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Negli ultimi vent'anni, il potere territoriale si è lentamente sgretolato. 

( nella foto in apertura politici di altri tempi ed altra levatura, Enrico Berlinguer, Giulio Andreotti e Bettino Craxi )


I Comuni, un tempo centri di politica vera, sono visti ormai come luoghi che contano sempre di meno. 

Le Regioni, ridotte a un circolo di Yes man.

Un tempo c’erano presidenti di Regione che mettevano in imbarazzo i ministri. 

Ex parlamentari, ex ministri, figure di peso che conoscevano i meccanismi del potere e li sapevano usare. 

Non erano lì per decorazione, ma per dettare l’agenda, e sopratutto per essere ben visti e ben voluti da tutti, nessuno escluso.

Talvolta amati anche dai rivali politici.


E i Comuni? Non se la passano meglio. 

Un tempo erano laboratori politici, centri di innovazione, territori da cui partivano sindaci destinati a diventare a volte anche leader nazionali. 

Oggi, i sindaci devono fare i contabili. 

Le casse sono vuote, i margini di manovra azzerati. 


Una volta le squadre regionali e comunali erano vere e proprie centrali di potere. 

Avevano un’identità, una visione. 

Si muovevano in modo strategico, avevano interlocutori a tutti i livelli. 

Oggi, nella migliore delle ipotesi, sono macchine elettorali.

Gli uomini e le donne che le guidavano avevano un passato, un presente, e una reputazione.

 

E allora la domanda è: possiamo permetterci un Paese senza Comuni forti e senza Regioni forti ?

Nel frattempo, però, ci resta solo la memoria di quei nomi che ancora oggi, quando li pronunciamo, fanno sollevare il sopracciglio e dire:
"Eh, quelli sì che contavano davvero”

“Eh, quello era un grande persona”

“Eh, ti ricordi quando c’era lui”.

Carlo Maria Mazzei

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