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Cinque sindacati medici accusano le Asl del Lazio di “sfruttare” i camici bianchi a gettoni orari e i neolaureati per riempire le nuove Case della Comunità, che dovranno aprire entro il prossimo giugno.

( nella foto in apertura la Casa della Comunità "Villa Tiburtina" inaugurata nei giorni scorsi )

Le Aziende Sanitarie Locali, con molta fantasia, cercano modalità di riempimento delle Case della Comunità sfruttando i medici a rapporto orario e i nuovi colleghi a ruolo unico, neolaureati senza le dovute garanzie di un formale accordo e con irrituali fughe in avanti”, denunciano FIMMG Lazio, SMI Lazio, SNAMI Lazio, FMT Lazio e CISL Medici Lazio.

Per i 5 sindacati appare anche “evidente una sottovalutazione del ruolo delle Case della Comunità Spoke, che nel DM 77 rappresentano lo strumento principale per garantire prossimità nei territori periferici, interni e ad alta complessità socio-assistenziale”, ossia le Case della Comunità che saranno attive solo 12 ore per ciascuno dei 6 giorni a settimana (la domenica resteranno chiuse).

I 5 sindacati lamentano che la Regione “concentra l’attenzione quasi esclusivamente sulle Case della Comunità Hub” (quelle che resteranno attive h24, 7 giorni su 7).

Con il rischio concreto di accentuare processi di centralizzazione dei servizi, ridurre l’accessibilità reale alle cure e allontanare l’offerta sanitaria dal cittadino, in particolare da quello fragile”. Secondo le conclusioni dei 5 sindacati, dunque, “in assenza di un mandato clinico chiaro, di strumenti diagnostici e organizzativi adeguati e di una valorizzazione del ruolo del medico di medicina generale (MMG), le Case della Comunità rischiano di trasformarsi in muri vuoti di contenuti, con un capitale umano privo di un ruolo clinico definito”.

10 CASE IN CERCA DI MEDICI 

Nell’Asl Roma 3, infatti, si cercano medici in vista dell’apertura di 10 “Case della Comunità a partire dalla data del 01.03.2026”. Si tratta delle 10 Case di Ostia-Sant’Agostino, Infernetto-San Tommaso, Corviale, Acilia, Ponte Galeria, Magliana, Consolata, Via Coni Zugna, Palidoro e Via Ramazzini.

Perché, come ha scritto la stessa azienda sanitaria del quadrante-Ovest, “alla data odierna sussiste la necessità di integrare le unità di personale in servizio con professionisti esperti e flessibili per garantire continuità assistenziale nel territorio”.

E, con il conto alla rovescia già scattato, l’Asl ha la “necessità di reperire personale Medico con celerità al fine di garantire la piena operatività delle strutture e di soddisfare i fabbisogni orari stimati”.

Per questi motivi “si rende necessario procedere al reclutamento di personale medico da destinare alle CdC, mediante l’attivazione di apposita manifestazione di interesse finalizzata alla costituzione di un elenco di medici libero professionisti disponibili al conferimento di incarichi sotto forma di prestazione professionale”.

Con un appello rivolto a tutti i 4 profili professionali, finalizzato “alla costituzione di un apposito elenco dal quale attingere per il conferimento di incarichi libero-professionali presso le Case di Comunità di prossima apertura”.

I contratti che verranno sottoscritti “avranno scadenza al 31 dicembre 2026”, mentre la “spesa sarà garantita nei limiti delle risorse assegnate alla ASL Roma 3”.

La quale pagherà i camici bianchi con tariffe orarie diverse: “Medici specializzati in tutte le discipline € 50/h; Medici in possesso di diploma di Medicina Generale € 50/h; Medici iscritti dal 2° anno Sc. Spec. in tutte le discipline € 24,50/h e Medici laureati € 40/h”.

15 CASE “CHIUSE” 

Ma, rispetto all’originario Piano annunciato dalla Regione Lazio, lo scorso anno il numero di 135 Case della Comunità Pnrr è stato tagliato del 10%, riducendosi a 122.

Col taglio inferto in 3 rimodulazioni consecutive: prima la riduzione di 5 strutture (di cui 2 in meno nell’Asl Roma 2 e una ciascuna in meno nell’Asl Roma 3, Roma 4 e Viterbo) nell’aprile scorso.

Poi, con la settima rimodulazione del luglio scorso, il numero delle Case della Comunità è stato ulteriormente ridotto di 6 strutture, di cui 5 in meno nell’Asl di Frosinone e una tagliata nell’Asl di Rieti.

Con l’ultima rimodulazione, l’ottava del novembre scorso, la Regione ha tagliato altre 2 Case della Comunità, previste nell’Asl Roma 4 (a Canale Monterano e a Tolfa-Allumiere), riducendo ulteriormente il numero di Case della Comunità Pnrr a 122.

Però, oltre al taglio delle 13 Case finanziate col Pnrr, ce ne sono altre 2 annunciate a Olevano Romano e Vicovaro nell’Asl Roma 5.

Quattro anni fa, il 3 febbraio 2022, Regione e Asl Roma 5 ne annunciarono la realizzazione, sia come Ospedali che Case di Comunità: “Vicovaro, Nuova Edificazione – Altro finanziamento perché nuova edificazione - Distretto G4: Olevano Romano, Nuova Edificazione – Altro finanziamento perché nuova edificazione”.

Poi nel 2023 l’Asl Roma 5 specificò che, “in relazione alle Case della Comunità ed Ospedali della Comunità di Olevano Romano e di Vicovaro, come anche specificato nella DGR 1005/2021, sono incluse nel piano sanitario derivato dai finanziamenti del PNRR, ma saranno oggetto di ulteriori linee di finanziamento da parte della Regione Lazio, poiché non riconducibili ai fondi PNRR”.

Però di queste linee di finanziamento si sono perdute le tracce: la Regione ora dice di non saperne nulla e l’Asl Roma 5 proprio non risponde più.

Quindi in totale le case “chiuse” prima di aprire sono ben 15 nel Lazio.

Fonte: refert.substack.com

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