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Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell’Ordinamento.
Rebibbia, 16 novembre 2025 – 320° giorno di carcere.

nella foto in apertura Gianni Alemanno, già Sindaco di Roma e già Ministro della Repubblica )


"Da qualche tempo una nuova immagine inquietante attraversa i nostri occhi: Franco D. R. che vaga per il reparto con in mano una sacca di plastica più o meno piena di urina, collegata al catetere che si porta addosso con il tubicino che entra nei suoi pantaloni.

78 anni, invalido civile al 90%, malato di cuore e portatore di PaceMaker, Franco ha un tumore benigno alla prostata che bisognerebbe operare.

Dopo la prognosi a maggio, è stato messo in lista cinque volte per preparare l’operazione, ma non è mai arrivato all’Ospedale Pertini perché mancano le scorte per accompagnarlo.

Ogni volta che ci vede, ci viene incontro ostentando la sua sacca piena di urina e chiedendoci di parlarne.

Ed eccoci qui a darvi l’ennesimo pugno nello stomaco con immagini dal carcere che sembrano uscite da qualche reportage in zone di guerra.

Voi a questo punto penserete che Franco abbia commesso chissà quali reati di sangue per giustificare il fatto che sta in carcere veleggiando verso gli 80 anni e in queste condizioni di salute.

Ma in realtà questi reati di sangue non ci sono, c’è una condanna per traffico di stupefacenti e per falsificazione di documenti, reati uniti con un’associazione a delinquere che ormai non si nega a nessuno.

Sta in carcere da 6 anni, ne deve scontare altri 4, mi spiegate perché non lo mandano a scontare la pena ai domiciliari (come previsto dalla legge per tutti coloro che superano i 70 anni), dove potrebbe sopravvivere e curarsi a spese proprie? Forse qualcuno teme che si rimetta a trafficare stupefacenti, a quasi 80 anni e con la sacca dell’urina sotto il braccio?

L’immagine di Franco con la sacca dell’urina appesa fa il paio, nello stesso reparto, con quella di Giuseppe C. che gira tenendosi con la mano l’ernia inguinale espulsa, un malloppo grande quasi quanto un pugno, che è immediatamente visibile agli occhi, per cui è inutile la mano per sentire quanto è grossa la sua ernia, ma noi, che non siamo medici, abbiamo invitato a mettere la mano per sentire quanto è grossa la sua ernia.

Veniamo a San Tommaso: ci siamo sottratti alla prova, credendogli sulla parola.

Anche Roberto C., coetaneo di Franco, si trova nella stessa condizione, anche se un po’ più decorosa.

Ne avevamo parlato il 2 giugno scorso e non ci dilungheremmo troppo, ma anche Roberto continua a non stare bene: due volte ricoverato ai polmoni per asportare dei tumori, un’ischemia al cervello, gambe che si gonfiano, facendolo camminare a stento, non si riescono a fare, sempre per mancanza di scorte, gli esami che occorrono.

Gli esami medici prescritti non si riescono a fare.

Forse sarebbe cosa ovvia mandare Roberto ai domiciliari, nonostante abbia già scontato, per un reato di piccolo spaccio, più di 3 anni di carcere e gliene rimangano meno di 4 (superando così la soglia degli ottant’anni).

Ma il più vecchio di tutti rimane Antonio R., 88 anni, in carcere dal 2022 per una condanna definitiva a 12 anni di reclusione per un omicidio commesso nel 2018, quando uccise un suo figliastro tossicodipendente che, per l’ennesima volta, lo stava aggredendo per rubargli i suoi ultimi soldi.

Antonio è già stato rimesso in libertà mentre era in attesa di giudizio, quindi già all’epoca non era stato considerato pericoloso socialmente, ma nonostante le ripetute istanze al magistrato di sorveglianza, sta ancora in galera, in attesa dell’ennesimo ricorso in Cassazione.

Le sue condizioni di salute peggiorano, come è stato certificato dalle autorità sanitarie, per ipertensione arteriosa, cardiopatia ipertensiva, episodi di ortocena extrasistolica, esofagite, artrosi, insufficienza venosa con problemi agli arti inferiori, patologie per le quali il carcere non offre possibilità di cura adeguate.

Se non verrà rimandato rapidamente ai domiciliari, Antonio morirà in carcere, spegnendosi per le sue malattie o togliendosi la vita, come ci ripete ogni volta che ci incontra. Perché? Quale funzione rieducativa può avere la pena per chi ha 90 anni?

Ma possiamo parlarvi anche di persone detenute più giovani. Marco A., 37 anni, si è rotto un braccio il 29 agosto scorso mentre stava al reparto G11.

Dopo due giorni di attesa viene finalmente ingessato all’Ospedale Pertini e dovrebbe tornare per una visita di controllo la settimana successiva, ma per quattro volte l’appuntamento salta per mancanza di scorta.

Dopo un mese e mezzo è stato trasferito a G8, arriva in ospedale, dove constata che l’ingessatura non ha funzionato e gliene fanno un’altra, in attesa di un’operazione per la ricomposizione della frattura.

Saltano altre tre visite per mancanza di scorta, quindi l’11 novembre lo visitano di nuovo, gli dicono che il callo osseo non si è formato, ma è meglio non operare e gli mettono un tutore rigido.

Morale della favola: dopo due mesi e mezzo, Marco ha ancora il braccio al collo per una banale frattura e non si intravede ancora nessuna guarigione. Uscirà dal carcere con un braccio menomato… per mancanza di scorte?

Non tutto va così male: Francesco R., dopo mesi di attesa e dopo che ne avevamo parlato nel Diario di cella del 10 agosto, ha ricevuto la visita addirittura del Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, insieme al consigliere regionale Pino Giannetti, ottenendo così il ricovero in ospedale per il trapianto di rene che gli salverà la vita.

Il 14 dicembre sarà celebrato da Papa Leone XIV “il Giubileo dei Detenuti” nella Basilica di San Pietro.

Si parlerà di Franco, Giuseppe, Roberto, Antonio, Marco, Francesco e di tutti gli altri derelitti che non riescono ad ottenere né cure sanitarie adeguate, né la possibilità di scontare la pena ai domiciliari per potersi curare per conto proprio.

Si racconterà la realtà vera delle carceri italiane, dove magistrati, Autorità penitenziaria e medici fanno lo scarica barile tra di loro? Dove il sovraffollamento rende ogni cosa, anche la più essenziale, così difficile da diventare irrisolvibile?

Le persone detenute non possono non sperare in Sua Santità Papa Leone XIV, successore di Pietro".

Lettera firmata da:

Gianni Alemanno e Fabio Falbo

( Fonte: pagina Facebook di Gianni Alemanno )

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