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I numeri della Lega sul piano del potere sono impressionanti. Un numero cospicuo di Ministri, sottosegretari, onorevoli, senatori, tantissime poltrone di sottogoverno, ben 4 Presidenti di Regione, presente nel governo di 14 regioni su 20, 540 sindaci, centinaia di consiglieri regionali e assessori regionali i migliaia di consiglieri comunali.

( nella foto in apertura Matteo Salvini alla guida della Lega dal lontano 2013, cioè da ben 13 anni)

Una flotta di potere che corrisponde almeno, a voler essere pessimisti, al 30 - 35% del potere di reale governo del Paese.

Ma per assurdo la Lega è oggi quotata dai sondaggi intorno al 5% nonostante la mole impressionante e l'esercito dei suoi uomini nelle Istituzioni a tutti i livelli.

Ma come è possibile una simile contraddizione.

Il tutto si spiega con il potere monolitico e dittatoriale del segretario Matteo Salvini che guida la Lega da ben 13 anni. Era il 2013 quando venne eletto segretario e aveva 40 anni. Oggi ne ha 53 e sono decenni e decenni che da politico professionista ha gestito di tutto e di più.

E' il leader della Lega che non tira più, che ha stancato tutti, che rappresenta il vecchio con un professionismo politico iniziato nel 1993, quando alla giovanissima età di soli 20 anni venne eletto consigliere comunale a Milano per poi non fermarsi più.

Ma a Matteo Salvini è necessario riconoscere una grande capacità, quella di aver fatto fuori, espulso e allontanato dalla Lega tutti coloro i quali potevano impensierirlo.

In poche parole tutti quelli che potevano avere un'autonomia di pensiero.

Nello stile di tutti i dittatori della storia.

Infatti nel congresso - farsa tenuto l'anno passato si è candidato ed è stato eletto nuovamente segretario.

Candidato nello stile del suo idolo politico, quel Vladimir Putin che è sempre l'unico candidato,  quindi eletto all'unanimità.

E' riuscito a creare uno stuolo di yes men che non hanno mai avuto il coraggio di contrapporre una critica o una divergenza.

Chi ne ha avuto il coraggio è stato espulso.

Ed è per questo motivo che la Lega nonostante l'immenso potere gestito si avvia alla dissoluzione.

Altro che il risultato a due cifre del quale parla lo stesso Salvini per le prossime politiche del 2027.

Sarà a due cifre senza dubbio, cifre tipo 3,6% o 4,2%. Dimentica la virgola.

E anche se la Lega dovesse prendere il solo 3% Matteo Salvini non penserebbe minimamente di dimettersi da segretario.

Quello è un incarico a vita e la sua inamovibilità condurrà  inevitabilmente la lega alla distruzione.

In un simile contesto tantissimi parlamentari ritorneranno a casa e gran parte degli elettori della Lega voteranno il Generale Roberto Vannacci, l'unica novità politica in uno stagnante e vecchissimo centrodestra con una Forza Italia in mano a Tajani sulla carta ma governata da Marina Berlusconi per diritto ereditario, con una Lega in profonda crisi e con Fratelli d'Italia gestita dalle sorelle Meloni senza spazio alcuno per chi non è parte del loro "cerchio magico".

Un centrodestra in profonda crisi avvantaggiato da un centrosinistra diviso e inconcludente e fuori dal tempo.

Ma nessuno aveva fino a qualche mese fa potuto prevedere la variabile Vannacci nata grazie al grande intuito politico ( si fa per dire) di Matteo Salvini che ha imparato ben poco nonostante 33 anni di politica ininterrotta.

Si prospettano tempi cupi per il centrodestra e nonostante la Premier Giorgia Meloni punti tutti su una legge elettorale costruita ad hoc la frana è oramai avviata e nessuno potrà fermarla.

Neanche una legge elettorale liberticida in perfetto stile centrodestra.

Redazione

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