Menu

Roma, Sla: ricercatori della Sapienza scoprono sostanza che rallenta declino muscoli

Roma, Sla: ricercatori della Sapienza scoprono sostanza che rallenta declino muscoli

La ricerca sulla Sla fa un balzo in avanti di almeno dieci anni. È successo a Roma, grazie alla collaborazione tra la professoressa Eleonora Palma del Dipartimento di fisiologia e farmacologia dell’università Sapienza di Roma e il professor Maurizio Inghileri del Dipartimento di neurologia e psichiatria, sempre della Sapienza di Roma, e a capo del Centro malattie neuromuscolari rare, che hanno unito le loro rispettive competenze - ricerca di base e ricerca clinica - e hanno fatto una scoperta straordinaria. Appena pubblicata su Pnas, rivista americana tra le più importanti a livello internazionale - insieme a Nature - che ha un impact factor, cioè una credibilità scientifica, altissima.

I due studiosi hanno prelevato, con il loro consenso, campioni di muscoli da un centinaio di pazienti del Centro diretto da Inghileri colpiti dalla Sla, una malattia neurodegenerativa dall’esito solitamente infausto che porta a una progressiva atrofia muscolare e alla morte per blocco respiratorio. La risposta del muscolo all’aceticolina, una sostanza rilasciata dai motoneuroni e che è all’origine della contrazione muscolare volontaria, in soggetti affetti da Sla è fortemente compromessa perché il motoneurone degenera.

I due ricercatori hanno dunque impiantato la porzione di materiale biologico del muscolo dei pazienti Sla all’interno di un ovocita della rana sudafricana Xenopus. E hanno scoperto che la proteina che si trova sui muscoli Sla ha poca sensibilità per l’acetilcolina. Applicando il Pea, una sostanza con proprietà antinfiammatorie, hanno stabilito che il muscolo progressivamente atrofizzato dalla malattia può essere trattato, può essere stimolato e può dunque diventare un target terapeutico. Questa sostanza perciò stimola soprattutto i muscoli respiratori, rallentandone il declino.

Una scoperta importantissima, uno spiraglio di speranza per quelle tante persone che non hanno neanche un raggio di luce all’orizzonte. La ricerca clinica. “Una collaborazione nata per caso” racconta il professor Inghileri. “Io sono un neurofisiologico clinico e la mia collega, che già si occupava di altre patologie di tipo neurologico, come l’epilessia, è rimasta colpita e affascinata da questo campo in cui poco è stato fatto dal punto di vista sperimentale”.

“Quando si passa dalla ricerca di base alla ricerca clinica e si ha il contatto con il paziente” spiega la professoressa Palma “si sentono anche le sofferenze delle persone: questo mi ha motivato a intraprendere una ricerca molto difficile anche per il fatto che il linguaggio di chi fa ricerca di base e di chi fa ricerca clinica è molto diverso”. Non a caso passano anni, anche dieci se non di più, tra scoperte fatte in laboratorio e applicazioni con sostanze sperimentali, e quindi ricerca clinica. “E proprio la malattia ogni giorno mi motiva a venire in laboratorio e ogni giorno mi fa pensare che forse sto facendo qualcosa di utile”.

 

Fonte: repubblica.it

 

 

 

Share/Save/Bookmark back to top

"LA VOCE ROMANA"

Quotidiano on line di cultura, politica, attualità, sport
Iscritto al n. 10/2010 del 4 novembre 2011 del Registro Stampa del Tribunale di Cosenza
Copyright 2016 - Tutti i diritti riservati
Direttore Responsabile: Bonofiglio Francesco (detto Gianfranco)
Direzione e Redazione: Via G. Rossini, 37 - 87036 Rende (Cosenza) - Italia
L'autore del sito non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.

Chi siamo | Politica dei Cookie | Editoriali | Note Legali | Pubblicità |Web Mail | Mappa del Sito |                                          La Voce Romana © - Tutti i diritti riservati - Powered by 

Il presente sito fa uso di cookie che consentono di fornire una migliore esperienza di navigazione