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Back Cultura Un Libro per Amico TATE DI UN TEMPO, TATE DI OGGI di Loredana Simonetti

TATE DI UN TEMPO, TATE DI OGGI di Loredana Simonetti

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Il tempo che trascorre ci invita sovente a rispondere a nuove esperienze di vita. Così mi sono trovata in questi ultimi due anni, a sviluppare interesse e capacità nel raccogliere le storie che generosamente le persone volevano donare. Diventare raccoglitrice volontaria di storie ha rievocato i miei ricordi, intrecciandoli con quelli della persona che avevo davanti, in un delicato equilibrio relazionale e anche affettivo. Spesso emerge sofferenza nella rilettura delle storie, ma è comunque un’emozione che arricchisce e che insegna quanto la vita delle persone sia sempre importante.

Tra le storie che ho ricevuto in dono compaiono figure discrete di bambine appena dodicenni che lasciano paesi e famiglie numerose, per lavorare a servizio a Roma e guadagnare pochi soldi, che in tempo di guerra potevano risolvere un pasto giornaliero per le loro famiglie lontane. Venivano a Roma, con i soli vestiti che avevano indosso e le scarpe rotte, perché la famiglia presso la quale dovevano lavorare avrebbe provveduto a comprarne di nuove. La povertà della povertà era l’unica cosa che possedevano. Private del sorriso, non conoscevano né giochi né infanzia, ma i loro occhi attenti e discreti mostravano dignità e fierezza.

Queste piccole donne sono state figure risolutive di famiglie in difficoltà e non si sono tirate indietro di fronte al lavoro duro, pur avendone tutto il sacrosanto diritto. Mi sembrava importante questo preambolo per presentare un libro efficace nel trattare proprio questo argomento. Si tratta di “Maria”,  il primo romanzo scritto da Lalla Romano nel 1953 (Einaudi, pp. 150, €10,00). Lalla Romano è una delle eccellenti scrittrici del nostro novecento italiano, dal carattere chiuso e spigoloso ma impegnata politicamente, pur conducendo un’esistenza schiva e appartata.

Maria era la tata di un bambino e aveva una famiglia numerosa alle spalle durante una guerra che decimava gli uomini di casa.  L’autrice non pensava che avrebbe scritto di lei, ma con Maria in casa avvertiva “un’aria speciale, quasi un ordine invisibile nel disordine del mondo.”

Mostrava un sentimento di affetto discreto, per nulla invadente e  rispetto per il lavoro che svolgeva. Partecipava agli eventi familiari senza creare distanze, con dedizione e costanza affettiva; anche lei, piccola donna, donava se stessa al bambino di casa come fosse il suo e la memoria non trascurava i familiari, descritti attraverso efficaci camei nel libro. Quello sicuramente sarebbe stato il periodo più bello per Maria, ma i bambini crescono e le tate devono allontanarsi. In vecchiaia, la vita di Maria prosegue assistendo suo zio, il vecchio Barba, e quando la mamma del bambino ormai adulto le fa visita, Maria, nel riconoscerla sussulta di emozione. “I sentimenti si leggevano in lei, come per trasparenza”.

Eugenio Montale scrisse che il vero tema del libro non è il ritratto di Maria, ma il rapporto quasi mistico che può correre tra padrone e servitore, forse in un segreta affinità tra le due donne.

Queste umili figure femminili, come Maria, hanno sempre aiutato due famiglie, la propria e quella dove lavoravano, doppio lavoro e doppi pensieri e ancora oggi, anche se con modalità differenti, le donne continuano a preoccuparsi in prima persona dei molteplici disagi familiari. Le esperienze cambiano, ma la storia è sempre la stessa…

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