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Back Cultura Un Libro per Amico ALLA RICERCA DI QUELLO CHE SI È PERDUTO di Loredana Simonetti

ALLA RICERCA DI QUELLO CHE SI È PERDUTO di Loredana Simonetti

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Il libro di Francesco Paloschi, Il taccuino di Lepre (edizioni Dedalo, Aprile 2014, pp. 176, 14,00) è una originale storia, documentata con attenzione, sia storicamente che scientificamente e con una trama che concede una speranza finale. L’amicizia tra i partigiani ‘Lepre’ e ‘Roccia’ è fuori dal comune, nata spontaneamente durante le avversità della seconda guerra mondiale. ‘Lepre’ è una staffetta, un animale libero, correre è la sua passione e lo fa abbandonando le strade carreggiate e avventurandosi tra prati e boschi, i suoi terreni naturali, come fosse una “macchina pulsante di muscoli e nervi, alito libero sopra la fanghiglia, sozza di sangue della guerra.”. ‘Roccia’, geologo padovano, combatte la guerra osservando la montagna e appuntando sul suo taccuino le variazioni di territorio che percepisce, sull’altipiano del Cansiglio, nell’entroterra veneto. “La montagna cresce e cambia: non sarà una guerra di miseri uomini a fermarla”, dice.

‘Lepre’ è affascinato dalle piccole lezioni appassionate che il professore gli dona e quel prezioso taccuino diventa anche un’indiscutibile testimonianza della loro amicizia.

La guerra non ferma la montagna ma uccide gli uomini e ‘Roccia’ prima di essere colpito a morte, cela in un anfratto, tra le scaglie di pietra, il suo taccuino. Anche ‘Lepre’ è colpito, ma viene salvato, per ricominciare una nuova vita di dolore, senza poter più correre perché zoppo, né rincorrere ideali di giustizia e di pace nel mondo.

Trascorreranno molti anni prima di rielaborare i suoi ricordi, anni di solitudine e di resistenza alla vita, fino a quando inizia a scrivere in un suo taccuino quello che ricorda delle nozioni geologiche che ‘Roccia’, nelle sere di luna piena e al riparo dei boschi più fitti del Cansiglio raccontava a ‘Lepre’. E’ così che ‘Lepre’ impara a conoscere la morfologia delle rive del Piave, del monte Pizzoc, quello del Vajont, delle continue esondazioni che il Polesine subisce. Approfondisce la sua cultura leggendo e studiando testi scientifici sulla formazione del suo territorio.

Soltanto le ricerche e la scrittura lo aiutavano a sopportare il peso della vita e si sentiva più sereno trascorrendo “le giornate al riparo di quei ricettacoli di saggezza eterna che erano i libri.”.

La rinascita di ‘Lepre’ avviene attraverso la cura di quel taccuino, come se, scrivendo, l’anima di ‘Roccia’ potesse riemergere dai boschi della piana del Cansiglio.

Accade, inaspettato, un fatto nuovo che restituirà a  ‘Lepre’ quella porzione di vita smarrita insieme al taccuino di ‘Roccia’, dando una svolta di positività alla storia del partigiano.

Francesco Paloschi, autore del libro, mostra una sorprendente capacità di far sentire il lettore un attivo spettatore, partecipe della vicenda umana di ‘Lepre’, abbattendo, una pagina dopo l’altra, il muro di protezione salvifico che il protagonista  si era costruito intorno alla sua vita. Difficilmente mi sono sentita così coinvolta da una trama e nel bellissimo libro di Paloschi il dolore si trasforma in speranza: la ricerca della conoscenza viene infine premiata.

“Non si può vivere di nostalgia, il ricordo di ciò che abbiamo perduto, può sempre spingerci a ritrovarlo.”

Un ultimo consiglio: completata la lettura del libro provate a rileggere il primo capitolo, avrete la sensazione della quadratura del cerchio.

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