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Altro che cultura della legalità, altro che valori quali l'onestà, la rettitudine, l'osservanza delle leggi.
 
Diciamoci la verità nuda e cruda.
 
Oramai l'Italia è un Paese alla deriva, dall'illegalità diffusa dal modello culturale vincente che è sempre il più furbo, quello che fotte tutti e tutto, quello più in gamba, quello che circola con la propria auto senza assicurazione ( ben 3.000.000 le auto circolanti prive di assicurazione ), quello che si compiace di aver emesso assegni a vuoto, quello che si specializza in "bancarotte fraudolente" e fra questi anche noti parlamentari, quello che non paga le tasse, quello che dichiara falsamente di essere nullatenente per non pagare il ticket e così via...
 
Si potrebbe scrivere un elenco infinito di esempi di atti di illegalità quotidiane divenute oramai "consuetudini abituali" di un Paese che ha smarrito ogni senso etico, ogni morale, ogni valore.
 
Un Paese perduto senza alcuna volontà di migliorare divorato da una dirompente "cultura dell'illegalità", del furbo vincente, del più forte che sopprime il debole, di quello che impone con la sua forza le sue leggi.
 
Un vero Far West dell'arroganza, dell'impunità, dell'abissale ignoranza che ha minato alle fondamenta quello che un tempo era un Paese civile e culturalmente apprezzabile.
 
Basti fare un paragone fra la conoscenza delle regole grammaticali della lingua italiana dei parlamentari della tanta vituperata Prima Repubblica e l'ignoranza cosmica e inconsapevole dei tanti parlamentari che si cimentano in discorsi e affermazioni che dimostrano inequivocabilmente la totale disconoscenza delle regole grammaticali di base e della coniugazione dei verbi per non parlare della sintassi della quale probabilmente ignorano anche il significato del termine.
 
Del resto la cultura, lo studio, la buona educazione, l'essere civile e rispettoso nei rapporti umani in una realtà corrotta e devastata come quella che viviamo ogni giorno sono solo elementi negativi e portatrici di emarginazione, sberleffo e esilio sociale.
 
Il grande Corrado Alvaro che ebbe a vivere in un periodo storico nel quale ancora alcuni valori avevano un loro significato soleva sostenere che "la disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile".
 
Oggi questo dubbio non ha più senso di esistere.
 
Vi è oramai la matematica certezza che "vivere rettamente sia inutile", almeno in Italia.
 
Tenendo sempre nel massimo rispetto chi, credendo nell'aldilà, è convinto che nell'altra vita la rettitudine sia compensata con il Paradiso.
 
E in un simile contesto quale strada percorrere per risalire la china?
 
Una domanda alla quale è oramai impossibile dare una risposta.
 
Un tempo le civiltà che nei periodi della loro decadenza sfociavano nella corruzione e nei disvalori dilaganti giungevano a momenti di rottura che culminavano in invasioni, rivoluzioni e guerre precedute, spesso, da fiaccanti crisi economiche e miseria diffusa.
 
Ne è grande esempio nella storia l fine dell'Impero Romano devastato dalle invasioni barbariche ma, in realtà, già distrutto per vizio e corruzione.
 
Oggi in un mondo globalizzato gestito da un capitalismo planetario contaminato da un diffusissimo "capitalismo criminale" oramai integrato e facente parte del "Sistema capitalistico dominante" nei Paesi dell'Occidente non sono più possibili e pensabili momenti di rottura provenienti dalle masse o da agenti esterni.
 
Probabilmente la corruzione diffusa e ambientale sarà per molti anni ancora il "modello di vita" dominante e vincente per ogni ceto sociale compresi i ceti dominanti i cui esponenti sono catapultati al vertice in virtù delle maggiori capacità predatorie figlie di sistemi corrotti e corruttivi.
 
La competenza, la professionalità, il merito in una realtà basata sulla corruzione non hanno più alcun senso.
 
Saranno ceti dominanti i figli dei corrotti che erediteranno con concorsi truccati e farlocchi le cattedre universitarie, i posti di dirigenti pubblici, le poltrone del "nominati" in Parlamento, ruoli importanti nella sanità, nelle libere professioni e così via.
 
Alimentando in tal modo un vortice di pressapochismo, incultura, disfacimento e imbarbarimento sempre più generalizzato e capillarmente diffuso.
 
Nel Paese delle Banane, della corruzione e dei traffici.
 
Benvenuti nella nuova Italia dell'oggi e del futuro.
 
Gianfranco Bonofiglio
 
 
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