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Passerà da 22.302 a 21.674 posti, con una riduzione equivalente a un ospedale grande come il S.Eugenio. Malgrado il “trasferimento per mancanza di posto letto” sia arrivato a “34.748 ricoveri” annuali

 

Il tavolo ministeriale ha richiamato la Regione Lazio perché ha sforato il tetto del numero dei posti letto.

E così il Lazio deve tagliare 346 letti (che sono equivalenti alla scomparsa di un ospedale grande come il Sant’Eugenio, con i suoi attuali 343 posti).

E’ quanto riportato nella nuova “Rete Ospedaliera 2026-28” pubblicata sul Bollettino ufficiale.

La Regione ha fatto sapere che ridurrà 130 posti letto diurni di day-hospital e 216 posti letto programmati come fabbisogno aggiuntivo, ossia quelli che erano in via di assegnazione alle strutture private.

IL TETTO SFORATO 

Il tavolo di monitoraggio ministeriale ha infatti chiesto al Lazio “che non sfori il tetto di posti letto previsto dal DM n. 70/2015”, ossia il decreto che 11 fa ha riordinato la rete ospedaliera italiana.

E per la Regione, dunque, si è “reso necessario procedere all’individuazione dei 346 posti letto da ridurre rispetto a quanto programmato nella DGR n. 869/2023, sulla base del fabbisogno assistenziale ospedaliero.

Tale riduzione corrisponde alla differenza tra i 22.302 posti letto programmati e lo standard previsto dal DM n. 70/2015, pari a 21.674”.

Un taglio imposto dagli standard ministeriali, quindi, in una Regione che però ha ancora troppi reparti carenti di letti.

Nel 2024, infatti, è stato necessario nel Lazio il “trasferimento per mancanza di posto letto del 2%” tra gli accessi in Pronto Soccorso, con i conseguenti “34.748 ricoveri in una struttura diversa da quella di accesso”, ha quantificato la stessa Regione, aggiungendo che “il tempo di permanenza per i pazienti che necessitavano di ricovero è stato di 640 minuti come valore mediano e di 1.520 minuti come valore medio”.

I LETTI “ATTIVI” MA FANTASMA

La Regione ha anche scritto che “il numero di posti letto a dicembre 2025 risulta inferiore rispetto a quello rilevato a gennaio 2023 in quanto, a seguito di approfondimenti, è emerso che diverse strutture riportavano come “attivi” i posti letto previsti dalla programmazione, generando dei bassi tassi di occupazione.

A seguito di tali approfondimenti, è stato richiesto a tutte le strutture di inserire in NSIS i posti letto realmente attivi e/o accreditati, su cui viene effettuato un monitoraggio periodico”.

I POSTI CHIRURGICI

La Regione ha scritto anche che servono più letti chirurgici per limitare la fuga dei pazienti nelle altre Regioni: “Il recupero della mobilità sanitaria extra-regionale rappresenta uno degli obiettivi organizzativi della presente programmazione.

In particolare, per gli interventi di protesica ortopedica, ogni Azienda è chiamata a predisporre un progetto che individui una sede preferenziale in grado di concentrare tale attività, garantendone un utilizzo trasversale da parte dei professionisti”.

2 LETTI PER MILLE

Ma la situazione attuale ha portato il Policlinico Tor Vergata a chiedere, lo scorso anno, l’assegnazione di più posti letto nel quadrante più popoloso di Roma, dove è disponibile circa la metà dei letti rispetto agli standard previsti: “Al PTV sono stati riconosciuti, con DCA N.257/2017, n. 575 posti letto complessivi tra ordinari e Day hospital, che, peraltro, non appaiono sufficienti, nel quadrante di riferimento ove è collocato, per soddisfare il rapporto di 3,7 posti letto per mille abitanti previsti dallo standard nazionale.

Nel territorio circostante il PTV, infatti, risiedono circa 850.000 abitanti e l’insieme dei posti letto presenti nelle altre strutture di ricovero non raggiunge i 1.500, con un rapporto pertanto inferiore a 2 posti letto per mille”.

“INSUFFICIENTE CAPACITÀ RICETTIVA”

Ma anche nel sud della provincia romana c’è una carenza di posti letto.

E, anche in questo caso, a rimarcarlo è proprio la stessa Asl Roma 6.

Nei cui 4 ospedali c’è carenza di letti (500 posti per 541 mila abitanti nei suoi 21 Comuni): “La percentuale di pazienti che viene trasferita per mancanza di posti letto, e quindi per insufficiente capacità ricettiva delle nostre strutture di ricovero, sale dal 57% al 59%”, quantifica l’azienda.

Nel 2024 il pendolarismo sanitario verso altre Asl ha riguardato 49.163 residenti dei Castelli.

E anche l’Asl ammette che “sotto il profilo della mobilità passiva, il 2024 fa registrare un incremento, seppure contenuto (+3,5%), dei residenti che si rivolgono presso strutture esterne all’Azienda.

Le discipline maggiormente interessate dal fenomeno della mobilità passiva sono Ortopedia, Chirurgia Generale e Ostetricia e Ginecologia”.

POSTI “MAGRI” PER GRASSI

Ma la carenza di letti si fa sentire anche nel quadrante-Ovest: l’Asl Roma 3, infatti, dispone del solo ospedale “Grassi” (205 posti letto ordinari per i 607.827 abitanti nei Municipi X, XI, XII del Comune di Roma e il territorio del Comune di Fiumicino) di Ostia.

LE LACUNE DELL’HINTERLAND 

Mentre in provincia le Asl più carenti di letti sono la Roma 4 (230 posti tra Civitavecchia e Bracciano per 28 Comuni e 323.595 abitanti) e la Roma 5: 445 posti letto ordinari per mezzo milione di residenti nei 70 Comuni dell’intero quadrante-Est: da Monterotondo a Tivoli, da Colleferro a Palestrina fino a Subiaco, dove c’è l’ospedale più piccolo del Lazio con soltanto 34 letti per acuti.

Fino a 5 anni fa lo ammetteva la stessa azienda tiburtina che nei suoi 5 ospedali mancano complessivamente 889 posti letto, pari a due terzi di quelli previsti dagli standard nazionali: “l’Asl Roma 5 può contare su 431 posti letto per acuti a fronte dei 1.320 che dovrebbe avere sulla base del fabbisogno della propria popolazione”, ha denunciato la stessa azienda nel rapporto annuale del 2021.

Fonte: refert.substack.com

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