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È ORA DI ANDARE di Loredana Simonetti

È ORA DI ANDARE di Loredana Simonetti

Stiamo ancora ricordando i 70 anni dalla fine della seconda guerra, ma non possiamo far finta, tuttavia, di non vedere che siamo ancora in guerra. Non possiamo ignorare la gente che fugge dalle loro terre, a causa di violenze e persecuzioni, alla ricerca di un luogo sicuro dove fermarsi. Non hanno scelta: se restano nei loro paesi la morte è certa. È ora di andare”, opera prima di Marina Marinelli, (LBO editore,Aprile 2015, pp. 215, € 15,00) inizia come una storia comune ad altre storie. Emma, la protagonista, è un dermatologo, con la mamma Luisa ha un dialogo difficile e vive un limbo d’incertezza in cui la quotidianità si muove lentamente e senza sforzi, dopo la separazione dal marito Paolo. Accade, poi l’imprevedibile: un bambino, zuppo di pioggia, bussa alla porta di casa. E’ malato, ha la febbre alta ed Emma si trova improvvisamente a prendersi cura di lui.

Lo assiste per un’intera settimana, prima di riportarlo alla casa di accoglienza da cui è scappato e, in questo tempo, Emma si trova a cercare risposte a domande che aveva trascurato. Questa è anche l’occasione per affrontare la paura. È come se scoppiasse una bomba nella sua quotidianità. Il bimbo non parla ma nel libro, forse in sogno o nello stordimento della febbre alta, si rivolge alla mamma. Sembrano poesie, come dolorose ninnananne che il bambino si canta da solo nel tentativo di ricordare sua madre.

Aldilà della difficile comunicazione verbale, colpisce il disagio che prova Emma nel contatto fisico con questo bambino. “Emma lo aspettava seduta in terra con l’apparecchio dell’aerosol già acceso. […]. Nel brusio del filo di vapore che scorreva verso l’alto, lei avvertì il suo grembo ingombro del piccolo corpo. Fu una sensazione nuova, forte, che la sconvolse.”.

Capirà più tardi l’importanza di quella settimana di confronto con se stessa e ne avrà conferma dal colloquio con l’educatore sociale, Vittorio, che segue il bambino nella casa di accoglienza: “non doveva più sprecare le sue energie nell’esame della propria vita, era giunto il momento di ricominciare a vivere, partendo dal punto in cui un giorno si era fermata.”.

Lo stile, descrittivo e quasi fermo delle prime settanta pagine, si trasforma in rapido e vivace, come se Emma si risvegliasse dall’oblio. Il lettore è presente, segue i suoi nuovi passi, trepida con lei senza sentirsi un semplice spettatore. Lo scritto è molto fluido, pulito, preciso, rigoroso e si riconosce un’accurata ricerca documentaria e del linguaggio. Si percepisce il timore di sbagliare qualcosa e questo rende ancora più meritevole il suo scritto, perché la cura prestata per il romanzo rivela l’umiltà della scrittrice, dote che pochi autori, anche affermati, conservano nel tempo.

Loredana Simonetti

 

 

 

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Stiamo ancora ricordando i 70 anni dalla fine della seconda guerra, ma non possiamo far finta, tuttavia, di non vedere che siamo ancora in guerra.

Non possiamo ignorare la gente che fugge dalle loro terre, a causa di violenze e persecuzioni, alla ricerca di un luogo sicuro dove fermarsi. Non hanno scelta: se restano nei loro paesi la morte è certa.

È ora di andare”, opera prima di Marina Marinelli, inizia come una storia comune ad altre storie. Emma, la protagonista, è un dermatologo, con la mamma Luisa ha un dialogo difficile e vive un limbo d’incertezza in cui la quotidianità si muove lentamente e senza sforzi, dopo la separazione dal marito Paolo. Accade, poi l’imprevedibile: un bambino, zuppo di pioggia, bussa alla porta di casa. E’ malato, ha la febbre alta ed Emma si trova improvvisamente a prendersi cura di lui.

Lo assiste per un’intera settimana, prima di riportarlo alla casa di accoglienza da cui è scappato e, in questo tempo, Emma si trova a cercare risposte a domande che aveva trascurato. Questa è anche l’occasione per affrontare la paura. È come se scoppiasse una bomba nella sua quotidianità.

Il bimbo non parla ma nel libro, forse in sogno o nello stordimento della febbre alta, si rivolge alla mamma. Sembrano poesie, come dolorose ninnananne che il bambino si canta da solo nel tentativo di ricordare sua madre.

Aldilà della difficile comunicazione verbale, colpisce il disagio che prova Emma nel contatto fisico con questo bambino. “Emma lo aspettava seduta in terra con l’apparecchio dell’aerosol già acceso. […]. Nel brusio del filo di vapore che scorreva verso l’alto, lei avvertì il suo grembo ingombro del piccolo corpo. Fu una sensazione nuova, forte, che la sconvolse.”.

Capirà più tardi l’importanza di quella settimana di confronto con se stessa e ne avrà conferma dal colloquio con l’educatore sociale, Vittorio, che segue il bambino nella casa di accoglienza: “non doveva più sprecare le sue energie nell’esame della propria vita, era giunto il momento di ricominciare a vivere, partendo dal punto in cui un giorno si era fermata.”.

Lo stile, descrittivo e quasi fermo delle prime settanta pagine, si trasforma in rapido e vivace, come se Emma si risvegliasse dall’oblio. Il lettore è presente, segue i suoi nuovi passi, trepida con lei senza sentirsi un semplice spettatore.

Lo scritto è molto fluido, pulito, preciso, rigoroso e si riconosce un’accurata ricerca documentaria e del linguaggio. Si percepisce il timore di sbagliare qualcosa e questo rende ancora più meritevole il suo scritto, perché la cura prestata per il romanzo rivela l’umiltà della scrittrice, dote che pochi autori, anche affermati, conservano nel tempo.

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Autori: Marina Marinelli

Titolo: È ora di andare

Editore: LBO editore

Pubblicato: Aprile 2015

Pagine: 215

Prezzo: € 15,00

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