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Da ben 7 anni ci pensa “Mammà-Regione” a ripianare le perdite delle 10 Asl del Lazio. 

( nella foto in apertura il palazzo della Regione Lazio )

Infatti, a differenza delle 8 aziende ospedaliere, che nel 2024 hanno accumulato perdite per oltre mezzo miliardo di euro (+5,7% rispetto al 2023), le aziende sanitarie locali dal 2021 presentano sempre bilanci “pareggiati a 0” dalla Regione.

La quale, prima della chiusura contabile dei conti consuntivi, grazie ad alcune compensazioni dei fondi sanitari modulate in modo preliminare all’approvazione dei bilanci delle singole Asl, riporta sempre a zero gli importi finali dei conti economici delle 10 aziende.

Una procedura contabile “bacchettata” sin dal 2022 dalla Corte dei Conti.

La quale ora torna all’attacco di questo modus operandi contabile. La Sezione regionale di controllo per il Lazio, infatti, “sulla base dell’esame del questionario del Collegio sindacale e del bilancio dell’Asl Roma 4 degli esercizi 2023, 2024” ha accertato “la regolarità dei bilanci di esercizio 2023, 2024 di ASL Roma 4, allo stato degli atti e nei limiti dei controlli effettuati”, evidenziando però “i profili critici di cui in parte motiva, dettagliatamente esposti in narrativa, con riferimento alla corretta contabilizzazione e rappresentazione dei flussi di cassa relativi ai trasferimenti regionali assegnati all’Azienda”.

Oltre che “alle operazioni di riconciliazione delle posizioni tra l’Asl Roma 4, la Gsa, la Regione Lazio”.

I CHIARIMENTI RICHIESTI 

La Sezione ha, infatti, “chiesto chiarimenti sulla procedura seguita dalla Regione, sottolineando la singolarità determinata nell’esercizio 2024 dalla mancata adozione di un provvedimento di Giunta di ripartizione iniziale del Fsr che segua immediatamente il “concordamento” del budget d’esercizio con le aziende, normalmente formalizzato con l’adozione del “Bilancio economico previsionale (BEP)”.

Perché, hanno scritto i magistrati contabili, “emerge come l’assegnazione delle risorse Fsr a rendiconto” abbia consentito alla Asl Roma 4 di chiudere in pareggio, senza registrare perdite o utili di gestione, grazie alle operazioni di rimodulazione di cui al citato articolo, con una coincidenza esatta tra risultato d’esercizio prima delle imposte e le imposte e tasse di competenza dell’esercizio.

In altre parole, la procedura di rimodulazione dettata dalla Regione consente di aumentare o diminuire i ricavi da trasferimento del fondo sanitario indistinto, a “pareggio” e prima della chiusura del rendiconto, in modo che il bilancio definitivo risulti in equilibrio.

A livello regionale, la cd. “manovra di riequilibrio” effettuata, dopo la chiusura dell’esercizio e dell’attività tra le assegnazioni alle aziende ed i loro costi, consente di ottenere un equilibrio del sistema sanitario nel suo complesso, determinando, al contempo, che gli utili o le perdite non vengano evidenziati nei bilanci aziendali, approvati a fine anno, poiché “compensati” da una variazione del Fsr trasferito”.

IL “DIFETTO INFORMATIVO” 

Questa Sezione osserva che la procedura di rimodulazione finale a ”saldo zero”, per come descritta, determina un difetto informativo del conto economico, laddove non evidenzia se la gestione abbia prodotto utili o perdite e se quest’ultime, pur non emergendo per effetto della rimodulazione, siano la risultanza di difficoltà gestionali dei Direttori generali delle AA.SS.RR, che, a tutela della continuità aziendale (e della soddisfazione dei bisogni), hanno la responsabilità di garantire l’equilibrio tra fonti e risorse, costi e ricavi, ovvero se vi sia stato un difetto di valutazione nell’assegnazione del fondo sanitario indistinto.

Si invita l’Azienda a riportare nei documenti afferenti al sistema di bilancio i dati necessari ad accertare gli utili e le perdite dando evidenza delle differenze tra le previsioni e le risultanze ottenute, al netto delle rimodulazioni finali, trattandosi di un aspetto irrinunciabile della rendicontazione che consente di valutare la capacità dell’Azienda di conseguire i suoi obiettivi economici, patrimoniali e finanziari

4 ANNI DI BACCHETTATE 

Già nel 2022 la Corte dei Conti, analizzando i primi due bilanci dell’Asl Roma 2 e dell’Asl Latina, accertò “gravi irregolarità contabili, idonee a pregiudicare, anche in prospettiva, gli equilibri economico-finanziari”.

Perché, così facendo, “le Asl hanno una prima assegnazione dei fondi a titolo ‘provvisorio’ a inizio anno e una, successiva, che viene calcolata in base al risultato di esercizio non ancora approvato. In questo modo, eventuali utili o perdite di esercizio sono oggetto di compensazione prima di emergere in bilancio”.

Per la Corte “le disposizioni che indicano tale procedura sono, quindi, illegittime in quanto violano norme nazionali” e sono “viziate da eccesso di potere in ragione della riduzione dell’autonomia aziendale propria dell’Asl.

A prescindere dal concreto esito del risultato di esercizio (che può essere di avanzo o disavanzo, ossia utile o perdita), il meccanismo di determinazione del risultato finale di conto economico previsto dalla Regione e seguito dall’Asl contrasta anche con i principi contabili di trasparenza, veridicità e correttezza che devono presidiare la redazione dei bilanci, in quanto rende non leggibile il risultato effettivo della gestione nel bilancio di esercizio.

In questo modo viene compromessa la trasparenza sui risultati dell’Azienda” scrisse la Corte.

Con la querelle sulla Mammà-Regione azzera-perdite approdata poi davanti alla Corte dei Conti Sezioni Riunite in Sede Giurisdizionale.

Fonte: refert.substack.com

 

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