La libertà di stampa in Italia è oramai un problema serissimo.
Nel rapporto di Reporters sans frontières l'Italia è precipitata al 56° posto su 180 nazioni valutate in una speciale graduatoria che misura la libertà di stampa e espressione.
Oramai gran parte degli editori, legati in modo indissolubile con il mondo della politica, investono nell'editoria solo per creare e fortificare i legami di protezione politica per altri affari e interessi.
Gli interessi economici, le lobby di potere che coinvolgono tanti editori rendono il giornalismo solo un servizio verso i potenti.
E tanti Direttori di testate nazionali fanno a gara per chi è più solerte nel servire il potere attenendo in tal modo contratti lauti e fortemente sostanziosi.
Da qualche anno è in atto una vera e propria trasformazione radicale del mondo dell'editoria e dell'informazione.
Gruppi imprenditoriali fortissimi che hanno interessi in altri campi sono partiti alla conquista dell'editoria non certamente per ricavarne dei profitti ma sempre più spesso per avere un "peso" da barattare con il ceto politico al potere.
Un "Sistema" dell'informazione che inevitabilmente massacra la Libertà di Stampa che dovrebbe essere in antitesi con il potere e dovrebbe fungere da "controllore" del potere stesso.
Il grande Maestro del giornalismo, Indro Montanelli, amava affermare che il vero giornalismo è quello che assolve al compito di "cane da Guardia" della democrazia.
Ma tale assunto ha un suo significato quando presuppone l'esistenza di una forte opinione pubblica che, informata dei soprusi dei potenti, reagisce attraverso l'esercizio del voto nelle urne frutto di una coscienza civica di una libera scelta e che poi non è altro che l'unica espressione reale di un "Sistema" democratico.
Ma tale coscienza civica non esiste più e, di conseguenza, anche il ruolo di "cane da guardia" del giornalismo è praticamente estinto.
Oggi l'informazione è ridotta solo ad essere il "Megafono" dei gruppi di potere che gestiscono il Paese.
E in tale ottica tanti i Gruppi imprenditoriali che sono impegnati nell'acquisto di organi di informazione.
Alcuni esempi: lo storico settimanale "L'Espresso", un tempo protagonista di clamorose ed importanti battaglie di civiltà e progresso, è oggi di proprietà del Gruppo Ludoil Energy di Donato Ammaturo.
Tutti i quotidiani del Nord Est che facevano parte del Gruppo Gedi sono oggi di proprietà di Enrico Marchi, patron della Finint.
Leonardo Maria del Vecchio ha acquistato il 30% de "Il Giornale" e il gruppo QN che comprende Quotidiano nazionale, Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e le testate online Quotidiano.net e Il Telegrafo.
E, dulcis in fundo, il presidente di Antenna Group, il greco Theodore Kyriakou, erede blasonato di un grande famiglia di armatori, ha acquistato dal Gruppo Gedi controllato da Exor di Jonh Elkann, lo storico quotidiano "La Repubblica" oltre al sito on-line "HUFFPOST" e il mensile "Limes".
Gli interessi economici, le lobby di potere che coinvolgono tanti editori rendono il giornalismo solo un servizio verso i potenti.
E tanti Direttori di testate nazionali fanno a gara per chi è più solerte nel servire il potere attenendo in tal modo contratti lauti e fortemente sostanziosi.
Da qualche anno è in atto una vera e propria trasformazione radicale del mondo dell'editoria e dell'informazione.
Gruppi imprenditoriali fortissimi che hanno interessi in altri campi sono partiti alla conquista dell'editoria non certamente per ricavarne dei profitti ma sempre più spesso per avere un "peso" da barattare con il ceto politico al potere.
Un "Sistema" dell'informazione che inevitabilmente massacra la Libertà di Stampa che dovrebbe essere in antitesi con il potere e dovrebbe fungere da "controllore" del potere stesso.
Il grande Maestro del giornalismo, Indro Montanelli, amava affermare che il vero giornalismo è quello che assolve al compito di "cane da Guardia" della democrazia.
Ma tale assunto ha un suo significato quando presuppone l'esistenza di una forte opinione pubblica che, informata dei soprusi dei potenti, reagisce attraverso l'esercizio del voto nelle urne frutto di una coscienza civica di una libera scelta e che poi non è altro che l'unica espressione reale di un "Sistema" democratico.
Ma tale coscienza civica non esiste più e, di conseguenza, anche il ruolo di "cane da guardia" del giornalismo è praticamente estinto.
Oggi l'informazione è ridotta solo ad essere il "Megafono" dei gruppi di potere che gestiscono il Paese.
