C'è una frase, nel suo libro, che resta. "Il voto può legittimare il potere, ma non può fondare la verità".
( nella foto in apertura il libro "La verità non si vota" di Emanuela Fancelli e Llorenç Lluell )
Emanuela Fancelli, avvocato, conduttrice radiofonica, tra le voci più riconoscibili della scena culturale romana, ha appena pubblicato "La Verità Non Si Vota" - (Armando Editore, 2026), un dialogo filosofico-politico con l’imprenditore spagnolo Llorenç Lluell.
Un libro che non vuole convincere nessuno. E forse proprio per questo convince.
Il titolo è già una tesi. La verità non si vota: lo dice con la certezza di chi ne è convinto o con il dubbio di chi si interroga?
"Con entrambi i sentimenti. La tradizione filosofica ha sempre distinto la verità epistemica dal consenso deliberativo: sono piani che non si sovrappongono.
Il problema contemporaneo è che questa distinzione è collassata — i fatti sono diventati opinionabili.
Dal punto di vista giuridico, le conseguenze sono precise: una norma approvata su presupposti falsi non è legittima nel senso sostanziale del termine. È questa la questione che il libro intende porre".
Il libro tocca temi enormi: politica, morale, populismo, intelligenza artificiale, collasso ecologico. Non si rischia di dire tutto e niente?
"Tutti i temi del libro rinviano a una medesima questione: i presupposti normativi della convivenza democratica.
Populismo, intelligenza artificiale, crisi ecologica convergono nel porre la stessa domanda — su quale fondamento si reggono le decisioni collettive quando la verità è contendibile?
Il diritto ha risposto costruendo istituti come il contraddittorio, l'onere della prova, il ragionevole dubbio.
La sfera pubblica non ha ancora trovato i suoi equivalenti".
Nel libro scrivete che «il grande problema è il lettore: occorre educarlo a distinguere ciò che è notizia da ciò che non lo è». Un'affermazione scomoda.
"Fondata su un principio che il diritto conosce: la responsabilità non è mai solo dell'emittente.
L'educazione all'informazione non è un tema culturale secondario — è una questione di partecipazione democratica sostanziale.
Un consenso formato su presupposti falsi non è consenso libero, e un ordinamento che non garantisce le condizioni per un'informazione verificabile tradisce le proprie stesse premesse costitutive".
Scrivete che l'opinione pubblica «non è affidabile». È una posizione che rischia di sembrare elitista.
"L'inaffidabilità dell'opinione pubblica non è una proprietà intrinseca dei cittadini: è un effetto strutturale delle condizioni in cui si forma il giudizio collettivo.
Elitismo sarebbe affermare che il popolo non è capace di giudizio critico.
La nostra posizione è che di fatto non gli sono garantite le condizioni per esercitarlo. È una distinzione giuridicamente rilevante: libertà formale e libertà sostanziale non coincidono".
Lei è avvocato, conduttrice, presidente di associazioni. Da dove nasce davvero questo libro?
"Soprattutto dalla pratica forense. Il diritto costringe a fare i conti con una verità processuale che non sempre coincide con la verità storica.
Il sistema giuridico ha elaborato meccanismi per approssimarvisi in modo controllato — il contraddittorio, l'onere della prova. La domanda che il libro pone è se la sfera pubblica abbia strumenti analoghi. Allo stato attuale, non li ha".
Ultima domanda: La verità non si vota, dunque. Ma si trova?
"Non si trova: si approssima. Il diritto lo sa — per questo ha costruito il giudicato come stabilizzazione provvisoria della verità, non come sua enunciazione definitiva.
La scienza lo sa — Popper ha fondato il metodo scientifico sulla falsificabilità, non sulla certezza.
Il problema della nostra epoca non è che la verità sia irraggiungibile: lo è sempre stata.
Il problema è che abbiamo smesso di cercarla".
"La Verità Non Si Vota — Dialoghi sul bene comune e sull'opinione pubblica", di Emanuela Fancelli e Llorenç Lluell.
Prefazione di Vincenza Palmieri. Armando Editore, 2026. € 12,00.
Un testo interessante, attuale, che suscita riflessioni e pone interrogativi in perfetta sintonia con l'epoca che stiamo vivendo dove la verità non si vota e dove la verità è sempre vittima di falsificazione e subdole trasformazioni.
Ma la verità rimane l'unica certezza possibile da difendere per la libertà e per l'umanità.
Un libro da leggere.
Redazione
