Gara in corso con un “importo a base asta: € 136.000” per l'azienda regionale dell'emergenza sanitaria, che nell'ultimo bilancio ha aumentato le perdite del +50%
( nella foto in apertura una Unità Mobile Ares 118 - Regione Lazio )
Se c’è un servizio che non ha bisogno di pubblicità è proprio quello dell’emergenza-urgenza: chi ha bisogno, infatti, lo chiama di sicuro.
“Per richieste di soccorso in emergenza chiamate il Numero Unico 112”, campeggia sulla pagina ufficiale di Facebook dell’“Account ufficiale ARES 118”.
E questo dovrebbe bastare. Invece l’azienda regionale per l’emergenza sanitaria ha ora deciso di andare oltre, con un “Affidamento del servizio di realizzazione di una strategia di comunicazione digitale da concretizzarsi con l’apertura e la gestione dei profili social di ARES 118”.
Con un “importo a base asta: € 136.000”.
Ma a cosa serve un “servizio di realizzazione di una strategia di comunicazione digitale” per un’azienda che ha come precipuo compito istituzionale solo quello di rispondere nel più breve tempo possibile alle chiamate di soccorso?
E cosa se ne fa questa azienda “con l’apertura e la gestione dei profili social di ARES 118”?
Che, peraltro, esistono già: nella sua attuale pagina Facebook, infatti, nell’ultimo post del 5 aprile c’è scritto che “anche in occasione della Via Crucis, Ares 118 è stato presente lungo il percorso per garantire assistenza sanitaria e sicurezza a tutti i partecipanti.
Un impegno costante, fatto di professionalità, prontezza e attenzione, che accompagna i momenti più significativi della comunità. Grazie a tutte le operatrici e gli operatori che, anche in queste occasioni, sono in prima linea per prendersi cura degli altri”.
Un testo che non aggiunge né toglie nulla a quello che tutti sanno: ossia ciò che è proprio il normale compito istituzionale dell’Ares 118.
Però in questo caso è accompagnato da un video di un minuto e 21 secondi con le immagini sul servizio svolto al Colosseo durante la Via Crucis.
Un video che termina con un’operatrice 118 in posa da simil-inviata di telegiornale che, davanti all’ambulanza, dice: “Abbiamo concluso adesso uno dei tanti interventi con l’ospedalizzazione di un paziente con un dolore toracico importante”.
E dov’è la novità? E’ come se ogni Pronto Soccorso postasse di sera le immagini della normale attività giornaliera, mostrando le varie riprese del servizio quotidiano effettuato, con tanto di grafica, immagini montate da diverse inquadrature e accompagnate da una colonna sonora da film come nel video postato dal 118.
E’ questa la “realizzazione di una strategia di comunicazione digitale”?
SERVIZIO “DI PUBBLICIZZAZIONE”
Ma l’Ares 118 lo scorso anno ha già deliberato “l’acquisto del servizio di supporto piano di comunicazione aziendale”, con un appalto da 168 mila euro sino a fine 2026.
E nel maggio scorso aveva pure affidato “all’operatore economico INCE SRL “Il nuovo corriere editoriali” il servizio di pubblicizzazione e pubblicazione delle attività di ARES 118 per un importo complessivo pari ad € 7.158,00 iva esclusa pari a € 8.732,76 iva inclusa”.
Ma, anche in questo caso, a cosa serve un “servizio di pubblicizzazione e pubblicazione delle attività di ARES 118”?
L’azienda regionale nel settembre scorso ha festeggiato i suoi primi 20 anni, mostrando però i malanni cronici che accusa da almeno un decennio: il blocco dello sviluppo-organico, i mezzi carenti, la dipendenza dalle esternalizzazioni e la dilatazione dei tempi d’arrivo.
+50% DI PERDITE NEL BILANCIO
Nell’ultimo bilancio ha infatti incrementato le perdite del +50% (pari a -36 milioni e 158 mila euro nel consuntivo 2024), battendo cassa alla Regione, che ha già “riconosciuto un innalzamento della quota, tuttavia ARES in occasione del Budget annuale rappresenta la sua inadeguata consistenza per la copertura di costi che non sono comprimibili a ragione del rischio di interruzione assistenziale nella funzione di emergenza territoriale.
Nelle sedi delle riunioni regionali per il concordamento è stato ribadito che trattasi di azienda che svolge una funzione assistenziale, quella di risposta all’emergenza ed urgenza di tutta la popolazione che insiste sul territorio della Regione Lazio e che come tale non ha prestazioni tariffate e sostiene costi anche di provenienza da problemi sistemici esterni.
Basti pensare all’attivazione di ambulanze cosiddette a spot, per la parte generata dal fermo mezzi nei Pronti Soccorso degli ospedali laziali.
Per tale ragione- ha scritto l’Ares 118- si ritiene che la Perdita possa essere coperta mediante intervento regionale che tenda non soltanto a riportare l’equilibrio economico, ma anche stabilmente a considerare il livello di finanziamento a 180/190 milioni circa”.
Nel 2024, però, anche il “numero medio giornaliero di assistiti è aumentato da 937 a 959”, col conseguente allungamento del “tempo medio di arrivo delle ambulanze, passato dai 16 minuti del gennaio 2023 fino a raggiungere i 22 minuti a dicembre, con un incremento medio di circa 5 minuti”.
Ma, nonostante il “provvidenziale” arrivo dei 144 nuovi mezzi di soccorso nell’anno santo 2025, acquistati con 14 milioni e mezzo di fondi giubilari, lo scorso anno Ares aveva ancora 2 ambulanze più vecchie della stessa azienda (risalenti al 2004, a prima della costituzione dell’Ares) e un’altra ventina di mezzi che hanno tra i 16 e i 20 anni.
Ma, con questi 136 mila euro del “servizio di realizzazione di una strategia di comunicazione digitale da concretizzarsi con l’apertura e la gestione dei profili social di ARES 118” non si potrebbero acquistare un paio di ambulanze nuove?
Fonte: refert.substack.com