E in tale ottica tanti i Gruppi imprenditoriali che sono impegnati nell'acquisto di organi di informazione.
Alcuni esempi: lo storico settimanale "L'Espresso", un tempo protagonista di clamorose ed importanti battaglie di civiltà e progresso, è oggi di proprietà del Gruppo Ludoil Energy di Donato Ammaturo.
Tutti i quotidiani del Nord Est che facevano parte del Gruppo Gedi sono oggi di proprietà di Enrico Marchi, patron della Finint.
Leonardo Maria del Vecchio ha acquistato il 30% de "Il Giornale" e il gruppo QN che comprende Quotidiano nazionale, Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e le testate online Quotidiano.net e Il Telegrafo.
E, dulcis in fundo, il presidente di Antenna Group, il greco Theodore Kyriakou, erede blasonato di un grande famiglia di armatori, ha acquistato dal Gruppo Gedi controllato da Exor di Jonh Elkann, lo storico quotidiano "La Repubblica" oltre al sito on-line "HUFFPOST" e il mensile "Limes".
Mentre il quotidiano "La Stampa" è oggi di proprietà del gruppo SAE guidato da Alberto Leonardis, imprenditore abruzzese che negli ultimi anni ha costruito un network di quotidiani locali rilevati nel tempo dal gruppo GEDI.
Inoltre, il gruppo gestito dal Senatore della Lega, Antonio Angelucci, 81 anni, il Re della sanità romana, continua a gestire le colonne portante della stampa del centrodestra, " Il Tempo", "Libero" e il 70% de "Il Giornale"
Inoltre, il gruppo gestito dal Senatore della Lega, Antonio Angelucci, 81 anni, il Re della sanità romana, continua a gestire le colonne portante della stampa del centrodestra, " Il Tempo", "Libero" e il 70% de "Il Giornale"
Mentre il gruppo del potentissimo Caltagirone, l'ottavo Re di Roma, continua a gestire il "Gazzettino di Venezia", "Il Messaggero" di Roma e "Il Mattino" di Napoli.
Questa è la vera fotografia dell'editoria italiana di oggi e nonostante i fondi per l'editoria che, nella teoria, dovrebbero consentire la pluralità dell'informazione, gli editori puri, cioè non impegnati anche in altri settori differenti, sono oramai estinti.
Resiste ancora qualche cooperativa di giornalisti, qualche quotidiano on - line come lo è lavoceromana.it , ma è ben poca cosa rispetto alla totalità del mondo dell'informazione.
Il giornalismo dovrebbe garantire l'integrità di un vero Sistema democratico.
Ma oggi la Democrazia è solo una parola vuota e nell'ignoranza che dilaga sovrana nessuno si rende conto che la parola Democrazia ( dal greco demos, popolo, e Kratos, potere ) quindi potere al popolo è solo, oramai, una grande Fake News.
E tanti Direttori di testate nazionali fanno a gara per chi è più solerte nel servire il potere attenendo in tal modo contratti lauti e fortemente sostanziosi.
Nel giornalismo si consuma ogni giorno la gara di chi è il più lecchino fra i lecchini, di chi è più adulatore fra gli adulatori.
Altro che giornalismo, altro che democrazia.
In verità il giornalismo e la democrazia sono morte da tempo in un Paese che si avvia sempre più al declino.
Questa è la vera fotografia dell'editoria italiana di oggi e nonostante i fondi per l'editoria che, nella teoria, dovrebbero consentire la pluralità dell'informazione, gli editori puri, cioè non impegnati anche in altri settori differenti, sono oramai estinti.
Resiste ancora qualche cooperativa di giornalisti, qualche quotidiano on - line come lo è lavoceromana.it , ma è ben poca cosa rispetto alla totalità del mondo dell'informazione.
Il giornalismo dovrebbe garantire l'integrità di un vero Sistema democratico.
Ma oggi la Democrazia è solo una parola vuota e nell'ignoranza che dilaga sovrana nessuno si rende conto che la parola Democrazia ( dal greco demos, popolo, e Kratos, potere ) quindi potere al popolo è solo, oramai, una grande Fake News.
E tanti Direttori di testate nazionali fanno a gara per chi è più solerte nel servire il potere attenendo in tal modo contratti lauti e fortemente sostanziosi.
Nel giornalismo si consuma ogni giorno la gara di chi è il più lecchino fra i lecchini, di chi è più adulatore fra gli adulatori.
Altro che giornalismo, altro che democrazia.
In verità il giornalismo e la democrazia sono morte da tempo in un Paese che si avvia sempre più al declino.
Gianfranco Bonofiglio
Direttore lavoceromana.it
Direttore lavoceromana.it
