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LA DIGNITÁ DI UNA FAMIGLIA di Loredana Simonetti

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Senza bambini non avremmo la speranza di un futuro, di questo sono profondamente convinta. Per questa ragione quando leggo libri in cui l’autore dona al lettore i suoi ricordi dell’infanzia, non posso fare a meno di accogliere questo regalo e farlo un po’ anche mio.

“Il cielo cade” (Sellerio Editore, 1993 (1^edizione) pagg. 170, € 8,00), di Lorenza Mazzetti, da cui è stato tratto nel 2000 anche l’omonimo film con Isabella Rossellini, è la storia di Baby e Penny, due sorelline rimaste orfane e accolte generosamente dalla famiglia dello zio Wilhelm e della zia Katchen, di religione ebraica; gli zii, pur non possedendo una fede cattolica, hanno sempre creduto profondamente nel rispetto della dignità umana.

Baby e Penny crescono affezionandosi agli zii e ai loro cugini, ma anche ai figli dei contadini che lavorano nella grande villa, tra mille giochi antichi e semplici, professando una confusione religiosa, tra diavoli e madonne, nella semplicità e leggerezza che solo i bambini sanno esprimere.

Tutto quello che Baby e Penny non capiscono della guerra e della deportazione ebraica, lo spiegano attraverso la loro fantasia e teatralità; il diavolo scappa inseguito dai giochi dei bambini e cerca di aggrapparsi al cielo, ma sta per precipitare strappando un pezzo di cielo e i bambini, con i loro braccini rivolti verso l’alto, cercano di sostenere il cielo che sta per cadere. Alla fine, nei loro giochi compare sempre un angelo buono che scioglie la tensione e, con la sua spada infuocata, grida “Osanna”.

L’idiozia della guerra ruota intorno ai giochi dei bambini della villa fino a quando, il 3 agosto 1944, avviene il drammatico epilogo e i tedeschi uccidono i componenti ebraici della famiglia, lasciando in vita solo le due bambine. Il libro di Lorenza Mazzetti, vivace scrittrice e regista, è tratto dalla vera vicenda dell’autrice, testimone adolescente della storica strage di Rignano sull’Arno e la dedica finale dell’autrice esalta la dignità della sua famiglia, così barbaramente trucidata.

“Questo libro vuole descrivere la gioia e l’allegria che quella famiglia mi ha dato nella mia infanzia, accogliendomi come “uguale”, mentre sono stata “uguale” a loro nella gioia e “diversa” al momento della morte.”.

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