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I vecchi 51 padiglioni finiranno in un monoblocco: 145 anni dopo il vecchio Umberto I, nel 2033 dovrebbe così nascere l’Umberto “II”.

( nella foto in apertura lo storico Policlinico Universitario Umberto I° di Roma )

L’Università La Sapienza e la Regione Lazio hanno presentato la “Proposta di ampliamento e rigenerazione architettonica e urbana” del policlinico nato nel lontano 1888.

“Nelle prossime settimane partirà la gara per la progettazione”, ha annunciato il presidente della Regione, Francesco Rocca, che già nei mesi scorsi aveva assicurato la pubblicazione del bando “entro il 2025”.

Però, nelle 23 pagine della proposta, stilate dal “Team Sapienza”, non compare nessun cenno ad una struttura che già da 6 anni è incredibilmente assente all’Umberto I: l’eliporto.

Dal 2020, infatti, il policlinico non può più usare l’elisuperficie dell’attigua caserma Macao-Castro Pretorio a causa del mancato rinnovo della convenzione con l’esercito.

Tutti giù per terra, insomma, nonostante la Macao-Castro Pretorio sia tuttora indicata fra le “32 elisuperfici attive nel Lazio” nella Tabella delle “Centrali Operative (CO) 118 e rete territoriale di soccorso” della rete ospedaliera 2024-2026.

Nel cui elenco figura, infatti, anche “Roma c/o Policlinico Umberto I in h24 (c/o Caserma Castro Pretorio)”, così si legge nella Deliberazione di Giunta n. 869 del 07/12/2023.


Elisuperficie Caserma Macao - Castro Pretorio

DA 6 ANNI A 5 KM DI DISTANZA 

Invece, come ha scritto l’azienda regionale per l’emergenza sanitaria, “Ares 118 non atterra più sulla elisuperficie della caserma Macao da gennaio 2020.

L’Esercito, all’epoca, non ha voluto rinnovare la convenzione che aveva con noi per l’uso della elisuperficie.

Se dobbiamo andare a Umberto I, atterriamo al Pertini e trasportiamo il paziente in ambulanza in continuità di soccorso”.

Da 6 anni, dunque, l’Ares 118 è costretta a coprire la distanza tra il Pertini e il policlinico per circa 5 km, con un tempo di percorrenza in ambulanza di circa 15 minuti (a seconda del traffico nel caotico quadrante-Est romano), che rischia di annullare i vantaggi relativi alle tempistiche assicurati dall’elisoccorso nel Dea di II livello del policlinico.

Nelle 23 pagine della proposta sono indicati “la realizzazione di un parcheggio interrato e l’organizzazione di spazi per la sosta e per la percorrenza pedonale (con la pedonalizzazione del viale del Policlinico)”, ma non lo spazio per l’atterraggio delle eliambulanze.

Nella speranza che l’eliporto “decolli” almeno nella prossima gara per la progettazione, ecco cosa indica la proposta presentata l’8 gennaio per la riconversione di alcuni dei 51 padiglioni, distribuiti su 280.000 mq, del policlinico più antico d’Italia.



LA PROPOSTA DI RIGENERAZIONE 

“La proposta di rigenerazione architettonica e urbana prevede la demolizione e ricostruzione di alcuni edifici.

Questi interventi porteranno alla riorganizzazione completa del fronte su viale dell’Università dove il nuovo ed il preesistente formano un monoblocco articolato.

All’interno del monoblocco saranno collocate tutte le degenze organizzate in camere a due posti letto con servizi igienici (tranne la pediatria che sarà organizzata in modo da costituire un polo ad hoc), tutti i servizi di diagnosi e terapia (dal pronto soccorso, al blocco operatorio, alla diagnostica per immagini, agli altri servizi diagnostico-terapeutici) oltre ad alcuni servizi generali tra cui un nuovo sistema dell’accoglienza.

Gli attuali padiglioni storici, che non saranno più destinati ad attività sanitarie, accoglieranno aule studio, residenze per studenti, punti ristoro, spazi per il benessere/fitness e alloggi dedicati ai visiting professor, nell’ottica di un vero e proprio campus universitario integrato.

I padiglioni ospiteranno anche attività dipartimentali, amministrative, logistiche, oltre a funzioni assistenziali di valenza territoriale”.



UN MILIARDO DI EURO 

La costruzione del nuovo Policlinico Umberto I “sarà realizzata grazie alle risorse messe a disposizione dall’Inail nell’ambito degli “interventi urgenti di elevata utilità sociale nel campo dell’edilizia sanitaria”, per un importo complessivo di 1 miliardo di euro”.

Dal punto di vista architettonico, invece, gli interventi sugli edifici riguarderanno: “la demolizione e ricostruzione degli edifici di Otorinolaringoiatria, Urologia, il complesso di Malattie Infettive (salvaguardando l’aula «Giuseppe Giunchi» di Malattie Infettive) e la Cappellania limitrofa alla ex Lavanderia.

La demolizione dei locali accessori (cabine di trasformazione, scale, magazzini, etc.) che rappresentano, di fatto, delle superfetazioni; la riqualificazione e la riconversione degli edifici della Clinica Dermosifilopatica e dell’ex Lavanderia; la riorganizzazione del fronte edificato su via dell’Università con una maggiore omogeneità di forme, colori e materiali”.



“IL POLICLINICO STA MORENDO”

Ma non tutti sono d’accordo sulla proposta presentata: “si programma, a medio-lungo termine, la rinascita di un ospedale grande (non più un grande ospedale!), che nel frattempo sta morendo”, denunciano Giuseppe Polinari del sindacato FGU GILDA UNAMS Dip. Università e il professor Alessandro Pierucci del sindacato SNALS-CONFSAL Docenti Università.

Secondo i 2 sindacati, infatti, si tratta di “un cronoprogramma lungo, che non salverà il Policlinico, ma suona come una formula di salvezza per chi oggi preferisce non assumersi responsabilità.

Nel 2033, infatti, una sola cosa è certa: nessuno degli attuali protagonisti - né il governatore Rocca, né la rettrice Polimeni, nè il dg D’Alba - sarà ancora in carica”.

Mentre, nell’attesa del nuovo policlinico, “i pazienti continueranno a entrare in reparti umidi, le barelle resteranno nei corridoi e le cliniche universitarie finiranno di erodere quel prestigio che, d’inizio Novecento, faceva dell’Umberto I° il più illustre Policlinico universitario d’Europa"- concludono i 2 sindacalisti, che lanciano le seguenti domande finali: “Possibile che la magistratura contabile - così attenta a censire sprechi effettivi - non sollevi la questione dello spreco potenziale?

Di quei 220 milioni congelati dal 2015, mai impegnati, oggi erosi dall’inflazione e dall’aumento dei costi edilizi?

Possibile che nessuno quantifichi la “svalutazione materiale e morale” di una mancata spesa pubblica che priva di sicurezza pazienti, medici, studenti, cittadini?”.

Fonte: refert.substack.com

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