Tanti giornalisti al servizio della politica lautamente pagati da direttori di testate in mano a editori che si inventano tali solo per compiacere ai loro padrini politici, oggi si dilettano a disquisire sulla terribile vicenda dei quattro lavoratori immigrati barbaramente uccisi arsi vivi nel cosentino.
( nella foto in apertura l'auto a 7 posti bruciata dove sono morti i quattro giovani braccianti )
Ognuno dice la sua senza conoscere minimamente la realtà calabrese.
Una società dall'illegalità diffusa dove le Istituzioni tacciono, dove la politica collusa è assente e dove chi detta legge da decenni agisce indisturbato e impunito.
Il caporalato nelle sue forme più estreme e violente esiste in Calabria da decenni.
Non è altro che uno dei tanti settori dell'economia controllata oramai quasi nella sua totalità dalle mafie che imperano da sempre.
Quelle mafie sulle quali le Procure annaspano, sulle quali vige l'impunità garantita dalla collusione fra politica, istituzioni e pezzi deviati dello Stato che hanno sempre avuto il dominio totale nella Terra di Calabria.
Il Caporalato controllato dalla 'ndrangheta è sotto gli occhi di tutti da decenni.
E nessuno che conosce le dinamiche calabresi può minimamente pensare che i "caporali" che hanno compiuto un gesto così feroce potevano assolvere al ruolo di "caporali" senza l'assenso di chi controlla il territorio palmo per palmo, la 'ndrangheta.
E' ovvio che le nuove mafie provenienti da altri Paesi devono accordarsi con le mafie che controllano il territorio da decenni.
Accordi che prevedono spartizione degli utili e sempre il dominio assoluto della 'ndrangheta.
Questo accade da tempo per lo spaccio della droga e accade anche per tutte le altre attività illecite.
Ovviamente alla luce del sole, a conoscenza di tutti tranne che per la classe politica e le Istituzioni.
E anche il "Caporalato" in vigore da decenni vive di complicità e del silenzio di chi dovrebbe controllare, con le imprese agricole che ne approfittano e con tutta una filiera di corruzione diffusa che è il vero modello di una società consegnate alle mafie.
Se ne parlerà per qualche giorno e tutto tornerà come sempre.
In tanti saranno i politici pronti ad indignarsi, tanti i "soloni" pronti a pontificare, ma il "Caporalato" continuerà ad essere una delle attività che rimpingua le casse sempre più floride di quella "economia capitalista gestita dalle mafie imprenditrici" che detiene il potere, quello reale.
Il Caporalato è da sempre e sempre sarà una delle tante attività controllate dall'impero mafioso.
Attività che si coniuga con lo spaccio di sostanze stupefacenti, con il controllo del gioco e delle scommesse, con il riciclaggio di denaro sporco, con le migliaia di bancarotte fraudolente, con il traffico sempre più redditizio di rifiuti tossici, con la sparizione e i furti continui di medicinali oncologici che poi vengono rivenduti all'estero e che fruttano milioni di euro, con le tangenti che fioccano nel mondo della sanità, con i lavori pubblici infiniti gestiti da decenni dalle solite imprese in odor di mafia e tanto tanto altro.
Un elenco infinito che sancisce la vittoria assoluta delle mafie in un territorio che lo Stato ha consegnato all'illegalità.
Una storia, quella dei poveri giovani migranti uccisi, che conferma l'assurdità di una escalation di violenza e di illegalità diffusa che oramai rappresenta la vera cancrena non solo della Calabria ma dell'intero Paese.
Un Paese che ha distrutto ogni morale, ogni etica, ogni valore e che vive di corruzione e di illegalità.
Un Paese che vive un tragico presente e che ha distrutto finanche le speranze delle nuove generazioni che, giustamente, continuano ad andarsene altrove per realizzare i loro sogni e le loro sacrosante aspirazioni.
