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Martedì, 21 Maggio 2019
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Roma, la gestione dei Musei comunali

Posted On Sabato, 02 Marzo 2019 00:51

La politica culturale del Comune Capitolino è sempre più misteriosa! L'Amministrazione investe grandi cifre in mostre all'Ara Pacis, al Museo di Via Crispi (Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale) e Palazzo Braschi (Museo di Roma), dove vi è una diretta gestione dell'Ufficio Programmazione, coordinamento e attuazione delle attività espositive, mentre i piccoli musei che "ospitano" temporanee di pari o superiore interesse scientifico sono ignorati. Il Museo Bilotti a Villa Borghese annovera mostre autofinanziate di Damien Hirst, Jenny Saville, Willem de Kooning, Jannis Kounellis, Yves Klein, ecc., dove appena ieri si è conclusa "Balla a Villa Borghese", una grande antologica con 37 opere della prima produzione pittorica curata da E. Gigli ed il prossimo marzo inaugurerà "le lacrime e l'opera, Alberto Burri e il grande Cretto di Gibellina" a cura di A. Sarteanesi e M. Recalcati con opere relate alla poetica della "ferita" che incidono la materia, disegnando strappi, lacerazioni, bruciature, crettature.

Un museo amato dagli operatori culturali che lo scelgono per realizzare mostre importanti e dai visitatori (fino a 600 al giorno) che entrando dal Giardino del lago si trovano davanti, da più di mezzo anno, una palizzata che nasconte la collezione permanente. Ad agosto 2018, infatti, un temporale ha lievemente danneggiato i pavimenti di questo museo come quelli Torlonia e il Canonica. Solo il primo è rimasto abbandonato mentre gli altri sono stati gestiti e riaperti. Questo piccolo gioiello era lo storico "Casino dei giochi d'acqua", il più antico edificio della Villa con sottostanti ambienti romani, secondo per ampiezza solo alla Galleria Borghese. Era il più frequentato da Paolina, sorella di Napoleone moglie di Camillo Borghese.

Semidistrutto dai cannoneggiamenti della Repubblica romana, rimase abbandonato fino al 2006 quando è rinato con la donazione Bilotti, restaurato e rifunzionalizzato nell'attuale museo. Oggi sembra avvolto da un infausto destinato e nuovamente dimenticato dalla Direzione dei Musei Comunali (Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Ville, Parchi Storici e Musei Scientifici) senza alcuna previsione di riapertura. Così capolavori di De Chirico, massimo esponente della corrente metafisica in Italia, giacciono abbandonati dietro la parete di legno, negati alle aspettative del pubblico che rimane esterefatto per una tale gestione e mancanza di organizzazione. Tra le opere ricordiamo "Il giorno e la notte" del 1926, "Mobili in una stanza" del 1927 e dello stesso anno "Gli archeologi" e "Cavalli in riva al mare", ancora l'"Autoritratto con Minerva" e "Mistero e malinconia di una strada, fanciulla con cerchio", "Regate storiche di Venezia", "Interno metafisica con biscotti", solo per citarne alcuni. Di Andy Warhol raro doppio ritratto di Tina e Lisa Bilotti.

L"'Estate" opera astratto-geometrico futurista di Gino Severini legata alla ricerca di Balla, che ne fu il maestro, dal quale apprende la tecnica del pointillisme. L'opera di Severini avrebbe dovuto essere esposta almeno temporaneamente con quelle di Balla per ricreare un confronto significativo! l'inesistenza di un responsabile del Museo ha precluso perfino di spostare il dipinto all'interno del museo su una delle tante pareti vuote. Una curatela della permanente inefficiente: due panche di Consagra donate nel 2010 e consegnate al Museo sono rimaste abbandonate in un magazzino e solo di recente collocate nella vicina sala d'ingresso e finalmente esposte: otto anni per spostarle di 8 metri, la media di un metro all'anno! Eppure la fruizione delle opere era una delle clausolde risolutive della "donazione modale" accettata dal Comune di Roma da parte del mecenate Carlo Bilotti, uno dei più grandi collezionisti al mondo, con opere da lui direttamente commissionate come la serie "Warhol verso de Chirico" esposta in Campidoglio nel 2013.

Bilotti ha sempre inteso condividere la sua straordinaria raccolta con le istituzioni anche in altre realtà. Questo stallo potrebbe comportare un grave danno scientifico ed erariale di circa 13 milioni di euro se l'inadempienza della prolungata mancata fruizione facesse scattare la risoluzione e la restituzione delle opere al trust che rappresenta gli eredi del donatore. L'Aranciera di Villa Borghese è soggetta ad allagamenti. Nella sala della permanente, era stato previsto un pavimento in pietra, come nel resto del Museo, poi non realizzato. Dapprima era stato posizionato il parquet, una volta danneggiato la moquette, e con l'acqua che entra ogni tanto si è sempre al punto di partenza. Andrebbero eseguiti lavori definitivi omogenei di posizionamento della pietra anche nella sala permanente. Per le emergenze dell'edificio e la realizzazione di alcune mostre strategiche era stato inizialmente previsto un fondo da costituire con i proventi della limitrofa "Casina del lago". Successivamente, invece, l'Amministrazione ha deciso di dirottarli nel calderone comune di Zetema sostituendo il found raising con la raccolta attraverso bussolotti. Al museo Bilotti ve ne sono uno per piano dove vi è scritto:

"CONTRIBUISCI A VALORIZZARE IL MUSEO BILOTTI GRAZIE AL TUO CONTRIBUTO ABBIAMO ALLESTITO LA SALA CONFERENZA DEL MUSEO CONTIAMO SUL TUO AIUTO PER NUOVI PROGETTI"

ma nel museo non esiste alcuna "sala conferenze" ! I consumatori si sentono ingannati quando si accorgono che i loro "contributi al museo" sono stati invece dirottati per realizzare un murales in periferia che niente ha a che fare con il museo. I visitatori che hanno inteso rispondere fiduciosi all'invito del Museo di partecipare al suo sostegno riempendo i bussolotti di banconote si sentono raggirati. Secondo le statistiche solo il 5% contribuisce alla valorizzazione, allora la politica delle istituzioni dovrebbe essere quella dell'incentivo, invece, quei pochi potrebbero perdere la fiducia e vanificare quella blanda solidarietà pubblico-privato che costituisce il maggiore supporto nei musei di area anglosassone e sulla quale bisognerebbe puntare. L'edificio dell'aranciera è vincolato, è sottoposto alla tutela anche della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, organo di vigilanza del Mibact sul territorio. Anche le opere contenute nel Museo, entrate nel patrimonio pubblico sono vincolate ope legis ed il Codice dei Beni Culturali ne garantisce protezione, conservazione ai fini della pubblica fruizione (art. 3 D.Lgs 42/2004). In quest'angolo magico di Villa Borghese sia la Soprintendenza comunale che quella di Stato sembrano essersene dimenticate.


La Redazione

 

 

 

 

 

 

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