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La parola d’ordine, dentro Forza Italia, è una sola: accelerare. E il dossier scelto per rilanciare l’identità politica azzurra è uno dei più simbolici e divisivi della storia repubblicana: la responsabilità civile dei magistrati.
( nella foto in apertura Marina Berlusconi impegnata nel rilanciare la grande battaglia del padre Silvio Berlusconi e di Bettino Craxi )
 
Ufficialmente si parla di “tema da discutere nella coalizione”.
 
Ma tra i dirigenti forzisti il messaggio viene tradotto in modo molto più netto: questa riforma non può più restare congelata.
 
Anche perché, spiegano fonti parlamentari, il pressing arrivato nelle ultime settimane dai vertici del partito sarebbe stato particolarmente forte, fino a diventare una priorità politica da intestarsi prima della prossima stagione di riforme.
 
Dietro il nuovo asse tra il responsabile giustizia di Forza Italia Enrico Costa e il ministro Carlo Nordio, secondo diversi osservatori parlamentari, ci sarebbe anche l’attivismo di Marina Berlusconi, sempre più attenta alle battaglie identitarie del partito fondato dal padre Silvio.
 
Dopo la delusione per il mancato sfondamento referendario sulla giustizia e dopo i recenti cambi negli equilibri parlamentari, l’obiettivo degli azzurri è tornare a marcare il territorio sul tema degli “abusi giudiziari”.
 
Il segnale politico è arrivato direttamente da Costa, che con un post ha rilanciato la necessità di affrontare il nodo della responsabilità civile delle toghe.
 
Toni prudenti in pubblico, ma determinazione crescente dietro le quinte.
 
Lo stesso Costa, nelle ore successive, ha scelto il silenzio: “No comment”, si limita a dire ai cronisti.
 
Una cautela che però non spegne le indiscrezioni su un tavolo già avviato con il ministero della Giustizia.
 
La questione è antica almeno quanto la Seconda Repubblica.
 
Da quarant’anni il centrodestra considera la responsabilità civile diretta dei magistrati una battaglia di principio, legata all’idea che chi sbaglia debba rispondere personalmente delle proprie decisioni.
 
Una linea storicamente osteggiata dall’Associazione nazionale magistrati, che vede invece il rischio di una magistratura intimidita e sottoposta a pressioni politiche continue.
 
Ed è proprio qui che si gioca la partita politica più delicata.
 
Nordio, magistrato di lungo corso e oggi ministro della Giustizia, ha sempre sostenuto la necessità di riequilibrare i rapporti tra politica e magistratura.
 
Ma Palazzo Chigi osserva con prudenza.
 
Giorgia Meloni sa che aprire uno scontro frontale con le toghe potrebbe incendiare il clima politico in una fase già complessa, tra riforme costituzionali e dossier economici.
 
Per questo, nella maggioranza, qualcuno legge il ritorno offensivo di Forza Italia anche come un messaggio interno agli alleati.
 
Tradotto: gli azzurri chiedono più peso politico e più visibilità sulle riforme garantiste.
 
E la responsabilità civile dei magistrati diventa così non solo una battaglia storica, ma anche uno strumento di pressione dentro il centrodestra.
 
Il sottotesto è chiaro: se Forza Italia deve continuare a sostenere compatta le grandi riforme del governo — a partire dalla legge elettorale tanto cara a Meloni — allora pretende in cambio un’accelerazione sui temi simbolo del berlusconismo.
 
In Parlamento, intanto, il dossier ricomincia a muoversi.
 
E nei corridoi della maggioranza c’è già chi parla di un autunno ad alta tensione tra politica e magistratura.
 
Fonte: post su Facebook di " Insieme - Idee e Persone TV "
 

Una battaglia di lunga data e il referedum del 1987

La "Responsabilità civile dei giudici", quel sacrosanto principio che sancisce una responsabilità ben precisa quando un Giudice che decide sulla vita di un uomo sbaglia una sentenza con tutto ciò che implica per la vittima di una ingiustizia.

Quanti suicidi, quante famiglie distrutte, quanti innocenti in galera.

Anni ed anni di errori e tanti, anzi, troppi, i risarcimenti per "ingiusta detenzione".

Ma mai nessun magistrato ha pagato alcunchè.

Una battaglia garantista antica, finora sempre persa.

Correva il lontano 1987, sono trascorsi da allora quasi 40 anni,e il partito socialista guidato da Bettino Craxi organizzò con i radicali di Marco Pannella nelle piazze delle città italiane la raccolta delle firme con i gazebo per il referendum popolare sulla Responsabilità civile dei giudici.

Le firme si raccolsero a valanga senza nessuna difficoltà e il referendum si tenne l'8 novembre 1987 e nel quale gli italiani votarono in massa per la responsabilità civile dei giudici. 

Poi la norma abrogativa imposta con il referendum venne neutralizzata da una nuova legge voluta dal Pci e dalla sinistra Dc che annullò gli effetti del referendum e che preservò il potere sconfinato della magistratura che divenne, qualche anno più tardi, nel 1992, il cardine di tangentopoli guidato sempre dal vecchio Pci per distruggere la Prima Repubblica. 

Anche se poi con l'avvento del berlusconismo il disegno egemonico del vecchio Pci non si concretizzò. 

Chi scrive nel 1987 da giovane componente della direzione nazionale dei giovani socialisti partecipò con entusiasmo alla raccolta delle firme per il referendum abrogativo che sanciva la responsabilità civile dei magistrati. 

Il referendum dell'8 e 9 novembre 1987 sulla responsabilità civile dei magistrati si concluse con una vittoria schiacciante dei "SÌ", che ottennero l'80,21% dei voti validi. 
Gli elettori scelsero di abrogare gli articoli del codice di procedura civile che tutelavano i giudici da responsabilità dirette per errori giudiziari.

L'esito completo del quesito fu il seguente:

Elettori votanti: 65,1% degli aventi diritto

Voti a favore (SÌ): 80,21%

Voti contrari (NO): 19,79%

Quindi la stragrande maggioranza degli italiani votarono convintamente per la "Responsabilità Civile dei Giudici", ma non valse a nulla.

Del resto in Italia la volontà popolare non ha mai contato nulla nei fatti anche se sulla carta lo Stato dovrebbe rappresentare il popolo.

Gli sviluppi successivi

Nonostante il netto verdetto popolare, l'attuazione pratica del responso fu mediata dal Parlamento. La storica battaglia per questo referendum era stata fortemente voluta dal Partito Radicale in seguito al caso Enzo Tortora.

L'anno successivo, tuttavia, fu approvata la Legge Vassalli (L. 117/1988), che impose un filtro: il cittadino danneggiato non poteva citare direttamente in giudizio il magistrato, ma doveva rivalersi sullo Stato, il quale poteva poi rivalersi sul giudice solo in casi di dolo o colpa grave.

Oggi, a distanza di ben 39 anni, la battaglia sacrosanta viene rilanciata da Marina Berlusconi, figlia di Silvio Berlusconi e voce autorevole di Forza Italia.

Chissà se questo Governo avrà il coraggio di attuare una legge così giusta e sacrosanta ma molto delicata.

Il potere legislativo è sempre stato succube del potere giudiziario essendo la politica in Italia poco limpida sul fronte degli affari, delle tangenti, dei finanziamenti illeciti dei partiti e porsi contro la magistratura potrebbe far scattare le tante inchieste sopite e dormienti nei cassetti delle Procure.

Una guerra fra il potere politico e quello giudiziario che ha sempre contraddistinto la fragilità di un "Sistema" democratico che in Italia ha oramai ben poco di democratico.

Redazione

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