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Dopo l'inutile congresso - farsa dove la rielezione del segretario della Lega, Matteo Salvini, segretario dal 2013 e rieletto sino al 2030 ( in totale solo 17 anni) ma, ovviamente, come tutti sanno, segretario a vita,  è pronta la vendetta e la punizione contro il senatore Massimiliano Romeo, reo di aver agevolato la candidatura di Angelo Garavaglia al congresso.
 
( nella foto in apertura Matteo Salvini, segretario della Lega dal 2013 e rieletto sino al 2023 ma, in realtà, segretario a vita) 
 
Candidatura perdente ma comunque una sfida nei confronti del segretario a vita Salvini.
 
Il senatore Massimiliano Romeo era ben consapevole che sarebbe stato fatto fuori dal suo ruolo di capogruppo, ma nonostante tutto, ha voluto esprimere le sue idee al congresso.
 
E per oggi, 6 novembre, alle 15.00, è prevista la riunione del Consiglio Federale del partito a Via Bellerio.
 
Consiglio Federale dove si potrebbe decidere se il "Capitano" dovesse dare l'ordine di commissariare la Regione Lombardia.
 
Come se non bastasse la defenestrazione di Massimiliano Romeo da capogruppo al Senato firmata da ben 20 senatori su 29.
 
Il senatore della Lega, Massimiliano Romeo che ha sacrificato il suo ruolo di capogruppo al Senato e di segretario regionale in Lombardia per aver osato dissentire dal monarca Matteo Salvini
 
La Lesa Maestà ( del sovrano a vita Matteo Salvini) nella Lega è un reato gravissimo, pena espulsione.
 
Far fuori Massimiliano Romeo dal suo ruolo di capogruppo è una chiara ed evidente azione punitiva, che smentisce nei fatti le parole di riappacificazione pronunciate al congresso.
 
Punire in tal modo così plateale Romeo significa mortificare una parte enorme della comunità leghista della quale Matteo Salvini, dall'alto del suo potere sovrano, non ha considerazione alcuna.

C'è un dato politico che non può essere ignorato.
 
Al congresso, se non fosse per i 200 delegati di diritto con un ruolo nelle istituzioni (che  devono obbedienza cieca al loro segretario, altrimenti nessuna candidatura ) un terzo dei votanti totali e circa la metà di quelli del nord, ha sostenuto Massimo Garavaglia.

Una candidatura nata in pochi giorni proprio dalle istanze di rinnovamento, partecipazione e attenzione ai territori portate avanti da Massimiliano Romeo e Attilio Fontana.

Non si può chiedere unità e poi perseguire chi ha interpretato una sensibilità politica diversa. 
 
Non si può parlare di appartenenza e comunità e poi pensare di regolare i conti con chi ha perso o sostenuto una candidatura alternativa.
 
La Lega oramai da tempo non è più un partito.
 
E' una comunità di maggiordomi verso il loro padrone.
 
Una comunità con un "Capitano" e tutti gli altri al suo comando.
 
Veramente una fine penosa quella della Lega.
 
Del resto un partito con Ministri, sottosegretari, senatori, deputati, ben 540 Sindaci, 4 Presidenti di Regione, centinaia di assessori e consiglieri regionali e tanti altri posti di comando e sottogoverno radicatissimo ovunque e che raccoglie un misero 5-6% con oltre il 30% del potere reale dimostra di avere un 5% di voti dovuti solo alle tante poltrone e di non aver più un solo voto di opinione.
 
Ma per Matteo Salvini è sempre più conveniente un partito del 5-6% di sua proprietà e del quale può fare e disfare quel che vuole e non un partito del 15 - 20% che prenderebbe volando con un nuovo e giovane segretario.
 
Ma questi sono i partiti stalinisti della Seconda disgraziata Repubblica.
 
I partiti come Fratelli d'Italia che sarebbe più coerente chiamare "Sorelle d'Italia" essendo di proprietà esclusiva delle sorelle Giorgia e Arianna Meloni o come Forza Italia dove la vera segretaria, per diritto ereditario, è Marina Berlusconi, figlia primogenita del fondatore Silvio Berlusconi.
 
Partiti che sono solo delle proprietà private che hanno massacrato qualsiasi briciolo di democrazia e di partecipazione.
 
Che brutta fine la politica in Italia.
 
Redazione
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