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E' trascorso un anno dalla perdita di Lorenzo Infantino. È stato ricordato alla Luiss. Tanti relatori. Ovviamente sono state dette molte belle cose da persone di grande spessore.

( nella foto in apertura Lorenzo Infantino, ( Gioia Tauro, 8 gennaio 1948 - Roma, 18 gennaio 2025 ) filosofo, sociologo e economista riconosciuto a livello internazionale )


Ovviamente, non tutte avevano la stima personale di Lorenzo ma sicuramente tutte ne hanno parlato non solo bene, ma in modo molto competente.

Eppure mai nella pienezza della ricerca e dei risultati scientifici.

Quel che non si riesce a dire con chiarezza è che in Italia e probabilmente in Europa a nessuno è mai venuto in mente di definire una teoria dell'azione umana sistematica e presentata come tale.

A Lorenzo Infantino questo successo scientifico è riuscito.

Può sembrare strano da dire, ma Infantino era un timido e uno studioso vero.

Ovviamente non aveva nessuna remora a parlare in pubblico. Ma restava molto al di qua di quel che aveva prodotto. La sua opera non era solo dedita a ripetere con altre parole quel che avevano scritto i grandi del pensiero liberale ma anche di quello socialista.

Né si può ridurre la sua opera di critica al totalitarismo a mera critica ai sistemi socialisti, che in Italia chiamiamo comunisti.

Nella critica Infantino aveva adottato linee comuni anche a Luciano Pellicani, in principio.

Man mano che la sua conoscenza di Menger, Mises ma soprattutto di Hayek, progrediva, le critiche sono diventate sempre più affilate e precise.

Nel panorama italiano non c'è nulla di simile.

La grandezza di Infantino fu di riuscire ad andare molto oltre l'analisi di Pellicani.

Lui diceva che Luciano si era fermato sull'uscio per tradizione. Forse per incapacità di recidere il legame con sistemi di pensiero che sapeva perfettamente essere sbagliati, cioè non funzionanti.

Erano amici e nutriva profondo rispetto per Pellicani, ovviamente. Scientificamente le loro strade si separarono più di trent'anni fa. Anche se i loro confronti erano continuati.

Mi raccontava che quando alcuni amici, tutti o quasi accademici si incontravano, era uso tra loro domandare: 'Dov'è Lorenzo?'

E Pellicani rispondeva: 'Dove può essere? A studiare.'

E in effetti, quando morì in casa, da solo, per un malore improvviso e impossibile da prevedere, considerato che era ai limiti della ipocondria, era con i suoi libri, a studiare.

Lo so perché ci sentivamo abbastanza spesso. Mi chiamava quando leggeva i miei articoli su l'Opinione o su una chat di analisti dove eravamo entrambi.

Se trovava uno spunto interessante mi chiamava per parlarne.

Ovviamente mi rimproverava una certa prolissità, confermata da queste righe.

Insomma, la sera della sua morte mi scrisse per dirmi che non poteva leggere subito l'articolo. L'avrebbe fatto più tardi. 'Sai Claudio non sto bene'.

Risposi 'Ma figurati, Lorenzo. Influenza? In questo periodo capita'. O qualcosa del genere. Fausto mi chiamò il giorno dopo per chiedermi da quanto non lo sentissi.

E dopo qualche minuto di precisazioni mi spiegò: 'Claudio, non c'è più'. Brutto colpo.

Ad ogni modo, Lorenzo restava. La sua scoperta, ancorché poco riconosciuta per inconsapevolezza nella comunità scientifica, influenzerà le scienze sociali a lungo.

È il figlio che Lorenzo stesso non sapeva di avere generato. La sua creatura che resterà.

Perché parlo di teoria dell'azione umana di Lorenzo Infantino?

Perché aveva isolato alcuni aspetti di tantissimi autori, difficili da considerare tutti insieme e li aveva mescolati e resi organici tra loro.

Un'allieva che ebbi anni fa, ebbe modo di dirmi 'Claudio, tu sei l'unico che mi abbia dato una definizione di felicità che ancora ricordo.'

Un gran complimento. Immeritato, però. Quella Intuizione era di Lorenzo. Felicità è coincidere con sé stessi, Ortega y Gasset.

Questa coincidenza Lorenzo la mise insieme alla teoria dei cerchi sociali di Georg Simmel. Risultato: la felicità è quando i cerchi sociali, l'Io e la circostanza di Ortega, coincidono.

Un'immagine nitida, chiara, esplicativa: i cerchi coincidenti. Che equivalgono alla fase rivoluzionaria o all'amore. Laddove non ci sono differenze, laddove tutto coincide, si guarda il paradiso. Nulla è impossibile.

Salvo poi scoprire che quella condizione umana è transitoria e anche poco rispondente alla realtà. Come si può capire? Attraverso Weber e l'azione razione rispetto al valore. Non sempre abbiamo uno scopo. Abbiamo sempre un valore da perseguire. In quel valore, riponiamo l'amore.

Una razionalità, quella nell'amore che perde concretezza e rende possibile annullare il futuro per un'idea, una persona, un feticcio.

Una situazione rarissima e che è considerata pericolosa da chi ci sta vicino. Un rivoluzionario, come un innamorato, è capace di qualsiasi cosa. Perché non ha freni. È in paradiso. E chi non sta con lui/lei è nemico.

