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L'unico a non aver compreso la realtà del momento buio e critico che attraversa la Lega è il Segretario e Vicepremier Matteo Salvini, ed, ovviamente, i suoi yes - man.

( nella foto in apertura il segretario della Lega, Matteo Salvini con la Premier Giorgia Meloni )

Fra qualche settimana la Lega sarà superata nei sondaggi da "Futuro Nazionale" del Generale Roberto Vannacci per il semplicissimo motivo che la Lega con le scelte tutte rivelatesi sbagliate degli ultimi anni da parte del suo padre - padrone, Matteo Salvini, segretario nazionale dal lontanissimo 15 dicembre 2013.

E Matteo Salvini invece di rendersi conto della drammaticità del momento a cosa pensa, al suo vecchio pallino, quello di ritornare sull'ambitissima e amatissima poltrone di Ministro degli Interni.

Nell'ultimo Consiglio Federale non si è deciso nulla di nulla e ancora una volta le istanze nordiste giuste e legittime di Luca Zaia sono state rinviate contiunando a sottovalutarle con Luca Zaia che invece di richiedere un nuovo congresso e guidare il cambiamento continua ad attendere cambiamenti che non arriveranno mai.

Ma, invece, nell'incontro a rilanciare la palla a favore di Matteo Salvini è il Ministro Giancarlo Giorgetti che, superando se stesso,  si distingue nell'affermare addirittura che "se vogliamo che il partito risalga nei sondaggi e riconquisti una sua identità dobbiamo mandare Matteo al Viminale".

E non solo rilancia la poltronissima per Matteo Salvini ma giunge anche ad affermare che "quando si parla nel Consiglio dei Ministri non lo capisco" in riferimento al Ministro Matteo Piantedosi che è ovviamente sulla poltrona in quota Lega e che per il Ministro Giorgetti nella sua azione politica non ha prodotto nulla di favorevole per la Lega.

Quindi, invece di tentare di tutto per il rilancio della Lega la cui azione politica volge al declino con una leadership oramai offuscata si pensa di riportare Matteo Salvini sulla poltrona del Ministero degli Interni.

E risulta anche inspiegabile come possa la Premier Giorgia Meloni in un momento così difficile poter concordare con un cambio di ministero.

Nel frattempo mentre il Titanic "Lega" affonda e i yes - man ballano per compiacere il loro "Capitano" il Generale Roberto Vannacci continua a crescere e l'emorragia locale di consiglieri comunali, assessori, quadri dirigenti e iscritti della Lega verso "Futuro Nazionale" continua.

I quadri dirigenti rimasti fedeli, per ora, a Matteo Salvini, gli devono tutto essendo dei "nominati" che se dovessero essere eletti con le preferenze difficilmente ne prenderebbero oltre qualche sparuta decina.

E sono anche lontanissimi dal popolo della Lega sempre più insofferente, soprattutto quello delle origini, quello della Padania, quello del Nord.

Mentre i quadri dirigenti del Sud, spesso riciclati di altri partiti, in silenzio, attendono gli eventi ma sono prontissimi a varcare il Rubicone e cercare altri lidi.

Matteo Salvini è padrone di sognare poltrone del Ministero degli Interni e il rilancio sul piano elettorale del partito ma continuando nell'immobilismo che ha imposto non potrà che invece giungere alle elezioni del 2027 e rendersi conto con i numeri che la storia della Lega, il partito più anziano fra tutti i partiti d'Italia, con lui al timone non potrà che volgere al termine con, al massimo, un 3%, e senza più alcun peso politico.

Nella storia delle leadership politiche vi è sempre l'inizio e poi negli anni la fine.

La parabola di Matteo Salvini è durata tantissimo, segretario da 13 anni, più volte Ministro, più volte VicePremier ed è giunto il tempo che la Lega possa rinnovarsi con nuove generazioni e possa archiviare la lunga stagione del salvinismo che ha avuto anche i suoi momenti esaltanti, ma come ogni stagione nasce e muore, inevitabilmente.

E non è detto che la crisi della Lega, della leadership di Matteo Salvini, non rappresenti il punto debole dell'intero centrodestra sempre più in pericolo considerata l'inarrestabile ascesa di "Futuro nazionale".

Con la Lega che potrebbe addirittura essere la causa principale di una possibile sconfitta dell'intero centrodestra nelle elezioni dell'autunno del 2027.

Tali affermazioni possono sembrare oggi inverosimili ed esagerate ma la storia insegna che in politica spesso e sovente accade di tutto, anche quello che sembra impossibile.

Redazione

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