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CENERENTOLA IN TUTTO IL MONDO di Loredana Simonetti

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Favola e fiaba hanno significato profondamente diversi. Le favole non hanno un contesto storico, sono molto brevi e hanno pochi personaggi; Esopo e Fedro, essendo due schiavi, attraverso le loro favole esprimevano le loro opinioni per criticare i potenti, caratterizzando, attraverso gli animali, la prepotenza del più forte e l’arguzia del più debole.

Nelle fiabe, invece, c’è un percorso umano che porta a un lieto fine. Attraversare il bosco, nella fiaba di Cappuccetto Rosso, è un rito d’iniziazione che spiega il passaggio dall’infanzia all’adolescenza e il forzato distacco di Hansel e Gretel dalla famiglia sostiene la crescita dei due ragazzi e l’arricchimento dovuto all’esperienza, mentre Pollicino trae conforto dal poter riconoscere una strada nota.

La fiaba rassicura e conforta, non solo i bambini ma anche noi; il tempo che un genitore dedica al bambino con la lettura di una fiaba crea un cordone ombelicale musicale, melodia unica, in cui anche gli errori di lettura diventano strumenti di partecipazione che i bambini adorano. Non a caso la fiaba-terapia aiuta i pazienti a superare le proprie difficoltà, poiché ricostruendo la fiaba personale si rappresentano lo stato d’animo e fisico.

Sapete quante versioni esistono della fiaba di Cenerentola? Ben 345! Ogni paese, con la sua storia e tradizione ha le sue ricchezze popolari da vivere e tramandare. Una delle cenerentole più antiche si trova nella raccolta di fiabe di Giambattista Basile, “Il racconto dei racconti”, (titolo originario “Cunto de li Cunti”, Adelphi 2010, pagg. 670, €18,00), un libro bellissimo che consiglio di leggere dall’inizio alla fine. Sono storie napoletane che si leggevano nelle corti, non tutte adatte a bambini, ricche di metafore e poesia, qualche volta volgari, come la tradizione popolare richiede. “Gatta Cenerentola” è una delle più belle favole e la famosa scarpetta persa dalla povera Zezolla è, in realtà, un bellissimo zoccolo di rara fattura.

Quel furbacchione di Charles Perrault, ha copiato tante favole modificandone i finali per adattarle alle esigenze delle corti francesi che frequentava; così la sua Cenerentola invece del rozzo zoccolo di legno, si cimenta a indossare una pianellina di vetro, promossa a pieno titolo a una scarpetta di cristallo, nell’indimenticabile film a cartoni animati di Walt Disney.

Nelle mie avventurose peregrinazioni nelle biblioteche romane, - questa volta presso l'accogliente Biblioteca Appia che ha riaperto da aprile 2013 - ho scoperto l’esistenza di una Cenerentola africana, Natiki, che risponde agli echi della Cenerentola europea, con molta grazia e femminilità. La fiaba si trova nel libro “Le mie fiabe africane”, di Nelson Mandela (Donzelli – 2004, pagg. 195, € 21,00), che è stato il primo presidente africano, eletto dopo la fine dell'apartheid nel 1994, la voce più rappresentativa dell'Africa in tutto il mondo e premio Nobel per la pace nel 1993. Ci sono tanti simboli nelle fiabe di Mandela, il padrone Serpente, Iena dispettosa, Leone e Leopardo nemici-amici.

Vi è venuta voglia di leggere qualche fiaba? Se siete ancora restii a leggerne, ascoltate la fiaba di Natiki, cliccando sulla bambolina africana. Le fiabe non passano mai di moda.

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