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Le prime feste in stato di assedio. Dopo la strage di Berlino, il panorama cittadino è mutato. E’ scattata una rete di controllo e protezione da massima allerta, senza precedenti

Le prime feste in stato di assedio. Dopo la strage di Berlino, il panorama cittadino è mutato. E’ scattata una rete di controllo e protezione da massima allerta, senza precedenti

Il megaingorgo di Santo Stefano è una tradizione tipicamente romana: tutti al centro il giorno dopo Natale per una passeggiata che finisce in una paralisi. Il rito 2016 passerà alla storia come il più militarizzato mai visto: blindati, posti di blocco, lampeggianti, e l’esercito per le vie dello shopping. Il terrorismo continua a modificare radicalmente le nostre abitudini e i panorami di sempre. Dopo la strage di Berlino del 19 dicembre a Breitscheidplatz, e soprattutto dopo l’uccisione di Anis Amri alle 3 del mattino del 23 dicembre alla stazione di Sesto San Giovanni, a Roma è scattata una rete di controllo e protezione da massima allerta.

Un'immagine simbolo, ieri alle 16, in largo Goldoni, nodo strategico a metà di via del Corso e alle radici di via Condotti, grande salotto delle griffe di mezzo mondo con sbocco in piazza di Spagna: due auto della polizia, diversi uomini sparsi tra la folla, proprio accanto a un venditore di palloncini e a pochi passi dalla sfera natalizia targata Fendi alta 5 metri, inclinata di 20 gradi e luminosissima.

Attenzione ai mezzi pesanti

Una presenza, quella della polizia, che trasmetteva sicurezza ma anche, indissolubilmente, una sensazione di possibile pericolo. Quello che ormai riguarda tutti: qui a Roma, come nel resto d’Europa. Le tragedie di Parigi e di Berlino lo certificano drammaticamente. Bastava un giro in moto o in bicicletta (impensabile usare l’automobile, vista la paralisi del traffico) per imbattersi in tante altre scene simili. La pattuglia dei vigili urbani che restringeva l’accesso in piazza Venezia da via Petroselli, per esempio: due vigili attenti, non certo alle multe ma ai possibili mezzi pesanti in arrivo, gli sguardi diretti verso i flussi dal Circo Massimo. Identica collocazione tra piazza della Repubblica e l’inizio di via Nazionale, ancora l’accesso ai varchi dimezzato da un’auto e due vigilesse impegnate a studiare i mezzi appena usciti da via Vittorio Emanuele Orlando.

Operatori ecologici identificati

In piazza del Popolo, alpini schierati con un «Lince», uno di quei blindati ben noti a chiunque abbia visto, per esempio, una missione italiana nell’area della ex Jugoslavia: anche qui, una collocazione strategica, sempre con l’intento di dimezzare l’ingresso in via del Corso. Le disposizioni sono state ferree: al punto che gli alpini hanno controllato documenti e identità degli addetti dell’Ama incaricati di pulire le vie del Tridente e di raccogliere i sacchi trasparenti della spazzatura. Nulla e nessuno può rappresentare una certezza, nemmeno due uomini con la divisa dell’Ama e a bordo di una spazzatrice, meglio essere assolutamente certi. Via del Corso è lunga, controlli rinforzati anche in largo Chigi, sotto la presidenza del Consiglio, e accanto all’ingresso di via del Tritone. Il colpo d’occhio più impressionante era comunque in via della Conciliazione.

Lampeggianti ovunque

Chiusura a tutti i mezzi poco dopo l’imbocco dal lungotevere, accanto alla Traspontina. Poi transenne, auto dei carabinieri ogni poche decine di metri, lampeggianti che, sullo sfondo, si confondevano con le luci dell’albero di Natale e del Presepe in piazza Pio XII. Altro blocco a porta Cavalleggeri, per impedire ogni ingresso verso il colonnato. Persino il percorso pedonale protetto realizzato durante il Giubileo, un specie di corsia speciale larga un paio di metri, è stata dimezzata con una fioriera per permettere l’entrata a non più di due persone alla volta. Altri mezzi un po’ ovunque, tra largo Argentina, corso Vittorio Emanuele, l’asse dei lungotevere, ovviamente intorno a piazza Navona dove, a causa della sconfinata tristezza che si respira per la mancanza della tradizionale Festa natalizia, c’era molta meno folla degli anni precedenti. Intorno a tanto spiegamento di forze, molta normalità, proprio quella che il ministero dell’Interno e la questura hanno voluto proteggere: migliaia di turisti da mezzo mondo, nugoli di suore e di seminaristi (siamo a Roma), venditori ambulanti, famiglie più o meno felici: la lite festiva, si sa, è un’altra tradizione romana. Spessi ci vorrebbe una forza di pace.

 

 

 

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