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Più libri più liberi - Fiera del Libro della piccola e media editoria Roma, 6-9 dicembre 2012

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Dietro al termine “Fiera”, si nasconde un periodo di quattro giorni dedicato interamente al ruolo del libro, come strumento di comunicazione culturale in tutte le sue accezioni. Un ospite d’eccezione, quest’anno, il Prof. Massimo Cacciari, che introduce l’apertura della Fiera affrontando il tema del libro nella digitalizzazione universale, fenomeno che ci ha travolto negli ultimi anni. L’immagine del mondo e il suo sapere, dal pensiero di Giacomo Leopardi, erano “in breve carta”, mentre oggi sono immediatamente disponibili e accessibili in tempo reale, caratterizzando la nostra realtà virtuale. Il termine “virtuale”, spiega il professore, non significa menzogna ma “finzione” e si colloca nella “indifferenza”, cioè si fatica sempre di più a cogliere la differenza tra la forma mentis tradizionale e l’applicazione della realtà virtuale.

La conseguenza è che, ad esempio, due libri profondamente diversi, tradotti in realtà virtuale, appariranno uguali. E’ un processo inesorabile, ma ci sono di mezzo interessi politici, economici e sociali nel perseguire in questa direzione. Forse non avremo più libri, ma il portatile non ci abbandonerà mai e in questa fine epocale del libro ci sono ancora coraggiosi editori che mantengono il loro valore politico propositivo. Le conseguenze di questa prospettiva, profondamente tecnica, incidono fortemente sulle forme del linguaggio della scrittura e della lettura. Sarà lo stesso scrittore che, in questo nuovo sistema, userà dei linguaggi che saranno il più possibile globali e il lettore, attraverso la lettura digitalizzata, verrà reso uguale e universale.

Il ricercatore non ha più l’esperienza straordinaria della frequentazione delle biblioteche, “navigando” tra le pagine di carta: questi pellegrinaggi mancheranno totalmente e l’assenza di queste esperienze lo cambierà radicalmente. Navigare in rete non è un’esperienza. Al lettore comune, che ha un rapporto fisico con il libro che sta leggendo, tanto da ricordarne nel tempo la copertina, il formato e l’edizione, viene meno il colloquio muto che si crea tra l’oggetto-libro e chi lo legge. Nella rete nessuno potrà distinguere il proprio libro da quello di tutti gli altri. E’ possibile abituarci a tutto questo? I processi culturali tendono a questa trasformazione, ma gli editori che lottano sul fronte del libro non creano soltanto una resistenza e, forse, preparano anche un futuro nuovo. Un inno d’amore, dunque, quello del Prof. Cacciari al libro di carta, ma, personalmente, ritengo che il contenuto di un buon libro, capace di creare emozione e stupore, superi, in ogni caso, il disagio di una trasformazione digitale.

Dopo la lezione del Prof. Cacciari, interviene l’attuale Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, il quale ricorda che la Fiera del Libro, in undici anni di edizioni, ha conquistato uno spazio dell’offerta culturale nazionale di assoluto rilievo, difendendo una parte delle iniziative culturali e commerciali, che in questo momento la nostra città sta perdendo. Il titolo della Fiera, “Più libri più liberi”, è una sintesi perfetta del messaggio culturale che vuole trasmettere, poiché la centralità della cultura del libro e la necessità di un pensiero autonomo e critico è di fondamentale importanza, quale esigenza primaria per la trasmissione del sapere. Molto gradevole, ma non per questo meno incisivo, l’intervento del Prof. Gian Arturo Ferrari, Presidente del Centro per il libro e la lettura, il quale ricorda che il mondo del libro soffre del taglio di fondi pubblici, cambiando il panorama della promozione del libro e della lettura stessa.

La Fiera del Libro “Più libri più liberi”, in questo senso, potrà generare una positiva consapevolezza nelle autorità politiche, di dedicare più attenzione alla produzione dei libri. In Italia, dal dopoguerra in avanti, ricorda il professore, la lettura è cresciuta costantemente; in questo difficile momento politico e culturale, c’è il rischio che la crescita s’interrompa e che si verifichi una flessione. Questo indica lo stato di salute del nostro paese ed è un dato preoccupante. Conclude l’inaugurazione dell’apertura della Fiera del Libro il Prof. Marco Polillo, Presidente dell’Associazione Italiana Editori, sottolineando la grande presenza del pubblico, che ha ancora il piacere di affezionarsi ai libri e ai suoi autori, nonostante le difficoltà economiche che in questo momento gli italiani stanno affrontando. Tirata d’orecchi, allora, per i nostri politici, che fanno finta d’ignorare queste significative obiezioni e, pur condividendo che nel nostro paese è vitale promuovere le qualità che tutto il mondo ci riconosce, i tagli alla cultura si continuano a fare. Non solo parole formali, all’inaugurazione della Fiera ma argomenti e denunce precisi: il libro, indipendentemente dal supporto che lo contiene, continua a essere un oggetto amato e positivamente discusso.

Loredana Simonetti

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