E ricordo perfettamente, tanti anni fa, dire: 'ebbene signori, è per questo che possiamo dire che l'amore non esiste.'

Un collega di allora si alzò in piedi e protestò: 'lei offende una vita di amore tra i miei genitori!'

Lui sorrise divertito: 'Non era mia intenzione. Ma lei può dirmi se i suoi genitori sono in questa situazione da quando si sono conosciuti? Perché vede, la coincidenza con sé stessi è una situazione difficile.

Restare esattamente nel pieno del mondo delle impossibilità, tipico dell'innamoramento, rende la vita in società impossibile. A parte i suoi genitori, evidentemente. Che però l'hanno portata a frequentare questo luogo meschino che chiamiamo università.'

Ora, può darsi che io abbia aggiunto qualcosa di mio a questo botta e risposta. Non ho appunti specifici ma solo un ricordo. Eppure qui c'era già in nuce l'organicità della teoria dell'azione umana di Lorenzo Infantino.

Non è possibile capire appieno la storia economica e la capacità analitica di Adam Smith della Teoria dei Sentimenti Morali. Lorenzo diceva in continuazione che riferirsi alla 'Ricchezza delle Nazioni' era riduttivo.

L'opera più importante di Smith era stata l'altra. Per capire il pensiero di Smith o meglio, per averne conferma, il mondo ha dovuto attendere che negli anni 60 il mondo superasse la capacità di consumo dell'umanità.

Una situazione che non è mai più stata abbandonata. Come abbia fatto Smith ad avere questa intuizione in un'epoca nella quale la concorrenza perfetta era impossibile oltre che inesistente, è un mistero scientifico.

Eppure accadde. Ma mancava un tassello: perché scegliamo alcuni prodotti e non altri?

Per non allungare il brodo troppo, posso riferirmi alla definizione di amore che Lorenzo rubò a Ortega ma che perfezionò mirabilmente.

E non troverete né in Mises né in Hayek una chiarezza paragonabile a quella che potete trovare in Infantino. Né troverete un risultato scientifico di questo spessore in nessun pensatore, sociologo, epistemologo né in Italia né all'estero.

L'agire razionale è volontario ed è mosso dai sentimenti. Tutto si incastra perfettamente, nel quadro che Infantino aveva saputo mettere insieme. Mises, ma soprattutto Hayek furono la prova scientifica della giustezza dell'impostazione del mio prof e amico. La controprova della teoria dell'azione umana e della felicità di Infantino.

Ma perché una teoria sia scientifica occorre che funzioni. Una teoria vera in astratto ma che non funziona in pratica è sbagliata.

Lorenzo non si cimentò mai in uno scritto che desse questa conferma. Nel mio piccolo, ogni settimana, ne dò un esempio. Con analisi che funzionano. Lui aveva preparato un saggio breve che Rubettino ha deciso di pubblicare in questi giorni con il titolo: La reazione totalitaria.

Lì troveremo proprio quella conferma scientifica alla teoria dell'azione umana infantiniana.

Avevamo parlato di questo lavoro pochi giorni prima che morisse. Mi aveva chiamato per dirmi che aveva avuto l'intuizione che Trump era l'onda anomala del pensiero occidentale che sarebbe stato strumento per l'affondo della reazione totalitaria contro la società aperta.

Poiché il sottoscritto è presuntuoso, gli risposi che a mio avviso più che di onda anomala avremmo dovuto parlare di tracimazione trumpiana, figlia della stasi del pensiero contemporaneo che fa da lievito ai nuovi totalitarismi. La paralisi come premessa del totalitarismo contemporaneo.

Lui mi redarguì: 'Claudio, mi è venuta in mente l'onda anomala ma capisco quello che intendi. C'è solo un problema: tu spieghi delle idee, io devo trasformarle in scienza.'

Non abbiamo avuto modo di riparlarne. E francamente non so se io abbia influenzato lui, il mio maestro.

So che ne aveva parlato con Pietro Reichlin e con Simona Fallocco che ho incontrato una sola volta solo per stringerle la mano.

Spero che nelle introduzioni del libro questo concetto sia arrivato perché è l'ultima intuizione che Lorenzo ha potuto regalarci, prima di poter evidenziare con chiarezza che la sua teoria era organica e completa.

Ovviamente, spingevo perché lo dichiarasse apertamente. I suoi strumenti di analisi sono preziosi. E quegli strumenti li aveva creati lui. Era arrivato molto oltre rispetto a quanto lui stesso potesse immaginare.

E devo dire la verità: sono estremamente contento di essere stato oltre che allievo, un amico col quale condividere camomille al bar Flamingo di Via Livorno.

Ciao Lorenzo.

E grazie mille a nome della comunità scientifica che a mio avviso ancora non ha capito appieno la portata della tua opera.

Che è stata davvero straordinaria e per tanto tempo ancora inarrivabile.

E se vi fa piacere, tra qualche giorno, comprate il suo ultimo saggio 'La reazione totalitaria'.

Sarà una chiave di lettura straordinaria per capire cosa sta accadendo alla società globale di oggi che vuol essere spinta dai totalitari verso un nuovo isolamento, per ignoranza, per cupidigia, per stupidità, per inerzia, per mancanza di coraggio, anche scientifico.

Lorenzo di coraggio scientifico ne aveva da vendere.

E lo esercitava tra i libri e lo studio che praticava senza sosta.

Claudio  Melchiorre

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