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Back Cultura Un Libro per Amico “QUI SI MUORE A DIECINA COME PULCINI” di Loredana Simonetti

“QUI SI MUORE A DIECINA COME PULCINI” di Loredana Simonetti

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Chi segue la mia rubrica “Un Libro per Amico”, ormai al suo terzo anno di vita, avrà imparato a riconoscere le mie preferenze di lettura, anche se la curiosità mi esorta a leggere veramente di tutto, a rischio di prendere qualche abbaglio. Le storie delle famiglie, in particolare le ricostruzioni storiche della vita vissuta dagli italiani durante i conflitti mondiali del 900, da quelle famiglie normali e semplici delle quali i libri di storia non parlano; quelle storie le sento particolarmente vicine, ricche di bagliori emozionali, forse perché sono parte anche della storia della mia famiglia. Ho letto il libro di Aldo Cazzullo, La guerra dei nostri nonni (Mondadori, 2014, pp. 248, € 17,00) e sono fermamente convinta che sia un libro che dovrebbero leggere tutti i nostri ragazzi, anzi dovrebbe essere utilizzato come testo scolastico, perché la memoria diretta della Grande Guerra si è spenta per sempre nel 2005, con la morte dell’ultimo fante, Carlo Orelli, a 110 anni e i nostri ragazzi di oggi, che nelle loro difficoltà di crescita spesso si lasciano andare alla depressione, dovrebbero sapere che “cento anni fa, i coetanei di allora si armavano per massacrarsi a vicenda nella guerra più spaventosa che l’umanità abbia mai conosciuto. Non renderà meno amare le loro angosce, ma forse servirà a collocarle in un contesto, ad apprezzare un poco di più la nostra epoca di pace (almeno in Europa).”.

La Grande Guerra, quella del 15-18, viene ricordata per i suoi 5.000.000 di morti, i nostri nonni che non hanno mai saputo che lo sarebbero diventati, e Cazzullo nel suo libro, ricostruisce con le testimonianze dei nipoti, la memoria che andrebbe smarrita di quei giovani eroi che non sapevano di essere i protagonisti della prima sfida di un’Italia Unita. Con le lettere e gli stralci dei diari di guerra, riportati fedelmente, ci confrontiamo con la paura, la confusione, i dubbi, ma anche con la forza morale, l’amor di patria e il senso del sacrificio.  Lo sforzo dell’autore è tentare di ricordarli tutti, uno per uno, dare un volto e un nome a quei giovani ragazzi, contestualizzarli nel loro battaglione, nella loro trincea d’assalto. Quella Guerra, è stata anche l’inizio della trasformazione dell’Italia, con la consapevolezza di tante donne che hanno vissuto la stessa guerra, salvaguardando le famiglie e l’agricoltura, primaria fonte di sussistenza. Il libro è anche una denuncia diretta alle gravissime responsabilità delle gerarchie di allora, agli intellettuali esaltati, ricordo D’Annunzio tra i tanti, ma anche Marinetti, con il movimento dei futuristi, considerava quella guerra “sola igiene del mondo”.

Una nuova verità si stava imponendo: “Il vitalismo dei sostenitori della guerra era anche una resistenza al nuovo che avanzava.”.

Ma soprattutto, quella guerra, è il ricordo del Milite Ignoto, il soldato senza nome indicato da Maria Bergamas, che non rivide mai le spoglie di suo figlio e nell’autunno del 1921 fu incaricata di scegliere il corpo del milite ignoto, tra le undici bare di soldati senza nome, da tumulare nell’Altare della Patria a Roma. Quel viaggio è iniziato ad Aquileia su di un treno che attraversò l’Italia fino alla stazione Termini di Roma e si fermò in 120 città e paesi, dove sindaci e semplici cittadini onorarono quel soldato, fratello di tutti i soldati morti in quell’atroce guerra.

Mi è capitato di veder trasformare su alcuni documenti il nome di Aquileia, la stazione di partenza di quel tragico viaggio, in Acquileia, Acquileglia, Aquileglia. L’ignoranza s’insinua nelle scuole e spesso si radica senza che ce ne rendiamo conto.

Credetemi, questo è un libro importante, per non perdere la memoria dei nostri nonni, perchè è il  patrimonio personale della nostra vita.

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