L’ospedale Sant’Andrea di Roma deve ora pagare 284 mila euro agli eredi e agli avvocati di un degente morto alcuni anni fa nell’ospedale di Via Grottarossa a causa di un’infezione correlata all’assistenza.
( nella foto in apertura l'Azienda Ospedaliera Sant'Andrea - Roma )
Solitamente si tratta di infezioni dovute a batteri, funghi, virus o altri agenti patogeni contratte durante l’assistenza in qualsiasi contesto assistenziale.
La famiglia del paziente scomparso aveva chiesto di “ottenere l’accertamento della presunta condotta professionale dei sanitari per l’asserito ritardo diagnostico e terapeutico di un’infezione nosocomiale ai danni del de cuius”.
Sia il Tribunale di Roma che la Corte d’Appello hanno poi “accertato la responsabilità di questa Azienda Ospedaliero Universitaria in ordine al danno da perdita di chance di sopravvivenza del de cuius, condannando l’Azienda al pagamento delle somme risarcitorie”, così ha scritto la stessa direzione del Sant’Andrea.
LAZIO 2° REGIONE PER RISARCIMENTI
L’Istituto Superiore di Sanità ha stimato che “le infezioni correlate all’assistenza in Italia sono fra 400 e 640 mila ogni anno, con circa 20.000 decessi associati.
Mentre i decessi attribuibili all’antibiotico-resistenza, fenomeno distinto ma in parte sovrapposto, sono circa 11.000 l’anno in Italia”.
L’Osservatorio ICA Italia ha ora reso noto le sentenze, quelle rese pubbliche, dei risarcimenti erogati negli ultimi 10 anni. Il Lazio risulta la seconda Regione (dopo la Lombardia) con 49 casi per un importo complessivo di 25 milioni e 103 mila euro.
La gran parte riguarda Roma (35 casi), poi 4 a Latina, 2 ad Albano Laziale, e un caso a Viterbo, Frascati, Frosinone, Cassino, Anzio e Ostia. I risarcimenti-record erogati sono stati finora i 2 milioni e 71 mila euro per una “Endocardite batterica della valvola mitrale da Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA), con sepsi e ascessi multipli a milza, cervello e rene, insorta da una flebite nel sito di un’agocannula” a Roma.
Poi sul mesto podio c’è un milione e 634 mila euro erogato a Latina per un caso di “Klebsiella pneumoniae KPC (ceppo multiresistente), causa di meningite purulenta con sepsi nel Reparto Neurochirurgia per un intervento di asportazione di un cavernoma”.
E, al terzo posto, un milione e 426 mila euro di risarcimenti a Roma per una “Infezione Klebsiella pneumoniae multiresistente (causa della sepsi mortale), Clostridium difficile, Staphylococcus epidermidis MDR sulla ferita chirurgica nel Reparto di riabilitazione respiratoria post-operatoria”.
LAZIO: “DATO SUPERIORE ALLA MEDIA NAZIONALE”
Nel febbraio scorso, il Servizio di riferimento regionale di Epidemiologia per la sorveglianza, la prevenzione e il controllo delle malattie infettive (SERESMI) ha sottolineato che “dallo studio di prevalenza puntuale condotto nel 2022 (ultimo condotto su scala europea e nazionale, ndr), in Italia la prevalenza è superiore alla media europea (10.2% contro 7.1%) e nel Lazio il dato è superiore anche alla media nazionale con una prevalenza di pazienti dell’11,2%.
Si precisa che età e gravità clinica aumentano il rischio di contrarre una simile infezione.
Il quadro regionale non sembra roseo ma va detto che abbiamo fatto progressi enormi implementando sorveglianze e questo ci permette di osservare il fenomeno con maggiore precisione”, ha concluso Francesco Vairo, direttore del SERESMI.
Fonte: https://refert.substack.com
