Il 16 luglio 1976 Bettino Craxi viene eletto segretario nazionale del Psi in uno dei frangenti più complessi della storia socialista.
( nella foto di apertura Bettino Craxi con Giacomo Mancini al Midas )
“Siamo al limite di guardia sotto il quale non si può scendere senza perdere i caratteri di un partito di massa”, aveva detto qualche giorno prima Pietro Nenni, dando voce allo scoramento di una comunità sospinta ai margini del gioco politico dal disastroso responso delle urne.
Restituire protagonismo al Psi e orgoglio di appartenenza ai militanti; emancipare il socialismo italiano dalla condizione di parente povero del comunismo, svecchiandone riti e riferimenti teorici per indirizzarlo sui lidi di una sinistra europea al passo coi tempi; assumere l’onere della governabilità, incalzando la Democrazia cristiana sul terreno della modernizzazione per non ripetere gli errori del centro-sinistra: il manifesto programmatico craxiano si nutriva di futuro, era ambizioso da far tremare i polsi, talmente ambizioso da rappresentare una minaccia per le logiche consociative di matrice catto-comunista che imbrigliavano ogni energia propulsiva.

Bettino Craxi con la stampa appena eletto segretario nazionale del Psi
Craxi ebbe il merito di comprendere le esigenze del Paese e di decifrare i paradigmi interpretativi del quadro internazionale coniugando diritti e doveri, opportunità e responsabilità, Stato e mercato, logiche di deterrenza, pace e progresso.
Fu il trionfo, il suo, del riformismo assunto a pratica di governo, l’ultimo, vero tentativo di salvaguardare il principio di autonomia e primato della politica.
Un patrimonio di idee ed intuizioni che resta punto di orientamento, in un’epoca dominata dall’incertezza e dalla volatilità progettuale.
(dal profilio facebook della Senatrice Stefania Craxi)
