

"Da uomo che ha dedicato la propria vita alle istituzioni e ai valori della sinistra riformista, sento il dovere di intervenire su un tema che riguarda il cuore della nostra democrazia: la giustizia.
La mia adesione alle ragioni del SÌ per la separazione delle carriere non è una scelta contro la magistratura, ma un atto di profonda coerenza con i principi del Giusto Processo sanciti dall’articolo 111 della nostra Costituzione che in qualità di parlamentare DS ho votato convintamente nel 1999 assieme a tutti i parlamentari DS.
Le motivazioni di una scelta riformista.
Voto e sostengo il SÌ per tre ragioni fondamentali:
L'Equilibrio del Processo: Un cittadino che entra in un’aula di tribunale deve avere la certezza di trovarsi davanti a un giudice terzo, equidistante tra l'accusa e la difesa.
La contiguità organica tra chi accusa (PM) e chi giudica (Giudice) rischia di creare un'asimmetria che indebolisce i diritti del cittadino.
La Cultura della Prova: La separazione delle carriere serve a restituire centralità al momento del dibattimento.
Il magistrato giudicante non deve essere condizionato da una comune appartenenza corporativa o associativa con la pubblica accusa, garantendo che la sentenza si basi esclusivamente sulla solidità delle prove.
La Dignità della Magistratura: Valorizzare la specificità dei ruoli significa rendere più efficiente e autorevole il sistema giustizia.
Chi giudica deve essere pienamente autonomo e indipendente da chi è chiamato a svolgere le indagini.
"La sinistra che ho conosciuto è quella che non ha paura di riformare lo Stato per renderlo più vicino ai cittadini. Una giustizia più equilibrata non è un favore alla politica, ma una garanzia per cittadini, in particolare per i più deboli, che sono i primi a subire le disfunzioni di un sistema farraginoso."
HO sempre creduto che la legalità si difenda garantendo la massima trasparenza e l'imparzialità delle procedure.
Separare le carriere significa modernizzare il Paese e allineare l'Italia ai migliori standard europei, superando vecchi steccati ideologici che per troppo tempo hanno bloccato il dibattito.
La Meloni ed il centro destra dovremo mandarli all'opposizione perché non sono adeguati ad affrontare i problemi del Paese, ma questo obiettivo si realizza alle elezioni politiche preparando una alternativa credibile e forte.
Il referendum non è una contesa politica ma un voto di merito su una riforma attesa da anni.
Il mio è un SÌ consapevole,coerente con la storia della sinistra riformista, radicato nei valori del garantismo e della giustizia sociale.
È tempo di avere il coraggio di una riforma che metta finalmente al centro la dignità della persona e l'autentica indipendenza del giudizio.
Una riforma per i cittadini, non per i palazzi".
