Il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati dell'8-9 novembre 1987 in Italia ha sancito l'abrogazione delle norme del codice di procedura civile (articoli 55, 56, 74) che limitavano la responsabilità diretta dei giudici.
( nella foto in apertura la prima pagina de "Il Corriere della Sera" del 10 novembre 1987 con i risultati dei referendum )
Con una vittoria netta del "Sì" (oltre l'80%), i cittadini hanno chiesto maggiore responsabilità per i magistrati, portando alla successiva legge Vassalli n. 117/1988.
Il Partito Radicale, il Partito Liberale Italiano e il Partito Socialista Italiano presentarono nel 1987 la richiesta di tre referendum per ottenere la responsabilità civile dei magistrati, l'abrogazione della commissione inquirente e del sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura.
Il Partito Radicale, il Partito Liberale Italiano e il Partito Socialista Italiano presentarono nel 1987 la richiesta di tre referendum per ottenere la responsabilità civile dei magistrati, l'abrogazione della commissione inquirente e del sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura.
Quest'ultimo, di estrema importanza allora come lo è ancora oggi, venne dichiarato inammissibile dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale.
La prima strategia adottata contro i referendum fu quella dello scioglimento anticipato delle Camere per lo stallo che si era prodotto nei rapporti tra DC e PSI: protagonista fu Ciriaco De Mita, che decise le elezioni anticipate per rompere la convergenza di quei mesi tra i partiti laici e in particolare tra Bettino Craxi e Marco Pannella.
La prima strategia adottata contro i referendum fu quella dello scioglimento anticipato delle Camere per lo stallo che si era prodotto nei rapporti tra DC e PSI: protagonista fu Ciriaco De Mita, che decise le elezioni anticipate per rompere la convergenza di quei mesi tra i partiti laici e in particolare tra Bettino Craxi e Marco Pannella.
Fu deciso di fissare le elezioni politiche per metà giugno e i referendum per l'8 e 9 novembre.
A guidare il Governo era allora Giovanni Goria che venne chiamato a Presiedere il Governo 29 luglio 1987 e ne rmase alla guida sino al 13 aprile 1988.
A volerlo fortemente al Governo del Paese fu Riccardo Misasi, allora l'uomo più potente della vecchia Dc.
Dopo le elezioni anticipate, di fronte all'appuntamento referendario, DC e PCI, inizialmente ostili ai quesiti, si schieravano a favore del «sì».
Questo repentino cambio di rotta dei due maggiori partiti derivava dalle implicazioni politiche che poteva provocare una eventuale sconfitta dello schieramento del «no» imperniato sull'asse DC-PCI in contrapposizione a uno schieramento laico-progressista formato da radicali e socialisti.
I referendum abrogativi dell'8 novembre 1987 si conclusero con una netta affermazione dei «sì», che di media nei cinque quesiti raggiunsero circa l'80% delle preferenze.
Dopo la scelta degli italiani circa la responsabilità civile dei magistrati, il Parlamento approvava (13 aprile 1988) la legge n. 117 sul «Risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati», nota come «legge Vassalli», (votata da DC, PCI e PSI) il cui disposto, secondo i radicali, si allontanava decisamente dalla decisione presa dagli italiani nel referendum, facendo ricadere la responsabilità di eventuali errori non sul magistrato, ma sullo Stato, che successivamente poteva rivalersi sullo stesso, entro il limite di un terzo di annualità dello stipendio.
I referendum abrogativi dell'8 novembre 1987 si conclusero con una netta affermazione dei «sì», che di media nei cinque quesiti raggiunsero circa l'80% delle preferenze.
Dopo la scelta degli italiani circa la responsabilità civile dei magistrati, il Parlamento approvava (13 aprile 1988) la legge n. 117 sul «Risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati», nota come «legge Vassalli», (votata da DC, PCI e PSI) il cui disposto, secondo i radicali, si allontanava decisamente dalla decisione presa dagli italiani nel referendum, facendo ricadere la responsabilità di eventuali errori non sul magistrato, ma sullo Stato, che successivamente poteva rivalersi sullo stesso, entro il limite di un terzo di annualità dello stipendio.
Vi è chi sostiene che anche per questo quando arrivò la stagione di tangentopoli dopo quattro anni e quattro mesi, Bettino Craxì pagò anche il fatto di aver avuto l'ardire di proporre dei quesiti referendari che, se non annullati, poi da giochi politici, avrebbero ridimensionato di molto l'enorme strapotere della Casta più potente di sempre, quella dei 9700 togati attualmente in servizio ( solo 12 ogni 100.000 abitanti, la più bassa percentuale in Europa ) che sono il potere "vero, inviolabile e impunito" in caso di errore giudiziario.
Il vero e reale potere nel Paese.
Redazione
