( nella foto in apertura Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani )
Non per nulla ben 120 costituzionalisti e non tutti di sinistra hanno firmato un forte appello affinchè si possa riflettere su alcuni punti della riforma che, inevitabilmente, suscitano perplessità e timori sulla tenuta democratica del Paese.
Si disegna con tale legge un "Premierato" di fatto con un premio di ben 70 deputati e 35 senatori su complessivi 600 parlamentari su chi raggiunge il 40%.
In tal modo si configura una maggioranza schiacciante che elimina la maggioranza di garanzia e che potrebbe da sola anche eleggere il prossimo Presidente della Repubblica.
Inoltre la lista saranno integralmente bloccate con pluricandidature possibili in ben 5 collegi.
In tal modo tutti i 600 parlamentari eletti saranno di fatto scelti uno ad uno dai potentissimi segretari di partito che per tale motivo saranno inamovibili a vita e detentori in potere assoluto o monarchico.
All'elettore rimane solo la possibilità di votare un simbolo.
E, infine vi sarà anche l'indicazione del candidato Premier.
Una legge presentata quale forma di stabilità che eccede tale obiettivo e sfocia in un potere immenso per i padri - padroni dei partiti.
In caso di vittoria del centrodestra i figli di Berlusconi, eredi del partito di proprietà, Forza Italia, le sorelle Meloni e Matteo Salvini decideranno i nomi del 60% dei deputati e dei senatori.
Con buona pace di quell'apparente democrazia nel quale oggi viva un Paese, l'Italia, oramai verso una deriva irreversibile.
Per i numerosi professori di Diritto Costituzionale che hanno firmato l'appello si ritiene "necessario esprimere una forte preoccupazione per la proposta di riforma della legge elettorale attualmente all'esame della Camera dei deputati.
Essa presenta rilevanti criticità dal punto di vista costituzionale, a partire da un'impostazione di fondo non conciliabile con i principi della democrazia rappresentativa.
La legge elettorale non è una legge ordinaria come le altre: incide direttamente sul rapporto tra corpo elettorale e Parlamento, sull'eguaglianza del voto e sull'equilibrio complessivo della forma di governo".
Nell'appello si sottolinea anche di come sia "grave il fatto che ancora una volta si vogliano modificare le regole elettorali quasi alla vigilia del voto e soprattutto, dopo il risultato della straordinaria partecipazione al voto referendario, e si voglia costruire un sistema elettorale che anziché combattere l'astensionismo rischia di incrementarlo, con meccanismi quali le liste bloccate e un premio abnorme, che allontanano i cittadini dal voto e dalla partecipazione democratica, trasformando le elezioni in un plebiscito per la scelta di un capo e dei suoi sostenitori".
Inoltre l'indicazione preventiva del Premier "contrasta - affermano i costituzionalisti firmatari dell'appello - con i principi che reggono nel nostro ordinamento la nomina del Governo, che dipende dagli equilibri parlamentari risultanti dalla composizione delle Camere, oltre che dall'esercizio delle prerogative del Presidente della Repubblica, ai sensi dell'articolo 92 della Costituzione e dal successivo rapporto fiduciario con il Parlamento.
È proprio dalla combinazione di questi fattori che scaturisce un Premierato di fatto, prospettiva che dopo il risultato referendario sembrava ormai abbandonata”.
Redazione
