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Legge Stabilità, allo studio part time per gli over 63. Costo 100 milioni l'anno

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Part time per gli over 63 e intervento fiscale in due tempi per le imprese, prima con i superammortamenti e poi con il taglio dell'Ires. L'aumento della no tax area per i pensionati e un ulteriore stretta del 10% alle spese per gli uffici dei ministeri. Sarebbero queste le ultime soluzioni che potrebbero essere inserite nella legge di stabilità in arrivo al Consiglio dei Ministri di oggi, e già illustrata dal ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La manovra sarà di circa 27-30 miliardi. E gli interventi sono stati divisi in quattro capitoli: "Italia forte, Italia semplice, Italia giusta e Italia orgogliosa". Ci sono le riduzioni fiscali dell'''Italia Forte'' e il ''pagare meno pagare tutti'' del Canone Rai inserito nel capitolo ''Italia semplice; l'assunzione dei 500 docenti universitari dell'''Italia Orgogliosa'' alle risorse contro la povertà infantile dell'''Italia Giusta''.

In Italia cala il numero dei dipendenti pubblici, in tre anni 145.000 posti pubblici in meno

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Sfatato un mito, quello del posto pubblico e di tanti fannulloni soprattutto al Sud. In primo luogo il posto pubblico è diminuito sensibilmente, infatti negli anni dal 2008 al 2011 i dipendenti pubblici sono diminuiti in Italia di ben 145.000 unità. Tendenza che è ancora più aumentata nel 2012.  E all'inizio del 2012 i dipendenti pubblici sommavano a 3 milioni 283.000 che, in rapporto agli abitanti, sono il 5,2%. Una percentuale ben più bassa di tanti altri paesi europei, soprattutto la Francia. E la regione dove in percentuale agli abitanti i dipendenti pubblici sono più numerosi non è una regione del Sud come tutti potrebbero pensare ma la efficiente e produttiva Regione Lombardia, patria dell'imprenditoria privata, con il 12,5% della totalità degli impiegati pubblici italiani, circa 400.000. Tali dati sono stati forniti dal Conto annuale della Ragioneria dello Stato.

Natale, la crisi taglia anche l'albero: cala del 27% spesa per il tradizionale abete

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La crisi taglia del 27% la spesa nazionale per il tradizionale albero di Natale con più di due italiani su tre (67%) costretti a recuperare dalla cantina il vecchio albero sintetico, mentre sono solo 5 milioni gli abeti veri addobbati (-16%) nelle case o nei giardini. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti-Swg in occasione del Ponte dell'Immacolata tradizionalmente dedicato dagli italiani all'acquisto e all'allestimento dell'albero. "L'acquisto di un albero Made in Italy aiuta dunque - sostiene la Coldiretti - l'ambiente e l'economia nazionale anche se si registrano notevoli importazioni dai Paesi dell'Est europeo che stanno fortemente incrementando le esportazioni di prodotti di bassa qualità che raggiungono il nostro paese attraverso il trasporto con mezzi inquinanti per essere venduti dai centri della grande distribuzione che spesso spingono anche verso l'abete di plastica".

Tra Imu, Iva e benzina è stangata: aumenti fino a 726 euro a famiglia

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Fra introduzione dell'Imu, aumenti dell'Iva, delle accise sui carburanti e dell'addizionale Irpef regionale nel 2012 è cresciuto sensibilmente il peso delle tasse sulle famiglie italiane, con aggravi che quest'anno potranno raggiungere i 726 euro. E' la stima elaborata dalla Cgia di Mestre che parla di "una vera stangata che, in un momento di profonda crisi economica, rischia di mettere in ginocchio soprattutto il ceto medio". Le simulazioni su tre tipologie di famiglie realizzate dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre, alla luce delle novità fiscali introdotte sia dal Governo Berlusconi che da quello Monti, mostrano, ad esempio per un giovane operaio senza familiari a carico, con un reddito poco inferiore ai 20.000 euro e con un'abitazione di 60 mq, un aumento del prelievo fiscale pari a 405 euro.

Roma, nei primi nove mesi dell'anno chiuse sette imprese al giorno

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I dati relativi ai piccoli esercizi commerciali della Città eterna sono sempre più preoccupanti e segnano in modo inequivocabile l'avanzare della crisi. In soli nove mesi, da gennaio a settembre dell'anno in corso, la differenza fra le aziende che hanno aperto e quelle che hanno chiuso i battenti segna una cifra impressionante: 1072. Una cifra che da sola non necessita di alcun commento superfluo.

Crisi economica al galoppo, metà degli italiani in affanno

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Il Presidente del Censis, Giuseppe De Rita, analizzando gli ultimi dati sull'andamento della crisi sempre più nera e sempre più pesante ha sostenuto che "E' arrivata la povertà in un soggetto come la famiglia che fino a quattro-cinque anni fa era il presidio della nostra ricchezza". Una dichiarazione allarmante che viene confermata dal recentissimo studio del Forum Ania - Consumatori effettuato con la preziosa collaborazione dell'Università di Milano.