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Dacci oggi il nostro Occhiuto quotidiano: non c'è giorno che Dio manda in terra che il Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, autonominatosi sul campo volto del rinnovamento di Forza Italia, non rilasci interviste su giornali, radio, tv, gazzettini, giornalini studenteschi, bacheche delle parrocchie, siti web delle bocciofile e delle Pro Loco per diffondere il suo verbo di innovazione e impartire lezioni su come si fa politica e soprattutto come non la si fa.

 
( nella foto in apertura il Presidente della Regione Calabria, On. Roberto Occhiuto e Marina Berlusconi, Presidente Fininvest e Mondadori )
 
Bersaglio preferito: Antonio Tajani, uno che avrà tutti i difetti del mondo ma si è ritrovato sul groppone ciociaro un compito da far tremare le vene ai polsi a chiunque, ovvero mantenere in piedi Forza Italia dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, missione ritenuta
impossibile da quasi tutti gli osservatori. 
 
Come se non bastassero i pensieri, ecco piombare su Tajani la megalomania di Occhiuto, sedicente interprete del pensiero di Marina Berlusconi.

Va detto che quella della primogenita di Silvio è una figura più che altro mistica dal punto di vista politico: se ne narrano decine, centinaia, migliaia di apparizioni, tra messaggini, telefonate e incontri, ma potete star certi che nel 99% dei casi sono pure millanterie. 
 
Chi scrive ha assistito di persona alla performance al tavolo di un ristorante di un parlamentare di Fi, che a un certo punto ha esclamato: «Zitti, zitti, guardate chi mi sta chiamando!», e si è allontanato. Sul cellulare è apparso il nome "Marina Berlusconi". 
 
Alla fine si è scoperto che il buontempone aveva registrato così il numero di telefono di un suo assistente, dicendogli di chiamarlo alle 22. 
 
Un trucco dello stesso genere viene organizzato con i messaggini Whatsapp: basta la foto del profilo di Marina accanto al nome registrato ed ecco pronti screenshot da mandare in giro.
Ma torniamo a Occhiuto.
L’etimologia del cognome del presidente della Regione Calabria è la seguente: «Che ha molti occhi, detto soprattutto di Argo Panopte, il mostro della mitologia greca fornito di cento occhi». 
 
Cambiate la parola «occhi» con «partiti», ed ecco il ritratto del nostro eroe.

A seguire la carriera politica del vate del rinnovamento e della buona politica, c’è da farsi venire il mal di testa. 
 
Nel 1993 è eletto consigliere comunale a Cosenza nelle fila della Dc, ma nel 1994, sepolta la mai abbastanza rimpianta Balena bianca, va con i Popolari di Mino Martinazzoli.
 
Nel 1995 segue però Rocco Buttiglione nel Cdu, Cristiani democratici uniti, alleati di Berlusconi. 
 
Così alleati che nel 2000 Occhiuto passa direttamente in Forza Italia e viene eletto in Consiglio regionale.

Nel 2002 altro giro di giostra: Occhiuto passa nel Ccd di Pier Ferdinando Casini, che poi confluisce nell’Udc, partito con il quale è confermato consigliere regionale nel 2005 e nel 2008 entra in Parlamento.

Nel 2009 prova a diventare presidente della provincia di Cosenza, ma non arriva al ballottaggio. 
 
Nel 2013, alle Politiche, è primo dei non eletti. 
 
Nel 2014 rientra alla Camera, perché Lorenzo Cesa opta per l’Europarlamento ma, nel frattempo, alla fine del 2013, era ripassato con la rinata Forza Italia del Cavaliere.

Nel 2018 è rieletto alla Camera con Fi. 
 
Poi, quando per e regionali del 2020 viene scelta come candidata alla presidenza Jole Santelli, vicesindaco di Cosenza con il fratello Mario Occhiuto sindaco, il 21 dicembre 2019 Il Quotidiano del Sud titola: «Roberto Occhiuto: mi dimetto dai miei incarichi e lascio Forza Italia». 
 
Ma come! E perché? Scrive il giornale: "All’atto della presentazione delle liste, mi dimetterò dai miei incarichi e da Forza Italia, perché credo che fare politica sia fare ciò che si ritiene giusto anche quando si perdono incarichi e posizioni. 
 
Tra il nome e l’appartenenza, io scelgo il nome".
 
L’indignazione di Bob Occhiuto nasce da un veto (della Lega, per beghe tutte calabre) sul nome del fratello Mario, che comunque durerà una settimana. 
 
Infatti, nonostante Mario abbia promesso di candidarsi ugualmente alle elezioni del 26 gennaio 2020, facendosi sostenere da tre liste civiche e accusando Santelli di tradimento, il 27 dicembre si ritira dalla corsa su pressioni di Silvio Berlusconi per mantenere l’unità del centrodestra, e quindi Roberto fa marcia indietro, tanto da essere poi candidato alle regionali del 2021, indette causa morte prematura della povera Santelli , e risultare eletto al primo turno. 
 
