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IL MARE E’ UN CIELO SDRAIATO di Loredana Simonetti

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Nello splendido panorama della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma, che si trova in Via del Collegio Romano, sede “segreta” delle collezioni d’arte più preziose del collegio dei Gesuiti, è stato presentato il libro di Alberta Montanari Guglielmi dal titolo “Una bambina in tempo di guerra” (edizioni Pendragon – 2012, pagg. 80 - €10,00).  L’autrice, dietro esplicita richiesta della nipotina Marta ma dedicandolo a tutti i nipoti, racconta la sua storia di bambina, protagonista insieme ai suoi cuginetti degli eventi storici legati alla seconda guerra mondiale e alla sua quotidianità.

Alberta aveva cinque anni quando scoppiò la guerra e i suoi occhi seguivano con attenzione i passi della sua famiglia, per mettersi al riparo dalle bombe, per cercare cibo e per salvaguardare la salute degli zii e dei cuginetti. Una generosa avventura vissuta in loro compagnia, con la responsabilità da adulti e i piccoli giochi da bambini che tra cuginetti erano capaci d’inventare.

Nonno Socrate era un “medico di famiglia”, ma soprattutto dei poveri, perché curava le persone senza farsi pagare. La figura del nonno è stata determinante nella crescita di Alberta e di lui dice “Solo le persone comandate dalla coscienza, come nonno Socrate, non si facevano cambiare dalla guerra.”.

La famiglia di Alberta si trasferì da Roma a casa del nonno, ad Ancona, quando il papà fu chiamato in guerra. La casa del nonno aveva lunghi corridoi e per Alberta, suo fratello Arrigo e la cugina Isabella era il posto più bello dove poter correre: spazio e tempo erano i fedeli compagni di gioco dei piccoli della famiglia.

E’ stato il mare il grande amore di Alberta, calmo e trasparente, con tanti sassi colorati con cui si potevano costruire piccoli giochi, ed è stato proprio il mare a salvare lei, il fratellino e la cuginetta quel giorno in cui un piccolo aereo iniziò a mitragliare la spiaggia. Si tuffarono sott’acqua per non farsi vedere e, alla tenue luce diffusa del tramonto, videro cadere i pescatori che si trovavano vicino a loro, uno ad uno.

La guerra è contro i bambini, questo era il pensiero della piccola Alberta, e “le persone possono essere bianche, nere o gialle: l’importante è come si comportano.”. Solo crescendo Alberta capisce che la guerra non è contro i bambini, però i bambini ne sono le prime vittime.

Sulle macerie di una guerra finita, la famiglia di Alberta riprese a costruire la propria vita familiare, ma i disagi della povertà e della fame continuarono a persistere e a contrastare il forte desiderio di “normalità”. La scuola diventò un campo di battaglia per Alberta, in cui i confronti e i predomini con i bambini più agiati si misuravano con gli schiaffi e gli spintoni. Durante le prime vacanze estive, Alberta ritorna ad Ancona con la famiglia: finalmente rivede il mare e nel descrivere quest’incontro tanto atteso, sembra che l’autrice si riappacifichi con il mondo intero.

“Quando arrivavamo, non c’era nessuno, il mare era limpido e sulla sabbia ancora non calpestata c’era il segno di piccole onde come si vede dentro l’acqua. Spesso provavo la sensazione che il mare fosse un altro cielo, solo sdraiato. Era come avere un cielo sopra la testa e un altro davanti ai piedi, perché il cielo e il mare hanno lo stesso colore.”.

Delicato e scritto con grazia infantile, il libro di Alberta Montanari è la sua storia, riportata con semplicità, per tramandare i ricordi personali di guerra ai suoi nipoti e a tutti noi, perché le storie “minori” sono quelle più intime e importanti e non si trovano scritte sui libri di storia.

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