Per quanto se ne possa dire è indubbio che il "No" espresso dal Ministro della Difesa, Guido Crosetto, su l'atterraggio di aerei americani sulla base di Sigonella, rispettando comunque gli accordi risalenti al 1954, non potrà che ledere il rapporto idilliaco fra la Premier Giorgia Meloni e il Presidente USA, Donald Trump.
( nella foto in apertura l'immagine - simbolo della notte di Sigonella del 10 - 11 ottobre 1985 )
Una mossa ben studiata dalla Presidente del Consiglio per allontanarsi dall'immagine di eccessivo Trumpismo nel momento in cui oramai la stella di Trump è in abissale discesa.
Ma gli americani non hanno il dono del perdono e del dimenticare le offese ricevute.
Basti accennare all'unico precedente che riguarda Sigonella, il "No" dell'allora Presidente del Consiglio, Bettino Craxi risalente al 1985, quando a guidare l'America era Ronald Reagan.
E nel rammentare quello che accadde allora pubblichiamo la bellissima intervista rilasciata a "Repubblica" da Gennaro Acquaviva, 91 anni, che nel 1985 era il capo della Segreteria di Bettino Craxi a Palazzo Chigi.

Gennaro Acquaviva, 91 anni, socialista, nel 1985 capo gabinetto a Palazzo Chigi con Bettino Craxi e Senatore per più legislature
Quindi una testimonianza di altissimo livello da parte di chi visse quella vicenda da testimone diretto.
"Craxi disse no agli americani
«Sigonella è un’azione della destra americana legata ad Israele per tentare di mettere in difficoltà, fino al fallimento, il governo Craxi-Andreotti, che stava tentando con molta energia, e l’aiuto dell’Europa, di risolvere la questione palestinese».
Cioè?
«Avevamo spinto fortemente per un accordo con la Giordania per dare un territorio ai palestinesi. L’operazione era a buon punto anche se Shimon Peres, premier socialista, venne a Roma per dire che non era d’accordo. Craxi gli spiegò che sarebbe andato avanti lo stesso, con il sostegno di Andreotti, che aveva una formidabile conoscenza della questione».
Non sembra cambiato molto
«All’epoca la destra israelo-americana era in grado di opporsi, adesso è in grado di governare».
Ma Sigonella cosa c’entra?
«Perché gli americani decidono di far atterrare l’aereo con i terroristi a bordo proprio lì? E non a Akrotiri, a Cipro, ben più praticabile?»
Lei che idea si è fatto?
«Gli Usa volevano fare vedere in diretta tv che avevano catturato i quattro terroristi palestinesi, autori dell’omicidio dell’americano Leon Klinghoffer sulla nave da crociera Achille Lauro».
Lo sgarbo a Craxi in che cosa consisteva?
«Nel dargli uno sganassone alla sovranità e rompere la buona intesa con l’Egitto e il mondo arabo».
Reagan e Craxi si parlarono?
«Sì, con la traduzione di Michael Leeden, interprete e politologo, che disse a Craxi che l’aereo sarebbe dovuto atterrare per forza a Sigonella perché aveva finito il carburante».
Era credibile?
«No. Perché doveva andare semplicemente dal Cairo a Tunisi. Intervennero molti intermediari imbroglioni in quelle ore. Per stare tranquilli rispetto alle nostre telefonate con la Casa Bianca, presi l’abitudine per un paio di giorni di andare alla cabina a gettoni di fronte a Palazzo Chigi».
Perché Craxi dice no agli americani?
«Perché toccava alla nostra magistratura occuparsi del processo ai quattro terroristi dato che l’uccisione di Klinghoffer era avvenuta su una nave italiana».
L’aereo con i terroristi era diretto a Tunisi
«Era nei fatti che l’aereo egiziano con copertura diplomatica sarebbe dovuto volare fino alla sede dell’Olp. Tutto questo in cambio della liberazione della nave. Solo dopo si seppe che avevano ucciso Klinghoffer».
Craxi pagò il no agli Usa con Tangentopoli?
«Sono ipotesi. Ma la verità è che Craxi si era messo contro il sistema americano. È possibile che quel pezzo di potere che aveva cercato di metterlo in difficoltà anni dopo consumò una vendetta per essere stato sconfitto a Sigonella».
E che idea si è fatto del no di Crosetto agli americani?
«Crosetto ha fatto appieno il suo dovere, anche se le due vicende non hanno nessun collegamento».
Redazione
