Tutto rimane invariato. Dopo ben 4 ore di colloquio "informale, cordiale e di grande fiducia", Antonio Tajani incassa la sua permanenza a segretario degli azzurri almeno sino alle elezioni politiche del 2027.
( nella foto in apertura Gianni Letta, che fra qualche giorno, il 15 aprile, compirà ben 91 anni, da sempre uomo di assoluta fiducia della famiglia Berlusconi )
Probabilmente anche i congressi slitteranno a dopo le politiche. L'unico cambiamento, fra l'altro previsto da tutti, è il cambio nel ruolo di capogruppo alla Camera.
Infatti sembrano molto vicine le dimissioni dell'On. Paolo Barelli, consuocero e coetaneo di Antonio Tajani. Al suo posto probabilmente Giorgio Mulè oppure Deborah Bergamini o Cristina Rossello.
In una nota di Forza Italia, emanata a fine incontro si legge: “Dopo un’ampia panoramica sulla situazione politica, economica ed internazionale e la rinnovata fiducia nel Segretario l’attenzione si è concentrata sul futuro di Forza Italia.
È emersa una visione unitaria e condivisa per il rilancio del movimento nello spirito e con i valori del fondatore Silvio Berlusconi".
Certamente il cambio già avvenuto con la senatrice Stefania Craxi che ha preso il posto di Maurizio Gasparri e quello che avverrà con chi sostituirà Paolo Barelli da capogruppo alla Camera rompe definitivamente quell'asse romanocentrico composto appunto dal trio Tajani - Gasparri - Barelli.
Ed in molti sono convinti che alla fine il partito ritornerà ad una trazione lombarda come era nelle sue origini.
Ma l'aver mantenuto Antonio Tajani alla guida del partito sino alle elezioni del 2027, non aver dato nessun seguito alle giuste esigenze di rinnovamento in un partito che comunque rimane sempre il solito partito - azienda guidato nei fatti oggi dagli eredi di Silvio Berlusconi con la regia del solito e onnipresente Gianni Letta che, nonostante i suoi ben 90 anni, è sempre il consigliere più ascoltato da Berlusconi, prima, e dai suoi eredi, dopo, rischia di appannare l'immagine di un partito che oggi più che mai, per rimanere in vita, deve sapersi giocare l'unica carta possibile, quella di un reale rinnovamento.
L'assenza di un vero decisionismo potrebbe costare caro a Forza Italia.
E il decisionismo tipico dei veri leader non si eredita come si ereditano i partiti - azienda.
Quelle sono doti innate.
Doti che sembrano non abbondare sia per il Vicepremier, Ministro e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, sia per i figli Piersilvio e Marina del fondatore di Forza Italia, Silvio Berlusconi.
Redazione
