L’hanno chiamata come il re dei sorcini, Zero, ma rischia di diventare proprio come una delle sue canzoni: un “Carrozzone”.
( nella foto in apertura la sede della Regione Lazio )
Perché, come canta Renato Zero, “Il carrozzone va avanti da sé, con le regine, i suoi fanti, i suoi re”… Anche la “Azienda Regionale Sanitaria Lazio.0” ci ha messo ben 50 mesi di gestazione soltanto per nascere: l’Approvazione dell’Atto di autonomia aziendale, infatti, è stata pubblicata il 2 gennaio, ma la legge risale al novembre 2021 (mentre la proposta è stata avanzata alla Pisana addirittura nel lontano febbraio 2019…).
Eppure ben 7 anni fa l’Azienda 0 era stata presentata per “ottimizzare i livelli di efficacia ed efficienza organizzativa del servizio sanitario regionale attraverso forme di integrazione funzionale di servizi tecnici e operativi”. De Gaulle avrebbe esclamato “Vaste programme..!”.
2 ANNI DOPO LA BACCHETTATA DELLA CORTE DEI CONTI
Un programma talmente vasto che già 2 anni fa la Corte dei Conti ha bacchettato la Regione sulla mancata attivazione dell’azienda.
Indicata, peraltro, anche nel Piano di Rientro ministeriale: “Nonostante l’approvazione della Legge regionale, l’Azienda Lazio 0 non ancora risulta operativa”, hanno scritto i magistrati contabili nel “Giudizio di parificazione sul Rendiconto generale” del gennaio 2023.
E dire che, dopo l’approvazione della legge istitutiva, il 10 novembre 2021, l’allora presidente della Regione, Nicola Zingaretti, aveva indicato un “Obiettivo-risparmi di 40 milioni annui”.
Continuamente rinviati malgrado sia la stessa legge, all’articolo 12, a dettare tempi serrati che, però, non risultano essere stati rispettati: “La Giunta regionale, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, definisce, con deliberazione, previo parere della commissione consiliare competente, il cronoprogramma per l’avvio delle attività e delle funzioni dell’Azienda Lazio.0 e individua gli immobili” per la sede.
Invece questa sorta di “paziente zero” della sanità laziale è tuttora fantasma: “a fronte dell’attuale assenza di organico dell’Azienda Regionale Sanitaria Lazio.0” si legge ancora sul Burl in questo inizio 2026.
Anche se “Il Messaggero” ora l’ha addirittura annunciata come se fosse una novità: “Regione Lazio, nasce una “super Asl”: cosa cambia per la sanità e i cittadini. Gestirà costi e servizi”.
In realtà si tratta di un’inadempienza di 2 Giunte di opposto colore politico, che arriva adesso con 5 anni di ritardo.
E poi, più che “0”, si tratta in realtà della 19esima azienda sanitaria laziale.
E’, infatti, una sorta di holding a cui faranno riferimento le altre 10 Asl e le 8 aziende ospedaliere.
E’ nata per “semplificare ed efficientare la catena di comando”, invece paradossalmente aggiungerà un nuovo, ennesimo, anello tra le 18 aziende e l’assessorato regionale alla Sanità…
MEZZO MILIONE SOLO PER I VERTICI
Finendo così per allungare questa catena di comando, con la conseguente aggiunta di un altro trio di vertice aziendale: un nuovo direttore generale (154 mila € l’anno), uno sanitario ed uno amministrativo (123.949 ciascuno).
Una triade che, insieme al Collegio sindacale (49.579) e all’Oiv (24.015), comporterà un costo annuale complessivo di 476 mila euro solo per i dirigenti.
Anche se, per ora, c’è solo un commissario straordinario, Paola Longo, già direttrice amministrativa dell’Ares 118.
“ASL COMMISSARIATE”
Ma il principale sindacato dei medici di famiglia, Fimmg, boccia la nuova-vecchia riforma: “Si tratta di un commissariamento di fatto delle Asl, che restano formalmente autonome ma vengono sottoposte a un livello di supervisione e indirizzo senza precedenti nella storia recente della sanità laziale- scrive la Federazione dei medici di medicina generale del Lazio- Il modello scelto è chiaro: centralizzare per governare, togliendo alle singole Asl una parte rilevante della loro autonomia gestionale.
Una scelta che risponde a una logica aziendalistica e verticistica, avviata già dalla precedente amministrazione regionale e oggi portata a compimento.
Cambiano i governi, ma il modello resta: meno autonomia territoriale, più controllo centrale. La vera domanda, ora, non è chi l’abbia voluta, ma quali effetti produrrà: maggiore efficienza o ulteriore burocratizzazione?
Migliori servizi o un sistema sanitario sempre più distante dai territori? La risposta arriverà dai fatti, ma una cosa è certa: le Asl del Lazio non sono più davvero libere di decidere da sole”.
Fonte: refert.substack.com
