Milano - La povertà non è un’etichetta ridotta alla sola mancanza di risorse economiche. È una condizione complessa, un circolo vizioso alimentato da ostacoli che si accumulano e si rafforzano nel tempo: difficoltà economiche, accesso limitato ai servizi, scarse opportunità educative, esclusione sociale e discriminazione.
( nella foto in apertura in tanti e in fila d'attesa per un piatto di cibo nelle mense per i poveri )
Le opportunità si restringono, le relazioni sociali possono impoverirsi e ciò che inizialmente nasce da una difficoltà materiale rischia di trasformarsi in uno svantaggio più profondo e duraturo. La povertà diventa così, allo stesso tempo, conseguenza dell’esclusione e una delle cause che contribuiscono a perpetuarla.
È proprio su questo terreno che opera Fondazione l’Albero della Vita, da quasi 30 anni al fianco di famiglie, bambini e ragazzi che vivono situazioni di fragilità.
La Fondazione ha Centri Educativi presenti e attivi su 6 città italiane con uno staff di oltre 90 persone, tra psicologi, educatori e altri professionisti.
Una presenza sul territorio costante e continua è ciò che fa davvero la differenza e permette di conoscere le storie, comprendere i bisogni e costruire percorsi di sostegno specifici.
È così che i Centri della Fondazione diventano veri e propri “salvavita” in grado di fornire protezione ed opportunità e di tenere bambini e ragazzi lontano da abbandono scolastico, esclusione sociale, criminalità e comportamenti devianti.
Laboratori tematici, doti sportive, kit scolastici, percorsi di educazione finanziaria, sostegno alla genitorialità, orientamento lavorativo e supporto psicologico sono alcuni degli interventi messi in campo dalla Fondazione a contrasto della povertà.
Laboratori tematici, doti sportive, kit scolastici, percorsi di educazione finanziaria, sostegno alla genitorialità, orientamento lavorativo e supporto psicologico sono alcuni degli interventi messi in campo dalla Fondazione a contrasto della povertà.
Non si tratta soltanto di rispondere a un bisogno immediato, ma di creare le condizioni affinché ciascuno possa riconoscere le proprie capacità e immaginare un futuro diverso da quello che la propria situazione di partenza, e la discriminazione che la accompagna, sembrano prefigurare.
LA POVERTÀ IN ITALIA: I NUMERI E LE DISUGUAGLIANZE
Secondo l’ultimo rapporto Istat, nel 2025 si stima che in Italia siano oltre 2,1 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di individui.
A questa fotografia si aggiunge quella sulla povertà minorile, una questione che riguarda il presente e il futuro del Paese.
LA POVERTÀ IN ITALIA: I NUMERI E LE DISUGUAGLIANZE
Secondo l’ultimo rapporto Istat, nel 2025 si stima che in Italia siano oltre 2,1 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di individui.
A questa fotografia si aggiunge quella sulla povertà minorile, una questione che riguarda il presente e il futuro del Paese.
Sono 1 milione 136mila i minori intrappolati in questo circolo vizioso, che spesso ereditano dalle generazioni precedenti senza concrete vie di fuga (ISTAT, 2025).
Ciò detto, i dati sulla povertà consentono di misurare la dimensione economica del fenomeno, ma non restituiscono da soli il peso delle rinunce quotidiane, delle opportunità mancate e dell’esclusione che possono accompagnare la crescita di un bambino.
Ciò detto, i dati sulla povertà consentono di misurare la dimensione economica del fenomeno, ma non restituiscono da soli il peso delle rinunce quotidiane, delle opportunità mancate e dell’esclusione che possono accompagnare la crescita di un bambino.
È questo ciò che viene evidenziato a livello Europeo da Eurostat, in una pubblicazione del 28 luglio 2025: le persone a rischio di povertà o esclusione sociale riferiscono più frequentemente esperienze di discriminazione percepita rispetto a chi non si trova in questa condizione.
Le differenze riguardano, tra gli altri ambiti, la ricerca di un’abitazione, i rapporti con i servizi pubblici e l’amministrazione, gli spazi pubblici e l’istruzione.
Si tratta di esperienze riferite dalle persone intervistate, che descrivono la percezione della discriminazione e non costituiscono una misurazione diretta di episodi accertati.
“I numeri raccontano quanti sono i bambini in povertà, ma non quanto pesi crescere sentendosi meno degli altri.
“I numeri raccontano quanti sono i bambini in povertà, ma non quanto pesi crescere sentendosi meno degli altri.
È lì che la povertà smette di essere una condizione economica e diventa uno stigma che si tramanda.
Per questo non possiamo limitarci a ricordarla una volta l’anno: uscirne dipende dalle opportunità che una comunità sceglie di garantire, e dalla costanza con cui lo fa.
Un bambino non cambia il proprio futuro perché glielo diciamo una volta, ma perché qualcuno gli dimostra, ogni giorno, che può farlo” ha dichiarato Salvatore Angelico, Presidente di Fondazione l’Albero della Vita.
IL SEGNO DI UNA PRESENZA CHE C’È OGNI GIORNO: LA CAMPAGNA CON FABIO TROIANO SU LA7
È proprio il valore della presenza costante a essere al centro della campagna “Il Segno”, realizzata da Fondazione l’Albero della Vita insieme all’attore Fabio Troiano e in onda su La7 dall’11 al 31 ottobre.
IL SEGNO DI UNA PRESENZA CHE C’È OGNI GIORNO: LA CAMPAGNA CON FABIO TROIANO SU LA7
È proprio il valore della presenza costante a essere al centro della campagna “Il Segno”, realizzata da Fondazione l’Albero della Vita insieme all’attore Fabio Troiano e in onda su La7 dall’11 al 31 ottobre.
La telepromozione porta l’attenzione sulla necessità di esserci ogni giorno accanto alle comunità più fragili, affinché il sostegno non sia un intervento isolato, ma un percorso capace di produrre cambiamenti duraturi.
Essere presenti significa conoscere le persone, riconoscere tempestivamente le difficoltà, costruire relazioni di fiducia e accompagnare bambini e famiglie nel tempo.
Essere presenti significa conoscere le persone, riconoscere tempestivamente le difficoltà, costruire relazioni di fiducia e accompagnare bambini e famiglie nel tempo.
È questa continuità a rendere possibile un intervento, messo a terra quotidianamente dai centri della Fondazione in Italia, che non si limiti ad alleviare le conseguenze della povertà, ma contribuisca a interrompere il meccanismo che la alimenta e la trasmette alle generazioni successive.
Perché la povertà non definisce il valore di una persona e non deve determinare il futuro di un bambino.
Perché la povertà non definisce il valore di una persona e non deve determinare il futuro di un bambino.
Offrire opportunità concrete, sostenere le famiglie e rafforzare le comunità significa rendere possibile un cambiamento che, giorno dopo giorno, può trasformare le prospettive di un’intera generazione.
Per sostenere la presenza costante e l’intervento di Fondazione l’Albero della Vita in Italia DONA QUI
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Ufficio Stampa Fondazione l’Albero della Vita
Redazione
