Come si può vedere dalla tabella, da quasi un anno il sito ufficiale dell’Asl Roma 2 non aggiorna più i “Tempi Attesa Mensili per Struttura Ambulatoriale”. Lo faceva da anni, insieme all’Asl Latina, le uniche 2 aziende sanitarie laziali che rendevano pubblici i monitoraggi interni delle liste d’attesa.
Nell’ultimo che ha pubblicato, risalente al febbraio scorso, l’attesa per una priorità breve (da effettuare entro 10 giorni secondo la legge) si moltiplicava per ben 35 volte per le risonanze magnetiche all’ospedale Pertini (351 giorni di fila) o per 34 volte per un ecocardiogramma con cicloergometro (326 giorni).
Ma anche per fare l’esofagogastroduodenoscopia al Cto (343 giorni), un ecocardiogramma al Sant’Eugenio (316), una spirometria al Villaggio Prenestino (315) o una visita diabetologica al poliambulatorio Cartagine.
Si contavano, in quel monitoraggio, 35 appuntamenti con un anno esatto di fila, segnati in rosso nell’agenda dalla stessa azienda (365 giorni di fila per una colonscopia al Sant’Eugenio, per l’esofagogastroduodenoscopia al Pertini, per una mammografia al Cto, per un ecocardiogramma a Casal Bertone, per le visite dall’otorino e dal dermatologo a Torrenova, dal ginecologo a Santa Caterina e quella endocrinologica al Casale De Merode).
Questa era la situazione nel febbraio scorso: per quale motivo il monitoraggio non viene più aggiornato da quasi un anno?
LA RIFORMA
Ora, a partire dal prossimo febbraio, la Regione Lazio cambierà i criteri geografici per la fissazione degli appuntamenti per le prestazioni ambulatoriali.
Dopo le accuse lanciate da Report (“Sulle priorità Brevi e le Differibili sulle visite siamo circa al 40% di rispetto della tempistica assegnata”, ha denunciato nel novembre scorso il programma di Rai3) verrà ristretto quell’ambito di garanzia su tutta la Regione che, secondo la redazione di Sigfrido Ranucci, ha portato “il Lazio alla più bassa percentuale di accettazione delle prestazioni offerte del Cup”.
Con “65mila prestazioni in ritardo grave (tra 6 mesi e 1 anno) e gravissimo, ossia oltre l’anno”.
Dal primo febbraio, però, i primi appuntamenti per le visite specialistiche e gli esami diagnostici non verranno più ricercati su base regionale: la proposta dovrà essere avanzata dal Centro unico per la prenotazione (Cup) nell’ambito dell’Asl di residenza del paziente.
O, “in seconda istanza, al fine di garantire l’erogazione delle prestazioni nei tempi previsti, anche alle Aziende Sanitarie limitrofe e/o raggiungibili in base alle infrastrutture esistenti”.
Quindi, per i residenti di Roma, il primo tentativo di ricerca sarà fatto dal Cup nell’ambito dell’Asl di residenza del paziente e poi, in seconda battuta, nelle altre 2 Asl capitoline.
FUORI ROMA SU 2 PROVINCE
Però negli altri 4 quadranti in cui è stato suddiviso il territorio regionale la ricerca potrà arrivare ad estendersi fino a 2 province (mentre nelle altre Regioni l’ambito di ricerca è limitato quasi sempre alla sola provincia di residenza del paziente).
Nel Nord Ovest laziale, invece, la ricerca della data utile sarà effettuata tra le agende delle strutture sanitarie dell’Asl Viterbo e in quelle dell’Asl Roma 4 poi, in ultima istanza, in quelle delle 3 Asl capitoline.
Ma nelle 3 aziende sanitarie romane verranno estese le ricerche di tutti gli altri 4 quadranti laziali.
Per fissare gli appuntamenti nel quadrante Nord-Est, nel caso in cui non ci sia posto nell’Asl Rieti. Stessa cosa nel Sud-Est: senza disponibilità nelle Asl Frosinone e Roma 5 si cercherà nelle 3 Asl romane.
Idem nel quadrante Sud Ovest: se non ci saranno date utili nelle strutture delle Asl Latina e Roma 6 il Cup cercherà tra le agende delle 3 Asl capitoline.
Fuori dal Raccordo, dunque, si rischierà di far percorrere decine (anche centinaia) di km ai pazienti laziali.
LE RICETTE SCADRANNO PRIMA
Ma a restringersi non saranno soltanto i termini geografici di questi cosiddetti “ambiti di garanzia”: la delibera regionale, infatti, riduce anche i tempi di validità della ricetta del medico di base.
Fissando nuove scadenze per le prescrizioni rilasciate dal medico di famiglia per la prenotazione di visite o esami diagnostici.
Che passeranno dagli attuali 180 giorni a una validità ricalcolata per ciascuna classe di priorità, che andrà da un minimo di 10 giorni ad un massimo di 130.
Si potrà, dunque, prenotare entro 10 giorni per le ricette che prescrivono le visite o gli esami con priorità “urgente” (quelle che devono essere effettuate entro un tempo massimo di 72 ore dalla prescrizione del medico di base).
Il nuovo termine sale a 20 giorni per le ricette che indicano priorità “brevi” (quelle per cui la legge prevede la prestazione da erogare entro 10 giorni).
Raddoppia invece a 40 giorni il termine per le ricette che chiedono visite con priorità “differita” (e a 70 giorni per quelle che prescrivono le prestazioni strumentali differite).
Fino ai 130 giorni di validità per le ricette che richiedono appuntamenti con priorità “programmata”, che secondo la legge devono essere effettuati non oltre il tempo massimo di 4 mesi.
“COSI’ SI MASCHERANO I TEMPI EFFETTIVI”
Ma il sindacato dei medici di famiglia, la Fimmg, mette in guardia su questa ristretta validità delle nuove impegnative: “La misura introduce scadenze più rigide legate alle classi di priorità e comporta effetti concreti sul funzionamento del sistema di prenotazione sanitario regionale”, lamenta la Fimmg.
Perché “il cittadino, per poter prenotare nuovamente, è quindi costretto a tornare dal medico di medicina generale per ottenere una nuova impegnativa.
Questo meccanismo riguarda anche le visite di controllo programmate oltre i sei mesi e le prestazioni che non trovano disponibilità nei tempi previsti.
Dal punto di vista dei dati, il sistema registra esclusivamente le impegnative in corso di validità, di conseguenza, alla scadenza della ricetta la richiesta non risulta più presente nelle liste ufficiali, pur in assenza della prestazione.
La nuova prescrizione, emessa successivamente, viene contabilizzata come una nuova richiesta con tempi di attesa che decorrono da zero e spesso a ridosso dell’appuntamento.
Questo comportamento potrebbe, secondo alcune osservazioni, incidere sulla rappresentazione complessiva delle liste d’attesa regionali, mascherando in parte i tempi effettivi di accesso”.