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Mercoledì, 21 Agosto 2019
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Luigi Di Maio, "il Reuccio è solo"

Posted On Lunedì, 22 Luglio 2019 19:47
Luigi Di Maio Luigi Di Maio

Il giovane rampollo di casa Casaleggio ha ottenuto da tempo il ministero dello sviluppo economico. Doveva essere un paladino del lavoro e invece si è trasformato in un distributore assistenzialista, lui che aveva dichiarato di voler risollevare il paese perse l'occasione di muoversi per elaborare un piano nazionale volto all'occupazione. Inoltre pensò bene di far vivere all'italiano medio la sua stessa condizione storica di mantenuto. Oggi Luigi Di Maio è soddisfatto dei risultati dell'esecutivo, arriva persino a sottolineare come grazie agli interventi voluti dal M5S la disoccupazione è scesa ai minimi storici. Occorre ricordare a Giggino che i dati descrivono il contrario. Infatti i disimpegnati arrivano addirittura al 10%, un numero destinato a salire.

Quindi verrebbe da chiedersi: Il reuccio sta sognando o vuole prenderci per i fondelli? Ha guerrigliato con gli antenati per poi appropriarsi dei suoi stessi meriti. Va bene che si può usare la comunicazione per manipolare le masse, ma così è troppo! Successivamente quando deve agire si permette il lusso di promettere la ripresa di molte attività del sud, come la Whirlpool e poi di lasciare che chiudano senza reagire. Tra l'altro si tratta di un'azienda napoletana. Come si può giudicare un ministro incapace di dare un apporto persino nella sua stessa città? Ma va là. Ora tocca all'ILVA di Taranto. La verità è che il ministro Di Maio è un ingannatore patologico che fa della mistificazione la sua arma migliore, specie quando usa la demagogia negli scandali familiari.

Almeno Dibba la sa usare bene. Il capo politico del Movimento 5 stelle si veste da guida sapiente ma rimane sempre un ingenuo stewart della politica, poiché lui a differenza dei suoi competitor non è cresciuto in questo mondo. Ma a prescindere la vera differenza tra il reuccio e gli altri politici sta nella sua inadeguatezza a far rispettare le sue linee. Ogni giorno sentiamo una decina di deputati grillini attaccare la compagine alleata mentre dall'altra parte nessun leghista prende le stesse iniziative. Il Messia stellato evita categoricamente di occuparsi dei problemi strutturali del suo Partito e delle aziende meridionali in dissesto. Preferendo un'esistenza indolente da politicante di nuova generazione.

Ormai i VaffaMan stanno perdendo interesse nel perorare le cause del popolo, a loro non interessa più, l'obiettivo attuale è diventare la nuova macchina burocratica d'Italia. Possiamo considerare i pentastellati gli eredi della sinistra giustizialista, per pensiero e modo di agire. Avendo abbracciato la giustizia politica a manifesto fondamentale, non a caso hanno stretto rapporti con molti magistrati facoltosi come Piercamillo Davigo. Imitando i loro predecessori sono predisposti benissimo agli accordi di palazzo. Lo hanno dimostrato durante l'elezione del presidente della commissione europea. Dove qualche giorno fa scelsero di appoggiare la cara pupilla della Merkel, Ursula Von Der Leyen.

Provocando un'enorme delusione al loro elettorato, il quale avrebbe preferito una proposta politica piuttosto di un aiuto al sistema europeo. Grazie Di Maio, nostro fenomeno, aiuti l'Europa e te ne infischi della tua terra. Nei prossimi mesi proverà a farsi perdonare con il salario minimo, a suo avviso l'Italia non può più rimanere ancorata a dei sistemi retributivi ingiusti, nessuno può dire di non essere d'accordo. Ma senza una tassazione leggera l'idea è impraticabile. Pertanto il reuccio rischia di offrire un'ennesima zappa sotto i piedi ai nostri eroi del mondo dell'impresa. Avrebbe dovuto aspettare l'approvazione della flat tax proposta da Armando Siri, invece di fare il frettoloso pasticcione. Vedendo il suo operato i militanti invocano un passaggio di staffetta, magari con Dibba, il vero trascinatore di sempre. Perché un leader viene grattato nel tempo e la grattugia ha sfiatato il Reuccio, tanto da farlo andare da Beppe Grillo mostrandogli tutta la sua disperazione. La risposta?, "Non rompetemi i coglioni! ".

Vincenzo Campanella

 

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