Il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del ministro della Salute Orazio Schillaci, il disegno di legge delega per la riorganizzazione e il potenziamento del Servizio sanitario nazionale (SSN).
( nella foto in apertura il Ministro ella Salute, Orazio Schillaci )
Un intervento strutturale che punta a rendere il sistema sanitario più efficiente, moderno e vicino ai bisogni dei cittadini, rafforzando l’integrazione tra ospedale e territorio e introducendo nuovi modelli organizzativi.
«Vogliamo un Servizio sanitario nazionale più capace di rispondere ai fabbisogni assistenziali dei cittadini – ha dichiarato il ministro Schillaci – garantendo maggiore uniformità nell’erogazione delle prestazioni, nel rispetto dei principi di equità, continuità assistenziale e umanizzazione delle cure».
Ospedali di terzo livello e riduzione della mobilità sanitaria
Tra le principali novità della riforma figura l’aggiornamento della classificazione delle strutture ospedaliere, con l’introduzione degli ospedali di terzo livello, centri di eccellenza con bacino di utenza nazionale o sovranazionale, pensati per ridurre la mobilità sanitaria e garantire standard elevati su tutto il territorio.
Accanto a questi, il provvedimento prevede l’individuazione degli ospedali elettivi, strutture per acuti prive di pronto soccorso, destinate ad accogliere pazienti non urgenti trasferiti da ospedali di livello superiore. L’obiettivo è migliorare l’appropriatezza delle cure e ottimizzare l’uso delle risorse ospedaliere.
Territorio e presa in carico dei pazienti fragili
La legge delega dedica ampio spazio al rafforzamento dell’assistenza territoriale, con particolare attenzione alle persone non autosufficienti, alla continuità assistenziale e alla promozione della domiciliarità. Sono previsti standard di personale e nuovi modelli di presa in carico per pazienti con patologie croniche complesse e avanzate, oltre al potenziamento delle cure palliative.
La riforma punta inoltre a valorizzare le buone pratiche clinico-assistenziali e organizzative, rafforzare l’integrazione tra sanitario e socioassistenziale, riordinare i servizi di salute mentale e promuovere la bioetica clinica come strumento di umanizzazione delle cure. In questo contesto si colloca anche il riordino della disciplina dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, chiamati a svolgere un ruolo sempre più centrale nella sanità territoriale.

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Più flessibilità per i medici e lotta alle liste d’attesa
Parallelamente alla riforma, Forza Italia ha presentato un emendamento per superare il regime di incompatibilità che, dal 1991, limita la possibilità per i medici del SSN di svolgere attività aggiuntive in altre strutture pubbliche o private convenzionate. Una proposta che punta a ridurre le liste d’attesa consentendo ai professionisti, su base volontaria e retribuita, di offrire ore di lavoro aggiuntive.
Il ministro Schillaci ha definito «anacronistico» il modello del contratto fisso di 38 ore settimanali, aprendo a una maggiore flessibilità organizzativa e contrattuale. Secondo i promotori, anche una partecipazione parziale dei medici potrebbe generare milioni di prestazioni aggiuntive ogni anno, senza ricorrere a nuove assunzioni.
Un’opportunità per le Regioni in difficoltà, come la Calabria
Le nuove misure potrebbero rappresentare un’opportunità concreta anche per le Regioni che soffrono una grave carenza di personale sanitario, come la Calabria.
In questo senso si inserisce la recente richiesta del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, di facilitare il reclutamento di medici provenienti dai Paesi dell’Unione europea e da Paesi extra UE, per fronteggiare le criticità strutturali del sistema sanitario calabrese.
L’introduzione di modelli organizzativi più flessibili, la revisione delle incompatibilità e il rafforzamento del ruolo del ministero nella governance del SSN potrebbero agevolare l’inserimento di professionisti stranieri, rendendo più attrattivo il sistema pubblico e contribuendo a colmare i vuoti di organico negli ospedali e nei servizi territoriali.
Una strategia che, se accompagnata da percorsi di integrazione e riconoscimento delle competenze, potrebbe incidere positivamente sulla qualità dell’assistenza e sulla riduzione della mobilità sanitaria verso altre regioni.
Il confronto con i professionisti
Dal mondo medico e dei sindacati arrivano segnali di apertura ma anche richieste di coinvolgimento. Cimo-Fesmed ha accolto favorevolmente l’ipotesi di una maggiore liberalizzazione della professione medica, mentre Anaao ha ribadito che nessuna riforma potrà essere efficace senza il pieno coinvolgimento dei professionisti sanitari.
Il percorso legislativo è solo all’inizio: i decreti attuativi dovranno essere adottati entro il 31 dicembre 2026. La sfida del Governo è quella di trasformare queste riforme in strumenti concreti per ridurre le disuguaglianze territoriali e rilanciare un Servizio sanitario nazionale che resti universale, ma più flessibile, integrato e capace di rispondere alle esigenze dei cittadini, soprattutto nelle aree più fragili del Paese.
Ettore Piero Valente
