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Oggi la Libertà di stampa è sempre più a rischio. Querele temerarie, editori prestati all'editoria per salvaguardare altri interessi ed un clima di restaurazione dei poteri forti hanno reso molto difficile il mestiere di "Giornalista" con la "G" maiuscola.

( nella foto in apertura il giovane giornalista Giovanni Spampinato ucciso a soli 25 anni per il coraggio della verità )

Il grande Maestro del Giornalismo, Indro Montanelli, sosteneva che la vera funzione ultima e sacra del Giornalismo era ed è quella di essere "Il cane da Guardia della Democrazia".

Oggi tale funzione è in grande e forte crisi, per tanti motivi.

Ma in onore del "Vero Giornalismo" vogliamo ricordare i nomi e la storia dei nove giornalisti che immolarono la loro vita per la libertà di Stampa, per la lotta alle mafie.

Quella vera e non quella di facciata.

Non per nulla "La Giornata della Memoria dei giornalisti uccisi dalle mafie e terrorismo", istituita per ricordare i cronisti vittime della criminalità e promossa dall'Unione Nazionale Cronisti Italiani si celebra il 3 maggio, in concomitanza con "La Giornata mondiale della Libertà di Stampa".

Giornata istituita nel 1993 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, su raccomandazione dell'UNESCO e si  celebra ogni anno il 3 maggio per commemorare l'anniversario della Dichiarazione di Windhoek, un documento del 1991 sulla promozione di una stampa indipendente e pluralista.

E soprattutto oggi è fondamentale alimentare e mantenere la memoria nel ricordare quell’informazione impegnata a diffondere la "cultura della legalità" e che, anche negli ultimi tempi, è sottoposta a numerosi tentativi di controllo e censura.

Si ripropone nuovamente il dilemma del ruolo reale che il giornalismo militante può assurgere nella lotta per la verità e nella lotta quotidiana per la legalità.

Da esempio è la storia di chi, credendo fermamente nel ruolo del giornalismo nella lotta alla criminalità, nella lotta alle mafie, ha immolato la propria vita.

Nove i giornalisti caduti sotto il piombo della mafia.

Nove storie diverse ma accomunate da un comune tragico destino e dalla comune esigenza di verità.

Dal primo omicidio che risale al lontano 5 maggio 1960 di Cosimo Cristina, collaboratore con  “L’Ora”di Palermo all’omicidio di Beppe Alfano, corrispondente del quotidiano di Catania “La Sicilia” dell'8 gennaio 1983.

E per onore alla memoria, parola in gran disuso per una società che non ha mai coltivato la memoria per come avrebbe dovuto, ne ricordiamo la loro storia:

 



Cosimo Cristina

Nel lontano 5 maggio 1960 il cadavere di Cosimo Cristina di soli 24 anni venne rinvenuto all’interno di  una galleria ferroviaria ed il fatto venne frettolosamente e rapidamente archiviato senza indagine alcuna quale “suicidio”.

Solo dopo alcuni anni il vicequestore Angelo Mangano, divenuto in seguito famoso per l’arresto di Luciano Liggio, volle indagare richiedendo l’esumazione del cadavere per supportare la tesi che non fosse suicidio ma omicidio: Un mistero fra i tanti misteri non risolti delle Madonie di Sicilia.

Pochi giorni prima di morire Cristina pubblicò un articolo su un periodico autoprodotto, “Prospettive Siciliane” nel quale ricostruì un delitto di mafia avvenuto a Termini Imerese.



Mauro De Mauro   

Il 16 settembre 1970 viene prelevato sotto casa a Palermo Mauro De Mauro.

Da allora scomparve nel nulla.

Cronista di razza, per conto del quotidiano del pomeriggio, “L’Ora” di Palermo, venne eliminato molto probabilmente perché aveva scoperto la verità sulla morte di Enrico Mattei, il presidente dell’Eni schiantatosi nel 1962 con il suo aereo nelle campagne di Bescapè, con una dinamica dai mille misteri.

Aveva appena pubblicato una interessante inchiesta sui rapporti fra mafia e gruppi eversivi.

Alcuni pentiti di ‘ndrangheta negli anni scorsi affermarono che il corpo del giornalista era stato seppellito sull’Aspromonte, ma non è stato possibile a tanti anni di distanza, verificarne l’attendibilità.



Giovanni Spampinato

Giornalista de “L’Ora” e “L’Unità” ad appena venticinque anni è stato ucciso il 27 ottobre 1972 mentre era impegnato a far conoscere  con le sue brillanti inchieste l’intreccio di affari, trame neofasciste e malavita nella città di Ragusa.

Per il suo omicidio venne condannato Roberto Cambria , figlio di un alto magistrato, allora Presidente del Tribunale di Ragusa.



Peppino Impastato 

Il 9 maggio 1978, nello stesso giorno in cui venne ritrovato il cadavere di Aldo Moro, venne rinvenuto il corpo dilaniato da un'esplosione di Peppino Impastato, che, pur non essendo iscritto all'albo dei giornalisti, iscrizione che gli venne tributata alla sua memoria, venne ucciso dalla mafia anche per la sua attività di denuncia condotta con “Radio Out”.



Mario Francese

Cronista giudiziario de “Il Giornale di Sicilia”, venne freddato la sera del 26 gennaio 1979.

Fu il primo giornalista a denunciare la pericolosità dei corleonesi di Totò Riina.

Dopo ben 22 anni, nel 2001, sono stati condannati i componenti della cupola che decisero l'eliminazione dello scomodo giornalista.

Riina, Provenzano, Bagarella, Calò, Geraci, Farinella e Greco, l'intero vertice di Cosa Nostra.



Giuseppe Fava 

Giornalista, venne assassinato il 5 gennaio 1984 nei pressi del Teatro Bellini di Catania. Aveva fondato “I Siciliani”, un giornale aggressivo che attaccò frontalmente i grandi gestori degli appalti di Catania, in odor di mafia.



Giancarlo Siani.

Il 25 settembre 1985 viene eliminato dai sicari della Camorra a soli ventisei anni.

Corrispondente de “Il Mattino” di Napoli aveva denunciato alcuni traffici di Torre Annunziata.

Per la sua morte sono stati condannati quali mandanti i boss Valentino Gionta e Angelo Nuvoletta.



Mauro Rostagno

 Il 26 settembre 1988 nelle campagne di Lenz, frazione di Valderice in provincia di Trapani, cade vittima di un agguato in perfetto stile mafioso.

Molte le ipotesi che hanno accompagnato i vari filoni di indagine anche per la complessa personalità di Rostagno, ma, alla fine si è indagato sulla responsabilità di personaggi di mafia come Vincenzo Virga e Mariano Agate, infastiditi per le denunce che Mauro Rostagno diffondeva con la conduzione di una trasmissione televisiva in onda su una emittente privata trapanese.



Beppe Alfano

L’8 gennaio1993 cadeva sull'altare della lotta contro i poteri mafiosi.

Corrispondente del quotidiano “La Sicilia” da Barcellona Porto di Gozzo, un popoloso comune del parco dei Nebrodi in provincia di Messina.

Ebbe il coraggio di pubblicare i lati oscuri dei grandi appalti pubblici dell'asse Messina – Palermo.

 

Nove vite spezzate nel nome della verità.

Nove storie da non dimenticare.

Contro chi vuole un giornalismo imbavagliato ed ossequioso al potere.

 Nove icone per un mondo migliore.

Un mondo possibile.

Contro l'oblio e l'indifferenza.

 

Gianfranco Bonofiglio


 
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