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L'estranea, film di Paolo Strippoli, scritto da Salvatore De Chirico si comporta come un horror a tematica familiare. 

( nella foto in apertura la locandina del film "L'Estranea" )

Quando il diavolo ti accarezza vuole l'anima, si dice. È qui sembra essere proprio cosi: l'estranea seduce e punisce.

Il recitato è coinvolgente e il ritmo non consente distrazione: tutti vogliono conoscere come va a finire.
Tutti vogliono conoscere quel freddo delirio.

L'estranea sbuca infatti proprio come un contenuto delirante che risolve. Si spezza l'incantesimo, si sgretola l'immagine, svanisce il sogno narcisistico della famiglia perfetta. 
Da un trauma "madre" si susseguono traumi che si sommano, e l'estranea diventa una strategia della mente per non soccombere. 
Lei controlla tutto, analizza la sfiga e l'invidia che genera tragedia, offre soluzioni, ricatta e poi pretende. 

Nel film Anna è una madre che vuole proteggere a tutti i costi. Durante il compleanno della figlia Alice, un evento violento e improvviso rompe l'equilibrio: il cane aggredisce la bambina. Per salvarla, Anna accetta un patto con una donna enigmatica. Un patto che sembra una scorciatoia, una soluzione magica al dolore insopportabile.

Vent'anni dopo, la famiglia sembra aver rimosso. Ma un diluvio che non finisce mai su Roma riporta tutto in superficie.

L'Estranea appare come la parte della mente che prende il controllo quando la coscienza non ce la fa più. È elegante, fredda, provocatoria. Non è fuori, è dentro.

Il film ci mostra così il funzionamento del trauma: quando non si può elaborare, la mente produce un personaggio che gestisce al posto nostro. Un personaggio che promette di risolvere, ma che in realtà imprigiona.

Paolo Strippoli racconta con immagini potentissime cosa significa non poter stare nel dolore e dover inventare un altrove per sopravvivere.

Emergono temi delicati in relazione agli schemi familiari: il peso delle aspettative, i copioni, gli schemi e i conflitti fra edipico e non edipico.

Ma soprattutto la rappresentazione cinematografica sembra rappresentare molto bene gli esiti dei traumi complessi o cumulati, quelli che non si elaborano, di come spesso la mente si dissocia e produce parti o voci o aspetti allucinatori per gestire il peso di un dolore che si ripete.

La borghesia che si porta dietro la generazione precedente e i modelli familiari, il tema del riscatto e del valere legato al successo e poi un diluvio che piove su ogni cosa, decreta l'ingresso in una bellissima favola nera,  surreale - dal carattere psicotico.

Giuseppe Femia

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