Con i voti di tutto il centrodestra, compresi quelli del vituperato Matteo Salvini.

Si dimette a sorpresa il 31 luglio 2025, a seguito dell’inchiesta che lo vede indagato per corruzione, ma contestualmente afferma di ricandidarsi, «per far decidere agli elettori calabresi se il suo lavoro deve continuare». 
 
Si ricandida e rivince. Il fratello Mario è senatore; la compagna, Matilde Siracusano, sottosegretaria di Stato ai Rapporti con il Parlamento.

Ha ambizioni da leader, ma nell’armadio ci sono parecchi scheletri politici, che non ne fanno certamente un berlusconiano doc. 
 
Alle Politiche del 2008, come detto, Occhiuto è eletto deputato con l’Udc, che si presenta da sola, con Casini come leader.
 
Berlusconi vince e vara il suo quarto e ultimo governo, quello che poi affonderà nel 2011 sotto i colpi dello spread, tra le risate di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy alle spalle del povero Silvio.
 
È forse il momento politico più difficile della straordinaria carriera di Berlusconi , e proprio in quelle settimane Occhiuto, dai palchi dell’Udc, affonda i colpi con dichiarazioni al vetriolo: «Mi chiedo perché nel nostro Paese se non c’è Berlusconi non debba esserci il centrodestra»; poi, parlando di una manifestazione del centrodestra a Cosenza: «È stata la prima volta che in una manifestazione di centrodestra tutti quelli che sono intervenuti e sono stati tanti, hanno evitato accuratamente di nominare Berlusconi. È una grande evoluzione, soprattutto per una parte politica che era abituata a cominciare le sue convention con la canzoncina Meno male che Silvio c’è. Significa che qualcosa nel Paese sta cambiando».

Vuole pure la patrimoniale, Occhiuto: «Questa idea per la quale la patrimoniale non si deve mettere per un approccio ideologico è un’idea sbagliata». «Dobbiamo magari anche mettere una patrimoniale, sui grandi patrimoni, per far pagare le tasse a chi se lo può permettere». 
 
Poi ancora contro Silvio: "La vera novità consiste nel fatto che per la prima volta c’è una manifestazione del centrodestra e nessuno di quelli che sono intervenuti ha ricordato colui che è stato il padrone del centrodestra, in questi anni, cioè Berlusconi. 
Non uno ha ricordato il presidente del Consiglio, forse perché anche quanti stanno nel centrodestra condividono valori comuni si rendono conto che a livello nazionale una stagione è finita e un'altra se ne deve aprire".

"Le dichiarazioni di Berlusconi rendono più debole l'Italia, la espongono alla speculazione e rischiano di far aumentare ancora l’emorragia di capitali in uscita dal nostro Paese". 
 
Così parlava Roberto Occhiuto, nel momento più duro per Berlusconi. 
 
Qualcuno l’ha dimenticato, ma la memoria serve per ricordare.
 
Ed è quindi opportuno ricordare anche qualche altra piroetta del paladino della svolta liberal di Forza Italia, in particolare su un tema che oggi gli sta assai a cuore: i diritti civili. 
 
Quando la cosiddetta legge Cirinnà, che ha legalizzato e regolamentato le unioni civili tra persone dello stesso sesso, arrivò alla Camera dei deputati per l’approvazione definitiva l’11 maggio 2016, Occchiuto, all’epoca deputato di Fi, votò contro. 
 
Badate bene: alcuni deputati forzisti (Mara Carfag na, Stefania Prestigiacomo, Nunzia De Girolamo, Renata Polverini ed Elio Vito), votarono a favore, sfruttando una sostanziale libertà di coscienza lasciata dal partito.

Occhiuto invece votò, come detto, contro, eppure oggi, nel suo libro "Il coraggio di governare", definisce quella legge "Una conquista di civiltà" e si dice anche a favore delle adozioni da parte delle coppie omosessuali. 
 
A proposito del libro: Occhiuto lo sta presentando in giro per l’Italia, tanto che ci si chiede dove trovi il tempo per governare la sua regione, che intanto affonda. 
 
Secondo i dati diffusi pochi giorni fa da Eurostat, l’Istituto statistico dell’Unione europea, nel 2025 la Calabria è ultima in classifica come tasso di occupazione tra tutte le regioni italiane, con un deprimente 50,3 % .

Fonte: Il quotidiano "La Verità" diretto da Maurizio Belpietro
Articolo a firma del giornalista Carlo Tarallo pubblicato a pag. 7 con riferimento in prima pagina.
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