Ormai, più che “soccorso”, è un Pronto “Stazionamento”. Nei Ps del Lazio, infatti, oggi il 7 gennaio si è toccata una nuova cifra-record sin dalle ore 9: “1.072 pazienti in attesa di ricovero o trasferimento” su 2.335 persone presenti, pari al 46%: quasi uno su due, quindi, in fila per avere un posto letto nei reparti.
Ma ci sono file di pazienti a doppia cifra anche per quelli “in attesa di trattamento”: 23 al Casilino, 18 all’Umberto I e 15 al Ptv sul mesto podio. Mentre i Ps più impegnati per i “pazienti in trattamento” sin dalle prime ore del mattino sono invece il Gemelli, con 41 persone in cura dopo il triage, 34 all’Umberto I e 32 al Ptv.
45 AMBULANZE FERME DAVANTI AI PS
I Ps più sovraffollati sono risultati il Gemelli, con 92 pazienti stazionati nelle astanterie su un totale di 144 presenti. Seguono il San Camillo (69 su 98), l’Umberto I (65 su 122), il San Giovanni (64 su 93), il Casilino (64 su 104), il Sant’Eugenio (62 su 77), l’Umberto I (61 su 129), il Pertini (53 su 86), il Noc (49 su 72), Latina (48 su 103) e Tor Vergata (48 su 108).
Ma questa situazione va avanti da molti giorni: già da lunedì scorso, infatti, “nei principali ospedali della Capitale si sono registrati livelli di congestione senza nessun precedente- hanno denunciato Paolo Terrasi e Claudio Benedetti, segretari generali della FP CGIL e della UIL-FPL di Roma e Lazio- Pronto soccorso saturi e depotenziati dalla mancanza di personale, pazienti costretti ad attendere per ore e 45 autoambulanze ferme con i pazienti sulle barelle a causa della cronica mancanza di posti letto disponibili. Così che decine e decine di persone non hanno potuto ricevere assistenza sanitaria nelle loro abitazioni nel momento del bisogno, con interventi differiti di molte ore”.
-4 MILA POSTI LETTO IN 10 ANNI
Per Cgil e Uil questo “collasso” è dovuto “all’effetto di anni di tagli, riduzioni e mancanza di investimenti.
I dati del Nuovo Sistema di Informazione Sanitario (non dei sindacati) lo testimoniano.
Dal 2013 al 2022, solo nel Lazio, sono stati eliminati più di quattromila posti letto: una riduzione complessiva del venti per cento (20%).
L’equivalente di nove ospedali come il Sandro Pertini di Roma chiusi in nove anni.
Mentre il dramma è in corso, la Regione ha dichiarato l’attivazione di nuovi posti letto, ma non è dato sapere dove, con quali risorse e soprattutto con quale personale.
Semplice e becera propaganda sulla pelle di chi soffre e di chi lavora quotidianamente, con orari massacranti e con un carico disumano”, concludono Terrasi e Benedetti, che chiedono un “piano straordinario di incremento dei posti letto per riaprire quelli tagliati e reinternalizzare quelli del privato; assunzioni di personale sanitario, tecnico e di supporto per garantire adeguate condizioni di lavoro e un servizio efficiente ed efficace per tutte e tutti.
È improrogabile una pianificazione di reparti ad hoc per far fronte ai picchi influenzali, con la duplice funzione di salvaguardare i più fragili e anziani e non congestionare i Pronto soccorsi, come è essenziale un monitoraggio rigoroso delle dimissioni ospedaliere e conseguenziali riorganizzazioni che non gravino (ancora di più) su chi lavora”.
ACCESSI AUMENTATI NEL 2025
Secondo i dati della Regione “nel periodo gennaio-novembre 2025 gli accessi registrati nel Lazio sono stati 1.663.676; mentre nello stesso periodo del 2024 sono stati 1.620.822. Nel 2025, quindi, circa 43mila in più”, di cui 36mila nella sola capitale.
I Ps romani hanno registrato “1.263.527 accessi mentre nello stesso periodo del 2024 sono stati 1.227.552”.
Lo scorso anno sono cresciuti anche “gli interventi del 118 nel Lazio: sono stati 636.822, circa 40mila in più rispetto ai 597260 interventi del 2024”.
Nel novembre scorso la Regione, nel corso degli Stati generali della sanità laziale, ha così quantificato le cifre sugli accessi ai Pronto soccorso: “mostrano un quadro in evoluzione: a fronte di un aumento degli accessi, si sono ridotti i tempi medi di attesa, passando da 7 a 5 ore e mezza per le dimissioni, e da oltre 19 ore a poco più di 15 ore per il ricovero.
La riduzione dei tempi di attesa ha inoltre permesso di dimezzare il fenomeno del blocco ambulanze”.
Però l’Ares 118 il 30 dicembre ha dovuto disporre la “implementazione temporanea dei mezzi di soccorso” in tutto il Lazio dopo il “significativo incremento degli accessi ai pronto soccorso correlato al picco influenzale stagionale”.
Un incremento che ha determinato “criticità operative connesse al prolungato stazionamento dei mezzi di soccorso presso i pronto soccorso” ha scritto l’Ares. E questa “ridotta disponibilità dei mezzi di soccorso comporta un rischio di compromissione dei livelli essenziali di assistenza e dei tempi di risposta del sistema di emergenza-urgenza territoriale” con l’Azienda che “registra al momento una carenza di personale infermieristico e tecnico impattante sulle attività istituzionali”.
Per questi motivi “si rende necessario assicurare la continuità e l’efficienza del servizio di soccorso sanitario sul territorio” con il ricorso “a prestazioni aggiuntive del personale sanitario e tecnico per fronteggiare la situazione emergenziale”.
Per “mitigare gli effetti del blocco delle ambulanze presso i pronto soccorso”.
Per l’Ares 118 è “possibile implementare n. 6 equipaggi aggiuntivi mediante prestazioni aggiuntive limitatamente ai giorni prefestivi, festivi e il giorno successivo ai festivi, nel periodo che va fino al 28 febbraio 2026”.
Fonte: refert.substack.com
