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Attualmente la Lega in Parlamento può contare su 57 deputati e 29 senatori, ben 87 parlamentari su complessivi 600, quasi il 15%. Inoltre conta ben 4 Presidenti di Regione, 540 sindaci, Ministri, sottosegretari, assessori regionali in ben 14 regioni su 20 e migliaia e migliaia di amministratori.
 
( nella foto in apertura Matteo Salvini )
 
Un partito radicatissimo che oggi veleggia su uno scarso 5%, mentre il potere reale che gestisce in Italia è di almeno il 30%.
 
Una sproporzione da far inorridire chiunque.
 
Ma come è stato possibile che un partito così radicato sul territorio sia caduto cosi' in basso in termini di consenso.
 
La spiegazione è semplicissima. 
 
L'immagine del partito per come tutti i partiti del centrodestra nato con la Seconda Repubblica si identifica con il Segretario.
 
Lo insegna il Berlusconismo che non era altro che l'anima di Forza Italia. E anche Forza Italia oggi in forte crisi paga il "Sistema" del partito padronale.
 
Mantiene ancora per il potere sul territorio.
 
Ma ritornando alla Lega è ovvio che la crisi del partito si identifica nella stella oramai cadente e nella fine del ciclo politico del suo segretario, Matteo Salvini, che dal lontano 2013 gestisce il partito con il solito modello tipico dei partiti padronali, il modello Staliniano.
 
O sei con me o se fuori dal partito.
 
E il segreto dei 13 anni di dominio è stato sempre quello di espellere dalla Lega chi osava esprimere un proprio pensiero mantenendo solo i replicanti, gli adulatori e i yes-man che per essere tali devono possedere dei requisiti di non poco conto, essere non pensanti, servi e maggiordomi nati.
 
Caratteristiche che spesso e sovente non si conciliano con la preparazione culturale, con le idee e con le capacità politiche.
 
E con tale sistema infatti il Parlamento di questa legislatura è senz'altro il peggiore e il più scadente della storia della Repubblica.
 
E della crisi della sua leadership l'unico a non rendersene conto è proprio Matteo Salvini che circondato solo dal suo "cerchio magico" di fedelissimi e adulatori è convinto di essere al centro del Mondo.
 
Aveva ragione Roberto Maroni quando affermava che la Lega è stata sempre "un movimento stalinista", con i dirigenti tenuti ad una fedeltà assoluta al capo o al "Capitano" come è ancora chiamato dai suoi Matteo Salvini.
 
Un Capitano che porterà inevitabilmente la barca ad affondare considerato che Matteo Salvini, che intende la Lega come una sua proprietà privata, non si dimetterà mai e poi mai.
 
Nel 2013 Matteo Salvini giunse a soli 40 anni alla guida della Lega che prese alle elezioni di allora il 4,1% e non vi è dubbio che nelle prossime elezioni del 2027 la Lega non prenderà più del 4,1%.
 
La chiara dimostrazione numerica della fine del suo ciclo politico.
 
A rendersene conto i leghisti del Nord che giustamente anche per poter sopravvivere vorrebbero un ritorno alle origini ricostituendo la Lega Nord.
 
In molti attendono l'appuntamento di Pontida, il sacro pratone leghista ma anche in questo appuntamento non accadrà nulla essendo l'organizzazione dello stesso appannaggio esclusivo dei fedelissimi di Salvini come lo è stato l'ultimo congresso - farsa dove Matteo Salvini è stato rieletto segretario all'unanimità essendo l'unico candidato, in stile Putin.
 
Non si illudessero i leghisti, oramai la fine della Lega è segnata.
 
Salvini non mollerà, il partito è in mano ai suoi fedelissimi e tutti insieme porteranno all'estinzione la Lega.
 
E' la fine inevitabile dei partiti padronali che sono l'esatto opposto della democrazia.
 
E per la stragrande maggioranza degli 86 parlamentari leghisti questa sarà l'ultima legislatura.
 
Soprattutto per i parlamentari eletti nelle regioni meridionali dove la Lega raggiungerà risultati elettorali molto risicati, considerando che Matteo Salvini non attira più alcuna folla e considerando che soprattutto al Sud il travaso fra Lega e Futuro Nazionale di Roberto Vannacci appare sempre più inarrestabile.
 
Redazione
 
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