era l'unico candidato e lo sarà sino al 2029.
Ma è anche vero che l'insofferenza celata dalla mancanza di coraggio è, soprattutto nelle Regioni del Nord, giunta ad altissimi livelli.
Ma la Lega è un partito di potere fortemente sovradimensionato rispetto all'8 - 9% dei consensi e nessuno dei consiglieri comunali, sindaci, consiglieri regionali, deputati, senatori e tanti altri inseriti in vari enti e posti di sottogoverno non vogliono perdere la loro ambitissima e amatissima poltrona.
Solo i militanti, quelli che vi hanno sempre creduto e che dal partito non hanno mai avuto nulla, possono avviare un momento di riflessione e di protesta nei confronti di una segreteria oramai divenuta una vera e propria dittatura.
Se sei salvinaino di ferro hai possibilità di vivere nel partito, altrimenti sei fuori.
Ma alcuni militanti di Brescia e Bergamo hanno ritrovato il coraggio che alcune volte in politica è necessario e hanno avviato una raccolta di firme per chiedere al Segretario Matteo Salvini di nominare Luca Zaia quale referente del partito delle regioni del Nord.
Ciò implicherebbe la creazione di un coordinamento della Lega delle Regioni del Nord che non esiste e che Matteo Salvini non ha mai voluto.
E' ovvio che si tratta di una provocazione politica. Qualsiasi militante della Lega dalle Alpi alla Sicilia è perfettamente consapevole che a decidere è solo Salvini e nessun altro e che ogni proposta che non sia la sua o sia di suo gradimento nel partito non ha alcun senso di esistere.
E' ovvio che i militanti che si sono cimentati in questa pretesa saranno espulsi.
Ma il segretario cittadino della Lega di Brescia, Michele Maggi, probabilmente ben consapevole di rischiare l'espulsione, ha dichiarato che l'iniziativa è "una proposta costruttiva, in linea con quanto già avviene in altre aree della Lega".
Per Michele Maggi il fantastico risultato elettorale della Liga Veneta trainata dalle oltre 200.000 preferenze di Luca Zaia conferma che "Autonomia e questione settentrionale restano temi centrali per la nostra comunità politica".
Del resto i coordinamenti per il Centro Italia e per il Sud già esistono.
Sembra che anche i militanti di Bergamo abbiano dimostrato interesse per la proposta lanciata dal segretario cittadino di Brescia.
Sarà interessante osservare se tale proposta raccoglierà il consenso dei militanti di tutte le province delle Regioni del Nord e se tale proposta si trasformerà in una vera protesta nei confronti della linea politica imposta da Matteo Salvini negli ultimi anni.
Chissà, potrebbe essere l'inizio del declino di una leadership assoluta che dura oramai da 12 anni che in politica sono una enormità.
Un partito da un uomo solo al comando. In altri tempi sarebbe stato impossibile e impensabile.
Ma oggi la politica è ridotta oramai al lumicino e tutto è oramai possibile.
Lo dimostra anche il fatto che oramai meno della metà degli elettori si reca alle urne.
E non si può certo biasimarli se le leadership sono queste e finanche inamovibili.
Redazione
