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VITALIANO BRANCATI: UN SICILIANO DI OGGI di Loredana Simonetti

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“Nessuno è stupido nel momento in cui fa il male e chi condanna le colpe degli altri è innocente come chi le commette.”.

Da “La governante” di Vitaliano Brancati

 In questi giorni è stato ricordato il nome di Vitaliano Brancati, in quanto marito della nostra grande attrice Anna Proclemer, scomparsa recentemente. In realtà, Brancati è stato un grande e importante scrittore della letteratura italiana del ‘900. I suoi libri, inquieti e veri, narrano di storie della sua Sicilia, vicende  spesso difficili, incompatibili con  il provincialismo e la censura dell’epoca in cui ha vissuto. Parlare di omosessualità o di impotenza, era un suicidio letterario e Brancati, laico convinto con una decisa onestà intellettuale, non ha esitato a sfidare le leggi della censura.

Negli anni ‘30, la censura del regime fascista imponeva addirittura di ignorare gli eventi storici di quei tempi, conferendo alla parola “ignoranza” quasi un valore musicale, una rapsodia travolgente di “ignorare” tutte le espressioni e le manifestazioni capaci di evolvere un popolo alla ricerca di troppe spiegazioni: non occuparsi di Moravia, non interessarsi di Einstein, ignorare Churchill, non ascoltare Chaplin. 

Che cosa bisognava pubblicare o esaltare, secondo un fatiscente Ministero della Cultura del regime fascista? Letture mediocri e sciocche, spesso spinte dal timore o dal desiderio di piacere ad un potente. Questa era la censura di quei tempi.

Quando dal 1946 la nostra società iniziò a ragionare civilmente, si rimase ammirati di come un paese, uscito dalla sconfitta di una stupida guerra, avesse tanta civiltà e vitalità da rimettersi in gioco. Eppure quel periodo di paura in cui l’Italia aveva dichiarato e gridato, non senza sincerità, che si vergognava del fascismo non è stato sufficiente a far cambiare le cose. L’Italia del 1936  è l’Italia fascista, quella del 1952 diventa democristiana. Con lenti, ma continui regressi, la censura diventa più rigida che sotto il fascismo e il cinema, con il teatro, ricomincia a perdere la libertà di espressione.

Un'Italia puritana, dunque, che si turba a sentir solo nominare questioni sessuali, discrimine sottile tra il fanatismo politico e quello cattolico, che lascia un vuoto profondo nella ripresa della cultura.

Ecco perché, nel 1952, “La governante”, pubblicato dalla casa editrice Bompiani, viene proibito. Si narra del sentimento d’amore che lega una giovane governante e la cameriera, all’interno di una famiglia provinciale e tradizionalista. Il contesto familiare in cui si svolge la storia, inorridisce di fronte alla storia affettiva delle due donne, mentre i tradimenti al di fuori del matrimonio non danno scandalo, anzi si rafforzano come prerogative esclusivamente maschili della libertà sessuale. Quest’amore irregolare viene duramente condannato,  fino a quando la peccatrice si punisce levandosi la vita.

Nel 1968 “La governante” viene portata a teatro, recitata dall’indimenticabile Turi Ferro e dalla elegante Carla Gravina.  Il libro, arricchito da una rigorosa nota sulla censura, da cui ho estratto alcune notizie storiche, non è più in vendita, ma mi sento di consigliarne la ricerca nelle nostre biblioteche pubbliche, preziosi contenitori di cultura spesso dimenticata.

Personalmente, appassionata della letteratura siciliana, suggerisco con vero trasporto la lettura dei libri di Vitaliano Brancati. Altri titoli, più noti dell’autore, sono ancora in vendita, come “Don Giovanni in Sicilia”, “Paolo il Caldo” e l’intramontabile “Il bell’Antonio”, noto soprattutto per il celebre film di Mauro Bolognini, con Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale e Rina Morelli.

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