STEFANO CUCCHI: UN PROCESSO ALLA SUA VITA di Loredana Simonetti

In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l'altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.

Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio; mi asterrò dal recar danno e offesa.

dal Giuramento di Ippocrate IV sec. a.c.

E’ notizia delle ultime ore: tutti gli imputati coinvolti nell’assassinio di Stefano Cucchi sono stati assolti. Solamente i medici, che lo avevano ricevuto in cura dopo il pestaggio subito, devono rispondere della loro mancanza di assistenza, secondo il codice  deontologico, secondo il mancato giuramento di Ippocrate.

“Sei medici condannati a due anni di reclusione per omicidio colposo e, in un caso, falso ideologico; sei assolti tra infermieri e guardie penitenziarie, ma pene sospese per tutti”.

Non dobbiamo stupirci se poi alla violenza si risponde con violenza, perché quando l’attesa della giustizia si trasforma in disattesa, anche le migliori persone possono diventare feroci, con le parole e i fatti.Siamo tutti colpevoli, se permettiamo che l’in-giustizia prevalga sui nostri pensieri, siamo tutti colpevoli se non esprimiamo la nostra opinione; l’imperizia e la negligenza dell’assistenza di medici e infermieri hanno solamente prestato il fianco a quanto già si era attuato tra le mani di altri carnefici, favorendo, così la morte di Stefano Cucchi per “inanizione”.

Ho ricercato attentamente questa parola sull’Enciclopedia Treccani per capire fino in fondo il significato: stato di decadimento generale, di deperimento organico come effetto della mancanza o dell’insufficienza di alimentazione. L’inanizione può derivare da cause psichiche o organiche o da costrizione (prigionia, sequestro). In una sola parola il corpo di Stefano è stato liquidato, con i suoi affetti familiari, i suoi errori ma anche la sua voglia di riacquisire una vita normale e serena. Non si può rimanere spettatori di questo scempio.

V’invito a leggere o rileggere, per chi non l’avesse ancora fatto, il libro di Ilaria Cucchi e di Giovanni Bianconi “Vorrei dirti che non eri solo” (Rizzoli 2010, pagg.290, € 16,00), una cronaca dolorosa della vita di Stefano, attraverso un dialogo sofferto e interamente dedicato all’amore che Ilaria ha per suo fratello.

 La solidarietà non basta, serve una nuova coscienza, per quella che adesso è corrosa da interessi politici, dalla cattiva sanità e da magistrati che hanno paura a colpire lo stato nelle figure scelte per esserne rappresentato.